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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Mazzantini Margaret - Venuto al mondo

Venuto al mondo TitoloVenuto al mondo
AutoreMazzantini Margaret
Prezzo € 20,00
Dati2008, 531 p., rilegato
EditoreMondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)
 
Disponibile anche usato a € 10,00 su Libraccio.it

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Descrizione
Premio Campiello 2009. Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all'aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l'amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d'amore appassionata, imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea. L'avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra. La pace è l'aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso nella salamoia del benessere. La guerra è quella di una donna che ingaggia contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa. L'assedio di Sarajevo diventa l'assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non eroi scaraventati dalla storia in un destino che sembra in attesa di loro come un tiratore scelto. Un romanzo-mondo, di forte impegno etico, spiazzante come un thriller, emblematico come una parabola.
Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
In questo romanzo di oltre cinquecento pagine ci sono passi come questo: “Da questa collina gli sniper sparavano, giocavano con le loro vittime, colpivano una mano, un piede… Alcuni miravano ai testicoli, a una tetta, avevano tutto il tempo di uccidere, così prima si divertivano un po'. Per me era come sparare sui conigli, disse uno di loro in un'intervista. Non si sentiva colpevole, non capiva nemmeno perché ci fosse tutto quell'interesse intorno a lui, non era pazzo o sadico o altro. Aveva semplicemente perso il senso della vita. La pietà muore insieme al primo che uccidi. Era morto anche lui, per questo sorrideva. Sulla via del ritorno chiamo Giuliano. Cammino incollata al cellulare con un dito nell'altro orecchio, perché adesso c'è traffico, puzza, rumore. 'Amore'. 'Amore'”. La scelta del passo non è casuale. In una dozzina di righe si parla di amore e di pietà, del senso della vita e di morte. La sintassi è rapida, e intanto la lingua impiegata non si priva di studiato eccesso nell'aggettivazione. Dandone conto su “La Repubblica”, Franco Marcoaldi ha parlato di “coraggiosa generosità”; che è una maniera, a sua volta generosa, per indicare lo sconcerto che il not so common reader può provare di fronte a una prosa del genere. Questo è forse uno dei punti di questo libro, il più ampio nella produzione di Mazzantini. Qui non ci si rivolge all'utenza, peraltro in diminuzione, dei lettori colti. La scrittrice romana sembra pensare a un pubblico più vasto, quello magari dei due milioni di lettori che si appassionarono a Non ti muovere, con cui vinse lo Strega or sono sei anni. A questo, che è davvero il lettore comune, vanno a genio i temi grandi: quelli letti nel breve estratto citato sopra e quello di tutta la produzione di Mazzantini, che è la maternità. Di maternità e, più in genere, di genitorialità si occupa molta narrativa italiana di successo degli ultimi tempi, gli ultimi esempi essendo, per esempio, Niccolò Ammaniti e Paolo Giordano (ma anche il grotesque appena di Alessandro Piperno, o l'iperrealismo maritale di Tullio Avoledo). Rispetto a tutti costoro, Mazzantini presenta una differenza evidente: è donna e madre. A questo si affianca un altro dato di realtà: la presenza nella sua vita di un padre come Carlo Mazzantini, personaggio simbolico di una storia d'Italia tuttora irrisolta. E in Venuto al mondo Mazzantini parla proprio di maternità e di storia. Gemma è una cinquantenne romana che, all'inizio del romanzo, riceve una telefonata da Sarajevo. È Gojko, amico bosniaco conosciuto nel 1984, ai tempi dell'Olimpiade invernale. Lì si sta allestendo, dice Gojko, una “mostra per ricordare l'assedio” (testuale), e nella mostra ci sono foto di Diego, primo marito e grande amore di Gemma, oltre che padre di Pietro, suo unico figlio, e compagno sulle prime giustamente scettico di questo viaggio a ritroso nella vita della madre. La storia fra la giovane studentessa italiana e il fotografo slavo è un colpo di fulmine cui si sovrappongono intanto gli eventi della guerra, poi il conseguente bisogno di fuga, infine la sterilità di lei – e insieme la necessità di essere madre. Esperito ogni sorta di tentativo, Gemma ricorre alla soluzione più cruenta che possa immaginarsi per una donna desiderosa di maternità: fa concepire suo figlio a un'altra donna, che si accoppia al marito. Si chiama Aska, è una trombettista punk di Sarajevo tanto più tragica in quanto, paradosso della scrittura d'invenzione, del tutto inverosimile. Siccome Mazzantini frequenta anche i territori del mélo, la madre per procura viene retribuita e la coppia torna a Roma, ma Diego non sopporta il rientro alla normalità. La guerra è diventata un'esigenza e Gemma, moglie fedele, non può non seguire il suo uomo. Diego, sarà inutile aggiungerlo, muore, e il romanzo si chiude su un gruppo di famiglia in un interno, con Giuliano (nuovo compagno di vita) e Pietro, il figlio di un desiderio forse colpevole. Come si vede, il romanzo è affollato di temi e di persone: perché Mazzantini ha un buon talento nel rendere l'umanità degli uomini e delle donne che racconta. Il sospetto che ci sia troppo di tutto, in questo libro più ancora che negli altri precedenti, sembra lecito. Non di meno, il lettore di mestiere noterà che questo racconto sovreccitato, carico di allegorie transitive, personae fictae in cui non è tuttavia impossibile una qualche identificazione e immagini anche crudeli, continua a piacere.
Giovanni Choukhadarian

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 285 recensioni presenti.  Media Voto: 4.31 / 5 | Invia recensione

giulia (19-05-2014)
Salvo la prima parte, nella quale il desiderio di maternità della protagonista è così vero che si soffre e si spera con lei, non si può dire che si tratti di un capolavoro. Spesso l'autrice indulge a giochini letterari ridondanti, stucchevoli e scontati. Descrizioni della città in guerra che vogliono essere drammatiche, ma le troppe parole, similitudini, metafore le rendono poco più che esercizi di retorica. Andava sfrondato un bel pò. Non è brutto come i successivi della Mazzantini, per cui non me la sento di dare 2, ma insomma...spesso si legge di meglio. E questo libro, francamente, lo si può anche "saltare".
Voto: 3 / 5
Silvia silvia.sellani@live.it (08-05-2014)
Uno dei libri più belli che io abbia mai letto... Coinvolgente al massimo e con un finale assolutamente inaspettato.... Bello, bello, bello, non a caso una delle mie scrittrici preferite...
Voto: 5 / 5
raffaella (14-04-2014)
Bello...bello e ancora bello...uno dei pochi libri a cui ho dato un bel 5..merita tantissimo..scritto benissimo..coinvolgente..straziante..drammatico e dolce...in una sola parola...meraviglioso..
Voto: 5 / 5
aurora pozzo (05-04-2014)
questo è uno dei libri più belli che ho letto, c'è tutto : amore, desiderio di maternità, guerra. veramente splendido
Voto: 5 / 5
lorenza (31-03-2014)
La Mazzantini non mi delude mai..mi ha fatto singhiozzare in mezzo ad una marea di gente,mi ha tenuta sveglia di notte,mi ha portata per mano in una realtà che non conoscevo come quella di Sarajevo,realtà che avevo ignorato nonostante la vicinanza geografica per la troppo giovane età.Ho amato" Non ti muovere",ma qui l'intreccio narrativo,la potenza immaginativa e lo sfondo storico sociale non trovano rivali.Libro d'una bellezza disarmante.
Voto: 5 / 5
Riccardo (02-01-2014)
Bello. Scrittura aggressiva e malinconica. Significativo quanto scritto in merito "....alla cura per i potenti del mondo...intorno al tavolo della finta pace". Credo nei colpi di fulmine, ma ho trovato troppo artefatto l'incontro fra i due. Unico neo che ho sofferto e che mi impedisce di dare 5/5: quante parole e quante metafore. Quante similitudini. Mamma mia.
Voto: 4 / 5
Verena (29-12-2013)
Delusa. Avevo grandi aspettative per questo libro. Tutte appagate fino a circa metà. Poi 300 pagine scritte solo per macchiare la carta. Ripetitivo e troppo prolisso, poteva direttamente andare alla fine, senza per'altro cambiare narratore di punto in bianco senza alcun preavviso. Non mi sono sentita di dare 1/5 dal momento che l'inizio mi è piaciuto davvero molto.
Voto: 2 / 5
Luca (29-12-2013)
Bellissimo, commuovente, da leggere assolutamente!
Voto: 5 / 5
Kiki (21-12-2013)
Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Forte, intenso, vero. Stravolge come solo pochi libri sanno fare.
Voto: 5 / 5
Elio (17-12-2013)
Gran bel libro... con diversi colpi di scena nella parte finale. Mi rimarranno soprattutto la grande amicizia fra i tre protagonisti principali e la crudezza delle descrizioni della guerra di Sarajevo, una guerra maledetta come tutte le guerre.
Voto: 5 / 5
GABRIELLA (27-11-2013)
Ho letto il libro in pochissimi giorni, e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. Mi ha profondamente emozionato la bellisima storia d'amore di Gemma e Diego, ma anche l'amore espresso comunque in tutte le sue forme, sullo sfondo di una guerra drammatica e sconvolgente .
Voto: 5 / 5
cornelia (29-08-2013)
E' obbligatorio che i bei libri debbano essere così tristi? La storia è impegnativa; il clima di guerra e l'aria di morte pervadono completamente l'opera. Non che sia scritto male ma si poteva ridurre di almeno 200 pagine. Dove sei leggerezza?
Voto: 3 / 5
Cinzia - Madame Selle 28 tranzocchicinzia@gmail.com (04-08-2013)
La lettura di questo romanzo è il prezioso consiglio di una carissima amica. Lei devo ringraziare per aver gioito, pianto ed arrabbiata leggendo questo libro. Ho scoperto il significato di una maternità mancata, cercata e mai ottenuta poiché Dio mi ha fatto mamma senza alcun problema. Quindi ho sviscerato fino in fondo, attraverso la protagonista tutte le sensazioni che si provano al non poter procreare una nuova vita. Ho sofferto inerme per il popolo saraijevita per la guerra, le perdite le atrocità subite e vissute. Anche qui conoscendo un periodo di storia di cui io, io italiana ho solo vaghi ricordi visto che avevo circa 7/10 anni al massimo, e alla scuola primaria ci suggerivano di fare più iniziative possibili per aiutare i bambini bosniaci e company. E poi, mi sono urtata, innervosita ed arrabbiata con Diego, il famoso fotografo si pozzanghere che da innamorato perso di Gemma, ha mollato tutto per proteggere Aska, la vera mamma di Pietro. Nascondendo dietro un apparente o vera infatuazione le brutalità che lei ha vissuto in quanto donna, giovane e bella dall' "esercito dei diavoli" e la vera origine della sua gravidanza. Lo stile è molto scorrevole, sono quasi inesistenti i tratti noiosi. Le frasi brevi, ad effetto.
Voto: 4 / 5
Valeria (22-07-2013)
Struggente! Un capolavoro da leggere
Voto: 5 / 5
Michela Gilberti (03-07-2013)
513 pagine di pura poesia. Un libro bellissimo, indescrivibile. Leggendolo, ho dovuto qualche volta fermarmi per cercare di assorbire quelle meravigliose parole, che ti rimangono dentro. Un libro che penso abbia cambiato in qualche modo la mia vita. Si percepisce la nostalgia, la drammaticità dei fatti, la sofferenza di Gemma e Diego. L'amore è palpabile, "la nuca è il destino", Diego è indescrivibilmente dolce. Complimenti a Margaret, non vedo l'ora di leggere altri tuoi libri.
Voto: 5 / 5
Antonella (28-06-2013)
Leggendo il libro ho sentito più volte la necessità di fermarmi ad occhi chiusi per "digerire" quanto letto. Nella crudeltà di questa guerra così tanto vicina geograficamente a noi quanto ignorata, i sentimenti umani vengono messi a nudo ed emergono gli aspetti talvolta animaleschi dell'uomo. La frase che secondo me racchiude il senso di quest'opera è "La vita e la morte non si decidono, in mezzo possiamo imboccare una strada più difficile, sfidare il destino, ma in fondo gli facciamo solo il solletico ...". Complimenti all'autrice!
Voto: 5 / 5
alessandra alberto (30-05-2013)
un lettura mozzafiato. adesso comprendo anche qualcosa in più di queste popolazioni scappate, strappate alla loro terra, e ogni volta che incontro un loro sguardo qui nella nostra bella Italia, penso alla rabbia, al rancore che provano anche nei nostri confronti che abbiamo assisitito inermi alla "loro" guerra. la loro guerra a soli due passi da casa nostra. bello. bello. bello.
Voto: 5 / 5
Ale (30-05-2013)
Che dire bello, sconvolgente, commovente e tanto altro. Scritto bene sin dalle prime pagine mi sono sentita coninvolta, storie comuni di persone come tante ma in un periodo e in una terra difficile. Primo romanzo in cui ho anhce pianto. Certo ora vedo con occhi diversi Sarajevo. Da leggere
Voto: 5 / 5
Antonio Schimera (02-05-2013)
"Non so dire da che parte dentro di noi cola l'amore prima di fermarsi nella pancia. La guerra mi colava dentro dalle stesse fessure dove un tempo era passato l'amore, e adesso si era depositata nelle mie viscere, in profondità." Uno di quei pochissimi romanzi presi in prestito (in genere preferisco acquistarli): un parente me lo mette tra le mani dandomi il privilegio di leggerlo e di sottolineare ciò che mi avrebbe colpito di più. Mi sono ritrovato scaraventato come un cencio spezzato in un romanzo che ho scarabocchiato dalla testa ai piedi, pieno di linee e colori intersecati con le belle parole, l'atmosfera audace e seducente, l'energia prorompente ed un profondo e nobilissimo dolore, che non mi hanno dato tregua. Mi ha completamente rapito per un'estate intera... e nelle stagioni a venire non mi ha più abbandonato. Ancora ne subisco il fascino, quel genere di influsso benefico che ti regala un preistorico progenitore che ti scruta curioso da dentro un dagherrotipo nell'album di famiglia, quello attorno a cui tutte le storie più tristi della tua casa, della tua storia, inevitabilmente si legano, partono, muoiono. La scrittura poetica ma disincantata procede incessante in tutto il romanzo, accompagnandosi a fioriture barocche e ad affondi di una crudezza incredibile, improvvisa come un calcio nella pancia nella fase digestiva. Ha il sapore di una traversata nel guado di numerose vite in cui l'amore ed il destino di una coppia e di un bambino "venuto al mondo" si legano alla distruzione e alla morte, alla voglia di maternità ad ogni costo, ad un complicato utero in affitto, a Sarajevo, alla guerra che spazza via la vita senza alcun risarcimento. Cadono le persone, le cose, come cadono le parole in un romanzo crudele come un bavaglio ma che insegna ad apprezzare il silenzio del mondo distrutto, il linguaggio della ricostruzione, i percorsi, i legami ed il ricordo. Un lirismo meraviglioso e struggente che non lascia alcuna via di fuga.
Voto: 5 / 5
Stefania. (21-04-2013)
Una meraviglia. La trama non solo coinvolge ed emoziona, ma fa riflettere, e di questi tempi non è poca cosa. È un libro d'amore, odio, guerra, povertà, solidarietà, coraggio, forza e ancora tanto, tanto amore che smuove i personaggi e districa situazioni complicate e dolorose con dei colpi di scena da far venire la pelle d'oca. Lo stile dell'autrice è divino.. l'unica pecca l'ho riscontrata sulle 100 pagine 'di mezzo' che mi sono sembrate un pò noiosette.. ma per il resto stupendo davvero. Straconsigliato.
Voto: 5 / 5
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