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Evangelisti Valerio - La luce di Orione |
Dopo anni di assenza torna Nicolas Eymerich, l'inquisitore duro e crudele creato da Valerio Evangelisti. Questa volta - corre l'anno 1366 - Eymerich deve lasciare il regno d'Aragona, dove è stato esonerato dalla carica, e recarsi a Padova, alla riunione del capitolo domenicano. Avrà un aspro scontro con Francesco Petrarca, ispiratore di un dipinto ambiguo e malefico. È però solo l'esordio di una traversia che porterà Eymerich, sulle navi dei crociati agli ordini di Amedeo di Savoia, fino a Costantinopoli, nel cuore di un impero bizantino in piena decadenza. Un'imperatrice sensibile e impaurita subisce la minaccia di mostri giganteschi che avanzano dal mare, e la chiave del pericolo pare essere un'assurda creatura alata, imprigionata in un pozzo. Il cuore di feti titanici pulsa in intrichi di gallerie, mentre il cielo è solcato da vene rossastre. Eymerich dovrà risolvere un doppio mistero. Quello dell'esistenza dei giganti, asserita dalla Bibbia, e quello, ancor più inquietante, del telaio compatto di un universo in cui ogni gesto ha risonanze nello spazio e nel tempo.
Recensioni 1 - 20 di 21 recensioni presenti. Media Voto: 3.85 / 5Miriam (01-08-2009) La prima volta che mi imbattei nell'inquisitore Eymerich fu un colpo di fulmine devastante.
Sebbene la fase di innamoramento sia da tempo superata, il suo fascino rimane intatto e l'innamoramento si è trasformato in un sentimento puro e immutabile.
Grande, come sempre. Voto: 5 / 5 |
samuele (19-05-2009) libro letto in 3 giorni, come sempre Evangelisti sa coinvolgere e intrecciare trame che si svolgono su più piani temporali per poi addivenire a una conclusione che ha i suoi effetti in ciascuno dei piani narrativi. Come ad ogni suo romanzo sulle vicende dell'inquisitore non si può che dare il massimo dei voti in quanto cvostituisce a mio parere la più avvincente saga narrativa degli ultimi vent'anni. Un ringraziamento all'autore. Voto: 5 / 5 |
gianluca (14-04-2009) come sempre un romanzo avvincente. Voto: 4 / 5 |
Ale (07-03-2008) EH si:Eymerich mi mancava!come credo a tutti i lettori appassionati della saga dell'inquisitore.
Ma lo dirò subito:questo episodio non è il+riuscito della saga(meglio di "il corpo e il sangue di Eymerich" ad esempio, ma al di sotto di "Cherudek" e "il castello" per ritmo, trama e inventiva).I primi capitoli appaiono alquanto slegati dal seguito del romanzo ( infatti nasce da un racconto breve scritto su commissione dell'università di padova da pubblicare sulla guida dello studente),e in certi punti la trama è sbrigativa e troppo sintetica.Il mistero che viene svelato alla fine trova una soluzione a dir poco forzata,il che può dipendere dal fatto che l'autore, per sua ammissione, non ha una trama precisa o una soluzione preconfezionata dei misteri di cui parla , ma lascia "libero Eymerich di tirarsi d'impaccio quando è messo alle strette".
Le altre due linee Narrative/temporali intrecciate alla vicenda dell'inquisitore,in questo Episodio sono più smilze del solito e tutto sommato nn brillantissime,anche se godibili.
Tutti questi piccoli, grandi difetti vengono perdonati dal lettore che si lascia sedurre dallo spietato e razionale inquisitore, il quale ci regala battute taglienti e commenti sagaci e aizoni spietate qui e li per lo scorrere delle pagine, assieme a speculazioni dottissime sulla demonologia Bizantina e del vecchio testamento.
A questo si aggiunga una accurata ed vivida descrizione di bisanzio,a citta-impero in declino, con i suoi palazzi cadenti e i suoi cerimoniali astrusi, la sua religione (quella ortodossa) che erano da tempo dimenticate dal lettore di narrativa occidentale e che vengono riportate in vita in maniera riuscita.Inoltre abbondano personaggi turpi e irresistibili (siano frati, nobilucci o funzionari bizantini), per ognuno dei quali Eymerich ha una maledizione o una minaccia da pronunciare (ivi inclusa la sua spalla-vittima-ammiratore Pedro Bagueny).Insomma tutto un mondo tipico della serie,un tesoro per il lettore Eymerich-dipendente e un libro insolito per il lettore occasionale Voto: 4 / 5 |
Paolo (10-02-2008) Il Magister non delude mai, con buona pace dei suoi detrattori. Le sensazioni, le emozioni, per meglio dire, che Eymerich provoca ogni qual volta viene evocato sono inconfondibili. Ci si trova d'incanto trasportati in un altro mondo, in un'altra dimensione, e, possiate perdonarmi, "il naufragar è dolce in questo mare". La ricostruzione storica è imponente, la trama avvincente e i personaggi carismatici; nulla è lasciato al caso, tutto trova spiegazione nel finale del libro.
Evangelisti è uno dei pochi scrittori italiani tradotti all'estero, e in questa cerchia ristretta è tra quelli di maggior successo. Coloro ai quali piace tanto criticarlo dovrebbero cominciare a interrogarsi sul perchè. Voto: 5 / 5 |
Emanuele Manco (28-01-2008) L'attesa per un nuovo romanzo con protagonista l'inquisitore Nicolasvalerio Eymerich si era fatta spasmodica. Dopo “Mater Terribilis”, del 2002, c'era stato, di “canonico”, ossia scritto direttamente dal "Magister", solo il volumetto “La sala dei giganti”, che poi era una sorta di antipasto di questo romanzo. Dopo tanti anni di attesa, le aspettative dei fan di Valerio non sono andate deluse. Premetto che mi posso ascrivere a questa categoria, per cui mi scuserete la parzialità di questa recensione. Cercherò di esercitare un certo senso critico. Ma in questo caso mi viene difficile. Il romanzo è buono, anzi ottimo. Sicuramente un prodotto della maturità dello scrittore Evangelisti. Sono ormai da tempo abbandonate le ingenuità di caratterizzazione dei personaggi e delle trame. Sempre eccezionale e precisissimo il retroterra storico e culturale. Potete stare certi che se Evangelisti scrive di che vino si bevesse a Bisanzio nel 1366, non tirerà a indovinare. Ed è quel gusto europeo che riesce ad accompagnare l'intreccio alla precisione documentale, che è il punto di forza dell'opera di Valerio. A tutto questo si aggiungono le due sotto trame, ambientate in allucinante futuro prossimo venturo, nelle quali Evangelisti continua a tessere la trama delle sua personale storia futura. Altro elemento caratterizzante l'opera sono i parallelismi tra passato e futuro di finzione, e il nostro presente. I rimandi all'attuale crociata bushiana sono palesemente esplicitati. Più sottili, ma non meno azzeccati le analogie tra le diverse epoche del romanzo. La decadente Bisanzio, nella quale gli uomini armati sono tutti di provenienza straniera, è evocata quasi immediatamente da un decadente impero americano, dove tutti i tecnici qualificati provengono da etnie diverse. E' quindi non solo un romanzo di avventure, di orrore e di pura fantascienza, ma anche uno specchio deformante con il quale ci viene data una chiave di lettura del nostro presente. Voto: 5 / 5 |
mr rmatteuc@tin.it (11-01-2008) Eymerich torna ed affronta la decadente Costantinopoli, in mano a dei debosciati e a coloro che vogliono corromperla con la creazione di mostri.
Eccolo finalmente di nuovo con noi, sempre volitivo, deciso, forte pronto ad affrontare una nuova avventura. Una avventura non solo del tempo di adesso ma come sempre accade una avventura senza tempo e senza spazio.
Non deve affrontare solo i mostri attuali ma anche lo stesso mostro del futuro.
Ed è un futuro stranamente molto attuale. Il mondo e le tre federazioni in cui si è divisa gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra in … Iraq. J
I personaggi storici che Eymerich affronta sono tantissimi e tutti sono affrontati con il suo solito piglio. Non si ammette distrazioni e debolezze. E anche le sue debolezze devono essere controllate.
L’”effeminato” Francesco Tetrarca sarà proprio quello che lo metterà sulla strada di Costantinopoli alla ricerca dei Giganti.
Sarà proprio la scoperta di Costantinopoli la parte dove Eymerich è costretto ad affrontare la debolezza di un Impero. E’ questo che lo spaventa di più del ‘’mostro’’ alato che è stato fatto prigioniero dai bizantini.
E’ infatti un Impero già condannata alla sconfitta, impoverito, costretto a vendere anche gli ori dei dipinti, dove tutto è fatiscente, dove non sanno difendersi da soli ma costretti ad assoldare mercenari.
Sempre pronti ad accusare Venezia, Genova ed i turchi dei loro problemi. Ma in realtà i loro problemi sono dovuti proprio dalla loro debolezza. Ed è questo che spaventa Eymerich.
Voto: 5 / 5 |
Giuseppe Iannozzi (08-01-2008) Sarebbe stato assai meglio, non solo per Evangelisti scrittore, che questa ennesima avventura di Eymerich non fosse stata mai data alle stampe. Così non è stato, Evangelisti ha preferito consumarsi per un’avventura che ha poco o nulla dell’Eymerich inquisitore dei capitoli precedenti.
La storia delle Crociate, di casa Savoia, del mito di Orione, è quanto di più superficiale ci si potesse aspettare: non si capisce assolutamente da che parte voglia andare a parare l’autore, tranne poi scoprire, con non poca amarezza, il finale, che definendolo semplicemente squallido si fa, in ogni caso, grossa cortesia ad Evangelisti. Nemmeno nei peggiori fumetti pornografici usa e getta ci si trova di fronte a situazioni inverosimili e kitsch come quelle descritte da Valerio Evangelisti, nel vano tentativo di giustificare il plot.
Eymerich insieme al suo accompagnatore - Pedro Bagueny, una sorta di frate molto fedele, quasi quanto un can malfusso al guinzaglio - si spostano dall’Europa sino in Oriente, per scontrarsi con una giunonica regina, la quale avrebbe richiamato dai Cieli, con la complicità della sorella badessa, nientepocodimenoche l’arcangelo Gabriele, affinché si accoppi con il suo fallo - lungo almeno quanto mezzo braccio umano - con delle giovani fanciulle, ovviamente illibate e di alto lignaggio. Perché? Le puerpere dovrebbero dare alla luce una sorta di superuomo, un semidio: ma le cose non vanno esattamente così, le donne partoriscono dei “mostri mummificati”, che invocano a gran voce le madri e che non riconosciuti come figli finiscono col diventare un vero e proprio esercito contro le mura di Bisanzio.
Gli inserti pseudo-fantascientifici vorrebbero disegnare la lotta fra la jihad islamica e gli stati americani: il risultato è un cadavere narrativo, proprio come le creature-frankeistein che l’autore mette in piedi, creature che hanno solo l’illogica presunzione d’essere vive al pari del Frankeistein di Mary Shelley.
Per chi ha amato Eymerich, meglio che orienti la sua scelta ad un capitolo precedente. Voto: 1 / 5 |
Carlo catcarlo@supereva.it (08-01-2008) Alla fine è un buon libro. La storia parte con qualche lentezza, ma prosegue avvincente e il lettore ne rimane coinvolto. Non è ‘Cherudek’, è ben difficile che ce ne sia mai un altro, ma un solido romanzo di genere e come tale assai godibile. Ci sono però aspetti che danno fastidio. La sciatteria innanzitutto: a parte le ingiustificabili patate, ci sono ripetizioni – la reazione di Eymerich alla presenza dell’eunuco e di fronte al pericolo sono esposte con quasi le stesse parole a distanza di poche pagine – ed errori veri e propri – Bagueny all’inizio è magro e all’improvviso ce lo ritroviamo paffuto. Poi c’è un eccesso di spiegazioni storiche e tecniche che appesantiscono soprattutto la parte iniziale: poste spesso in bocca all’inquisitore, a volte lo fanno sembrare un maestrino pedante intento a vessare il confratello che lo accompagna. Infine la ben nota ‘cattiveria’ del protagonista rischia la maniera, aggravata dal fatto che anche in altri libri dell’autore dominano ‘vilain’ senza scrupoli e senza cedimenti. A meno di guizzi innovativi, forse sarebbe meglio chiudere la serie qui, per evitare il rischio della decadenza già paventata in alcuni dei romanzi precedenti. Voto: 3 / 5 |
Alessandra (08-01-2008) Come sempre Valerio Evangelisti riesce a conciliare le ricostruzioni storiche più credibili, con le visioni fantastiche più immaginose, per farne il più acuminato strumento d' indagine del presente. Infatti questa Bisanzio marcescente, dissennata e bancarottiera, soggiogata da rituali ossessivi, e sepolta dai rifiuti, questa capitale d' un Impero morente, la cui Nemesi non sono tanto i turchi, quanto i mostri che essa stessa ha partorito, è l' impietoso specchio della nostra attuale realtà. L' altrettanto impietoso Nicolas Eymerich, stavolta particolarmente sarcastico, dovrà discendere fino al fondo dell' abisso per scoprire i principi occulti che tutto collegano, e su cui tutto è costruito. Voto: 5 / 5 |
Fab. (06-01-2008) A me è piaciuto. Voto: 5 / 5 |
Kemmer (06-01-2008) Quando ho letto "La luce di Orione" ho sentito calarmi addosso tutta la mancanza di Eymerich di questi anni. Evangelisti è uno scrittore e sa scrivere, qualsiasi cosa scriva, la scrive bene.
Scrivere è comunicare: ma la comunicazione è quello che arriva al
lettore, quello che il lettore sente - nel senso Kantiano, il bello
non esiste, esiste l'emozione che ti dà (i puristi accettino la velocità
della spiegazione).
Scrivere a tavolino, per chi legge, vuol dire una scrittura senza passione senza sentimento ma precisa e dettagliata. Ci sono bellissimi libri scritti "a tavolino". Scrivere con la passione dentro, come in questo romanzo, rimbalza sul lettore come una potente emozione. Evangelisti scrive *comunque* bene visto che è il suo mestiere e la sa fare da dio, ma quando tratta dell'inquisitore e dei piani temporali gli si apre qualcosa in più, gli si aprono canali emozionali descrittivi e nuove possibilità, porte...
Oltre ai piani temporali ben visibili e riconoscibili, anche dal punto di vista delle
emozioni primare ci fa viaggiare dall'allegria al terrore alla pesantezza al senso di serietà per tornare all'allegria al divertimento (di quel Savoia vestito di verde) o ancora alla pesantezza (del caro Nicolas).
Insomma cosa chiediamo a un libro? Non so gli altri, per me chiedo di trovare conferma al mio modo di intendere la vita oppure ancora chiedo di essere un passo più avanti a me per darmi degli spunti, chiedo anche di portarmi via - tranquillamente e semplicemente - chiedo di stupirmi ed altro. Quando trovo uno di questi elementi in un libro io sono appagata. Evangelisti me li fa trovare TUTTI e tutti insieme.
I romanzi di Eymerich rispetto a tutti gli altri libri dello stesso autore, sono a 360 gradi, ogni volta che li rileggo trovo sempre qualcosa ogni volta che li prendo in mano stupiscono, insegnano, confermano, emozionano. Voto: 5 / 5 |
Luce (03-01-2008) Naaaaaaaaaaaaa il mito di Eymerich non può essere tutto quì. Sicuramente ho iniziato dal volume sbagliato.
Pesante, slegato, di difficile lettura. Per me, un bluff. Forse, però, avevo troppe aspettative Voto: 1 / 5 |
Alessandro iskander66@gmail.com (02-01-2008) Meraviglioso!!! A livello de "Il castello di Eymerich". Evangelisti si conferma un grande di livello assoluto. Voto: 5 / 5 |
Giuseppe Iannozzi (16-12-2007) Occasione mancata. Con il ritorno dell'Inquisitore Eymerich, che ha portato fama al suo creatore Valerio Evangelisti sin dagli esordi, speravo tornasse anche lo scrittore migliore, non quello dei confusionari "Il collare di fuoco" e "Il collare spezzato".
"La luce di Orione" non aggiunge nulla al personaggio Eymerich, semmai gli sottrae qualcosa. Ahinoi, la scrittura di questo romanzo è piuttosto sfilacciata, difatti gli elementi storici si mischiano con molta difficoltà a quelli fantastici - per altro molto approssimativi.
Ho molto amato i precedenti capitoli dell'Inquisitore, ma questo purtroppo no: Evangelisti tiene vivo quello stile confusionario e lapidario dei precedenti romanzi già citati ed è un vero peccato, perché avevo sperato che questa avventura di Eymerich ci riconsegnasse l'Evangelisti migliore. Così non è stato. Eymerich è evidentemente stanco e anche il suo creatore. Meglio leggere "Mater Terribilis" o "Il castello di Eymerich", o anche "Picatrix, scala per l'inferno" e il primissimo capitolo di Eymerich, ma "La luce di Orione" è un'avventura invalida, castrata in troppi punti perché sia godibile. Sicuramente la più brutta del ciclo dedicato ad Eymerich l'inquisitore. Voto: 1 / 5 |
Francesca (29-11-2007) Il romanzo ci restituisce un Eymerich ad un tempo vecchio e nuovo. Da un lato cinico, spietato, intollerante verso tutto ciò che è vita, dis-ordine o mollezza. Dall'altro, il personaggio continua inesorabilmente il cammino evolutivo che l'autore ha immaginato per lui già della fine di Picatrix: ne cogliamo debolezze di cui lui stesso comincia a ironizzare, moti di pietà che inizia a concedersi (ma rigorosamente verso soggetti selezionati), guizzi di umorismo che rendono ancora più imperscrutabile e complessa la sua personalità. Ancora una volta il lettore rimane spiazzato dall'abilità che Evangelisti dimostra nel presentare un personaggio sfaccettato e, in ultimo, inafferrabile, seppure sotto la forma apparente di un'avventura più lineare e "semplice" del solito.
Magicamente evocativa e sapientemente simbolica è l'ambientazione in una Costantinopoli decadente e disorientata, che rappresenta, con l'eco delle sue misteriose cisterne, una perfetta cassa di risonanza per le agonie dei conflitti presenti e futuri descritti dall'autore nei piani temporali paralleli del romanzo, e vissuti nel quotidiano da ciascuno di noi. Voto: 5 / 5 |
Loris (28-11-2007) Il tanto atteso ritorno del magister si attua in un romanzo che mostra qualche debolezza. La parte storica, legata alla 'crociata' del 1366, e' la piu' convincente. La decadenza dell'impero d'oriente e il conflitto coi turchi, che sotto il vessillo della religione nasconde mere logiche commerciali e di potere, hanno evidenti rimandi al presente. E' sul piano sovrannaturale che il racconto non soddisfa. Il tema degli archetipi collettivi (per altro gia' sviluppato in "Mater Terribilis") e' mescolato alla magia con modalita' approssimative. Gli squarci sul futuro sono abbozzati, creano una labile cornice quantistica. Eymerich e' quello che gia' conoscevamo: lucido, sarcastico, determinato fino alla crudelta'. Non si aggiunge nulla al suo profilo psicologico, a differenza di quanto accadeva negli ultimi romanzi, a loro modo centrati sul confronto/scontro con l'elemento femminile. La fidelizzazione seriale funziona, ma resta l'impressione che quest'avventura dell'inquisitore non sia tra le piu' memorabili. Voto: 3 / 5 |
David (26-11-2007) Attenzione: il livello letterario è come sempre quello cui Evangelisti ci ha abituato, ma purtroppo non lo si può inserire nella serie culto dell'inquisitore.
La storia infatti è più debole delle precedenti. Anche le vicende future, che sembravano poter aprire le porte per una eccezionale saga tutta futura, sono ormai stantie - lo abbiamo capito che i sogni generano mostri, il gioco è trito.
Detto questo, Evangelisti resta un mito e niente scalfirà quello che ha fatto nella sf italiana. Voto: 2 / 5 |
Daniela daniela.bandini@cheapnet.it (26-11-2007) Ho scritto diverse recensioni negli ultimi anni, ma mai ho "osato" scrivere qualcosa su Evangelisti. Mi sembrava che qualsiasi cosa dicessi si sarebbe rivelata banale, inappropriata, superficiale e inadatta. Ma La luce di Orione mi è venuta incontro con la sua gentilezza pagina dopo pagina, fino a che il sentimento iniziale di vivo interesse si è trasformato in autentico coinvolgimento, una insospettabile tensione letteraria, piena di emozioni e cultura. Non c'è dettaglio che non sia storicamente provato, nomi, riferimenti geografici. E' un cammino nel reale che a un cerco punto devia nel fantastico, questa è la grande magia di Evangelisti. E' un po' accondiscendere a quella tensione latente che ci portiamo dentro di bisogno di favola, di magia, di sperimentazione di estremi stati d'animo, di sollevare il tappeto che abbiamo in casa e sperare di osservarci sotto un mondo parallelo con regole alterate. L'immagine di Orione che cerca di divincolarsi dalle catene, con quella forza che Evangelisti ha caratterizzato il personaggio, è talmente potente che mi trovo a pensare con rammarico di non poter materialmente, con i pennelli o con il marmo, immortalare la grandezza di quell'angelo-demone che disarciona le sue catene. Voto: 5 / 5 |
Emiliano (23-11-2007) Purtroppo non sono contento del racconto.
Lo dico con rammarico in quanto ritengo la saga una vera "perla" nel panorama italiano.
Il libro parte bene, con il solito piglio che ci aspetta ma prosegue un po' a "spallate".
Tralasciando il quantomai ardito accostamento al mondo italiano dell'epoca e con i suoi poeti, il libro va avanti con una serie di espedienti che poco hanno a che fare con il modus operandi del protagonista. Infatti l'autore ricorre a "funanbolismi letterali" per forzare determinate situazioni e comportamenti.
Questo cozza e non poco con le strategie sottili con cui è sempre stato descritto il personaggio. Per arrivare nella parte conclusiva che sembra un mediocre racconto horror con tanto di medaglioni mistici e parole dette al contrario.
La parte di fantascienza, invece, è quanto di più brutto abbia mai scritto Evangelisti.
Poco curata e del tutto insignificante...manca di ben che minimo legale col resto della storia ed i personaggi (tra cui un veramente importante) è solo una misera comparsa.
Libro che avrebbe meritato una maggiore cura vista la locazione splendida dove si svolge il racconto e la trama comunque apprezzabile.
Alla fine si ha l'impressione di aver letto un collage di appunti rilegati da intercalatori di fumetti. A tratti illogico e superficiale con una conclusione di un banale imbarazzante.
Il giudizio risulta, purtroppo, insufficiente visto cosa l'autore è in grado di scrivere quando vuole !!! Voto: 2 / 5 |
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 21
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