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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Piperno Alessandro - Persecuzione. Il fuoco amico dei ricordi

Persecuzione. Il fuoco amico dei ricordi TitoloPersecuzione. Il fuoco amico dei ricordi
AutorePiperno Alessandro
Prezzo
Sconto 15%
€ 17,00
(Prezzo di copertina € 20,00 Risparmio € 3,00)
Prezzi in altre valute
Dati2010, 417 p., ill., rilegato
EditoreMondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)
 Disponibile anche in ebook a € 9,99

Nella promozione Mondadori e Oscar Mondadori fino al 28 maggio

Disponibilita immediata
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Descrizione
Luglio 1986. Una villa immersa nel verde, alle porte di Roma. Raccolta intorno alla cena, una bellissima famiglia: Leo è un quarantaottenne oncologo infantile di fama internazionale, Rachel un medico e una madre dedita e rigorosa, Filippo e Samuel due figli alle soglie dell'adolescenza. Il tg delle otto lambisce in sottofondo questo momento di intimità quasi perfetta, fino a che, proprio dalla tv, giunge la notizia che cambierà per sempre la vita di ciascun membro della famiglia Pontecorvo. Leo è accusato di un reato ripugnante. L'attività di primario, la correttezza di professore, ogni dettaglio della sua vita intima e civile sta per essere messo in discussione dai nemici e dagli amici di un tempo, da giornalisti ingolositi e puntigliosi magistrati, assistenti truffaldini e scaltri avvocati, truci galeotti e secondini brutali... Così, dalla sera alla mattina, il professor Pontecorvo si ritrova trasformato nell'oggetto privilegiato del pubblico biasimo: vittima inerme di odio, pettegolezzo, delazione, calunnie, intimidazioni. Leo sarebbe forse in grado di sopportare tutto questo: ciò che lo annienta è il silenzio della moglie e dei figli. Che siano loro i primi a non credere alla sua innocenza? Questo romanzo, affollato di personaggi memorabili eppure percorso dalla linea monodica di un solo lamento, mette in scena su un palcoscenico angosciosamente simile alle nostre case il dramma senza tempo e senza riscatto della giustizia umana e dei suoi (inevitabili?) errori.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
"Ma insomma cos'è la vergogna?", si chiedeva Alessandro Piperno in uno dei suoi splendidi articoli che periodicamente si leggono nel "Corriere della Sera". E si rispondeva: "Un ardente desiderio di non esserci. Di non esistere o almeno di non essere più qui in questo preciso istante". Proprio quello che accade nell'incipit al protagonista di questo libro: "Era il 13 luglio del 1986 quando un imbarazzante desiderio di non essere mai venuto al mondo s'impossessò di Leo Pontecorvo". E in effetti nella discesa agli inferi che trasformerà un quarantottenne chirurgo di successo – stimato professionista e amato padre di famiglia – in un "povero scarafaggio", "vergogna"(come nel titolo di Coetzee) è una parola chiave. Forse la più importante delle parole tormentone ossessivamente disseminate a segnalare la portata simbolica della vicenda narrata.
Quella vergogna che accomunava il suo primogenito ("Quel sentimento dimostrava che il suo ragazzo era un tipo davvero sensibile"), la fidanzatina dell'altro figlio ("È proprio sulla vergogna che Camilla sta formando in modo così precoce la sua personalità") e anche l'avvocato amico d'infanzia ("Doveva essere una cosa così difficile, così terribile, vivere quella vergogna") è destinata infatti a diventare l'unico, totalizzante, tratto del suo carattere: "Ora Leo Pontecorvo è tutto il suo imbarazzo. Tutta la sua vergogna". E pensare che tra le caratteristiche di Leo (ma c'entra qualcosa con il Merumeci degli Indifferenti?) c'era proprio una notevole – sia pur rattenuta e ben simulata – vanità. La prima a essere ferita quando scoppia lo scandalo che fa di lui un presunto pedofilo: "Il dramma di quell'apparizione in tv" (la brutta foto mostrata durante il tg) "fu per lui anche una tragedia della vanità".
Se con altrettanta ossessività si segue lungo tutto il racconto la disposizione di queste parole simbolo, ci si rende conto che queste finiscono con il disegnare una serie di coppie oppositive in cui un elemento rappresenta, nella vita del protagonista, il prima; l'altro il dopo, rispetto alla data fatidica con cui si apre il romanzo. Così ad esempio il sarcasmo – prima agito ("Uno spirito sarcastico che Leo incarnava a perfezione"), poi subìto ("Da un bel po' mi lascio trattare da te con sarcasmo, lascio che questa gente mi torturi") – fa spazio al melodrammatico("Offrendo loro melodrammaticamente i polsi"): un atteggiamento che Leo considerava tipico di sua moglie (nei loro litigi "il tono era, come al solito, sarcastico e melodrammatico").
Lui, d'altronde, "amava interpretare la parte del rude senza Dio", sbandierando "parole per Rachel vuote di significato e pompose come laicismo, illuminismo, agnosticismo"; mentre lei ci teneva a festeggiare come si deve la festa del kippur, ovvero dell'Espiazione (come nel titolo di McEwan): una parola che più avanti suonerà profetica alle orecchie di Leo ("Perché un Dio deve esserci. L'ultimo infernale anno della sua vita è Dio"). Lei, d'altronde, era quella educata a pensare che "l'intero universo era disseminato di presagi nefasti"; lui "quello spirito cazzaro" che fino all'ultimo continua a illudersi che la sua tragedia sia soltanto un "sordido scherzo" (Lo scherzo, come nel titolo di Kundera).
Vergogna/vanità, sarcasmo/melodramma, laicismo/dio, tragedia/scherzo. Ma la coppia più classica – quasi petrarchesca – è quella che fa capo al titolo complessivo dell'affascinante progetto di Piperno, destinato a completarsi a marzo con l'uscita di un secondo volume: Il fuoco amico dei ricordi (Fuoco amico, come nel titolo di Yehoshua), ed è la coppia fuoco/neve.Il fuoco è il primo simbolo ad apparire nel racconto, mimetizzato nella frase del figlio Filippo che rompe il silenzio seguito alla notizia del tg: "Mamma, perché non spegniamo il fuoco?" (solo sessantacinque pagine più avanti "qualcuno ha trovato la forza di spegnere la tv e il fuoco sotto la moka annerita"). Nella scena decisiva – quella in cui Leo e Camilla si trovano soli davanti al camino – i due elementi convivono: "Il fuoco si stava spegnendo. La neve oltre la finestra non smetteva di scendere". Poi la neve diventerà il correlativo oggettivo degli "immacolati idilli familiari"; il fuoco che animava Camilla ("Fosse dipeso da lei avrebbe dato fuoco a tutto"), l'immagine dell'inferno in cui Leo precipita: della sua sofferenza e del suo sacrificio.
"Vergogna. Colpa. Legge. Castigo, ecc. Li si pensa sempre con la lettera maiuscola non capendo che essi fanno male solo quando invadono la tua vita con la minuscola", scrive ancora Piperno nello stesso articolo del "Corriere della Sera". In questo senso, Persecuzione può essere letto – etimologicamente – come la storia di un individualissimo olocausto. Come l'espiazione di un atavico senso di colpa legato alla propria condizione di privilegiato: "Quello della buona borghesia ebraica uscita indenne dalla persecuzione". Come il Processo che kafkianamente inchioda l'innocente alla sola colpa della propria vergogna, perché "non c'è storia personale che non possa essere altrettanto capziosamente manipolata". Non il "falò delle vanità" (come nel titolo di Tom Wolfe), ma il falò della verità.
Giuseppe Antonelli

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 43 recensioni presenti.  Media Voto: 3.76 / 5

Carlo Romano (24-04-2012)
3 libri di 3 diversi scrittori italiani ( Vitale,Mazzantini e Piperno)sono più che sufficienti per dire...basta! e bastaaa! Non si può sprecare tempo e denaro per leggere libri che non hanno nemmeno la parvenza di romanzo! Eppure per Piperno si sono sprecati i giudizi tipo "romanzo bellissimo". Qualcuno ha avuto la sfrontatezza di paragonarlo al grandissimo "Roth": vergogna! Ripensate un pò alla fantascientifica, irreale,assurda trama del libro ( non oso chiamarlo romanzo, i romanzi sono altri!). Se volete leggere un libro noioso e prolisso, ormai è certo, rivolgetevi agli scrittori italiani, sono degli esperti. Sì l'unica nota positiva è la scrittura di Piperno, davvero bella, anche se non rispecchia la quotidianetà . Il suo modo di scrivere veramente piacevole mi ha fatto arrivare fino alla fine. Allora chiedo all'autore,così talentuoso,perchè questo libro?
Voto: 1 / 5
Gaecanelli (08-04-2012)
Il piacere di leggere un libro scritto in Italiano e non tradotto dall'Americano. Evidenti gli echi di Roth, Leo è uno Svedesone della media borghesia romana degli anni ottanta, e la bimba che gli distrugge la vita è la figuretta spaculare di Merry. Non c'è redenzione, come in Roth e, in maniera diversa, in McCarthy. Resta il fatto che raramente ci si trova a leggere un'opera così ben costruita, strutturata e raccontata da un nostro connazionale (che non si chiami Calvino o Pirandello o Bufalino). Assolutamente da leggere e rileggere. Domani inizio "Inseparabili".Nulla è devastante quanto il fuoco amico dei ricordi (ovviamente di Proustiana memoria).
Voto: 5 / 5
gabril (02-04-2012)
"Con gli occhi prossimi a spegnersi K. fece in tempo a vedere i signori che, vicino al suo viso, guancia contro guancia, osservavano l'esito. 'Come un cane!'disse e gli parve che la vergogna gli dovesse sopravvivere." E' il celebre explicit del "Processo" di Kafka. Ed ecco l'incipit di "Persecuzione": "Era il 13 luglio 1986 quando un imbarazzante desiderio di non essere mai venuto al mondo s'impossessò di Leo Pontecorvo". Man mano che procede la lettura delle vicende che a poco a poco, fatalmente, si chiuderanno come un nodo scorsoio intorno al collo dell'affascinante, benestante, celebre oncologo Leo Pontecorvo -distruggendolo- ci rendiamo conto che l'imbarazzo iniziale è destinato a mutarsi in profonda, cupa, inesorabile vergogna. Piperno è scrittore scaltrito dalla consuetudine con i grandi classici europei: studioso di Proust e della letteratura francese, amante e cultore di Kafka. Al centro delle sue opere un ebraismo di cui ha esperienza e di cui narra, che lo avvicina a P.Roth. E mi pare che basti a delineare l'orizzonte di una scrittura e di una costruzione narrativa impeccabili. "Persecuzione" è un racconto impegnativo, non vi è dubbio. La parabola discendente del dottor Pontecorvo è descritta con dovizia di particolari; vi si aprono parentesi che sono gorghi entro i quali occorre lasciarsi avviluppare: episodi dell'infanzia; differenze di pensiero e di consuetudini tra le famiglie di Leo e della moglie Rachel (entrambe ebree ma di estrazione sociale differente); il rapporto reciprocamente avvinghiante e morboso tra i due figli e infine, al culmine della storia, l'incontro con la piccola dark lady, la dodicenne Camilla, a cui è affidato il potere più distruttivo, la miccia che, accesa, innescherà una serie di reazioni a catena che inesorabilmente porteranno alla fine di tutto. A Leo in quello scantinato. "Come un cane".... L'eredità di questa fine immonda (più volte lo scarafaggio viene nominato) è lasciata al secondo libro.
Voto: 5 / 5
angela (24-03-2012)
Finalmente un bel romanzo, un romanzo che ti riconcilia col piacere della lettura. Dopo tanti autori moderni e relativi romanzi piuttosto insignificanti ecco qualcosa che vale la pena di leggere. Il profilo di Leo Pontecorvo e la persecuzione di cui è vittima difficilmente si dimenticano. Romanzo denso di cose e significati. Da leggere sicuramente.
Voto: 4 / 5
Barbara (21-02-2012)
Un romanzo perfetto! Leo Pontecorvo si aggiunge alla mia parsonalissima lista di martiri...e mi mancherà moltissimo. Da leggere avidamente!
Voto: 5 / 5
Giorgia Di Porto (09-01-2012)
una piacevolissima lettura!
Voto: 5 / 5
Giuliana Giulivan2000@libero.it (02-01-2012)
Finito di leggere ora e quindi le emozioni sono fresche. L'ho letto con estrema attenzione ,mi sono gustata tutte le parti riguardanti i ricordi ,ogni volta l'ho posato con un atto di volontà ,poiché avrei continuato la lettura dimenticando tutto il resto e sapendo che più in fretta l'avessi letto prima sarebbe finito .0ra mi rimane una nostalgia infinita del professore Pontecorvo e di tutti i personaggi del libro ,mi rimane una pena nel cuore per questa storia così triste ,forse surreale ma anche molto vicina penso,a certe situazioni che nella vita purtroppo possono capitare .Se un libro riesce a suscitare emozioni così forti ,io lo chiamo UN GRANDE LIBRO Giuliana
Voto: 5 / 5
luigia (17-11-2011)
Una buona scrittura (ce ne sono poche in circolazione).Storia dolorosamente toccante.Aspetto il seguito.
Voto: 5 / 5
Andrea (29-08-2011)
Una premessa doverosa: non è un libro per tutti, e non si tratta nemmeno del classico giallo accattivante, un page-turner all'americana per intenderci. Lo stile di Piperno è complesso, il linguaggio forbito, i riferimenti culturali non evidenti. Talvolta si deve persino ricorrere al dizionario. Però è un romanzo splendido. La vicenda personale di Leo Pontecorvo - un uomo fondamentalmente buono, che perderà tutto quanto gli è caro a causa della sua "indolenza" - e dei famigliari è coinvolgente nella sua drammaticità. Man mano che la lettura avanza, aumenta la rabbia per le circostanze che condurranno a un finale purtroppo chiaro fin dall'inizio. Magistrale, come nel primo libro, la caratterizzazione dei personaggi. A mio parere il miglior autore italiano degli ultimi cinque anni. Attendo con impazienza il seguito!
Voto: 5 / 5
ful (23-08-2011)
Noiosissimo. Il titolo promette bene e anche l'idea non sarebbe male ma il racconto non decolla. Ad ogni piccolo passetto in avanti nella storia, seguono pagine e pagine di ricordi (noiosi pure quelli e inutili) che bisogna sorbirsi per timore di saltare qualche punto importante. Per non parlare dei dialoghi da soap opera, come qualcuno ha già scritto. E' la prima volta che sento il desiderio di scrivere una recensione di una libro: è stato una vera delusione. Sconsigliato.
Voto: 1 / 5
alice (28-07-2011)
Nel romanzo d'esordio Piperno il sacco lo ha vuotato con coraggio, tutto. Secondo romanzo: lontanissimo dal primo, riconoscibile solo dallo stile. Penso alla Murgia, gran successo all'esordio per aver spiattellato vita vissuta, addirittura un film. Secondo romanzo: lontanissimo dal primo, una sorta di ricerca storico-sociologica romanzata, a lei però è andata meglio, ha portato a casa il Campiello. Avanzo un'ipotesi di fantaletteratura: e se, così come esistono gli autori per i programmi televisivi, esistessero autori occulti che tessono trame ad uso di scrittori in cerca di ispirazione? Comunque merita
Voto: 5 / 5
Christian Valtorta (22-07-2011)
Piperno non è uno scrittore di talento, ma un grande studioso, e gli perdoniamo volentieri certe manie di grandezze e atteggiamenti da Hollywood. Gli ho preferito Con le peggiori intenzioni, che per quanto non eccezionale si meritava il plauso di buon romanzo d'esordio. Qui c'è molta dispersione, insicurezza, voglia di stupire. Un buon libro, però.
Voto: 3 / 5
Sara (01-07-2011)
Tanti temi troppo seri trattati in toccata e fuga , soffocati da particolari inutili all'economia del romanzo. Salvato solo dallo stile , ma nemmeno troppo.
Voto: 2 / 5
alice (03-06-2011)
Spulciare il testo per scovare incongruenze su luoghi e tempi non ha senso per questo romanzo che si muove tutto su un piano onirico. La prigione a cui Leo Pontecorvo si condanna non è fisica ma interiore, non mi stupirei se alla fine del secondo volume Leo si svegliasse, ancora in tempo per non portare Camilla in montagna. Ho gustato ogni singola parola
Voto: 5 / 5
Nicolò Franchetti Pardo (27-04-2011)
Ho trovato questo romanzo piuttosto noioso. Buona l'idea di partenza di andare a vedere chi è realmente il mostro che viene sbattuto in prima pagina e cosa egli prova. Tuttavia le centinaia di pagine di ricordi smaglianti della vita del protagonista. che fanno da contrappasso con lo squallore del suo presente, risultano alla fine noiose, ripetitive e stucchevoli. Non si capisce inoltre la sua strana reazione di chiudersi nel sotterraneo e di non far nulla per proclamare la sua innocenza davanti alla famiglia e al mondo. L'accostamento con gli ebrei che si sono fatti sterminare quasi senza reagire non mi ha per niente convinto. L'analogia tra il protagonista, divenuto un mostro ed autoesiliatosi in casa propria, con la figura di Gregor Samsa è senz'altro appropriata ma pretenziosa (autoincensante?). Infine un accusa senza appello ai dialoghi, che sono realmente terribili: quasi da soap opera (o persino peggio). Non credo che leggerò il seguito.
Voto: 2 / 5
Alessandra Basso (20-03-2011)
Un romanzo attuale e ben costruito che consiglio anche a chi ama il genere noir.
Voto: 5 / 5
simonavaleria munari (17-03-2011)
Copertina insignificante, titolo sibillino, mica tanto accattivante: ma quando ci entri non ti molla più, ti trascina in un mondo parallelo eppure così vicino, ti prende come un film. Quando esce il seguito? Piperno, vogliamo sapere! (...non aprite quella porta?) Valeria
Voto: 5 / 5
Lucio lubongiovanni@yahoo.it (16-03-2011)
Buon libro, ben scritto. Il suo maggior pregio costituisce anche il suo più grande limite, e viceversa. Facile scrivere del mondo che ben si conosce, ripescando nelle sensazioni maturate quando si è ragazzi. Allo stesso tempo, sentirsi a proprio agio nella narrazione consente una più efficace introspezione e conferisce credibile profondità alla storia. Si ha, comunque, l'appassionante sensazione di leggere una storia vera, sebbene talvolta lo stile sia pretenzioso e indulga al compiacimento ed all'ostentazione. Apprezzabile, comunque, scandagliare tematiche oggi fuorimoda, come il dolore, la vergogna, la dignità, l'ostilità di chi dovrebbe volerti bene in ogni caso. Piperno ha il merito di far sentire al lettore la vicinanza sensoriale della storia, di immergerlo concretamente nelle vicende che, più che essere narrate, sono descritte e di cui si può cogliere il respiro, grazie ad una narrazione che privilegia l'interiore, la sensazione, la riflessione.
Voto: 4 / 5
Anto (12-03-2011)
Uno dei romanzi italiani letti di recente. La sensazione è che ci sia qualcosa di irrisolto, nonostante la buona qualità della scrittura. Il romanzo d'esordio di Piperno prometteva bene, anche se un po' sopravvalutato dalla critica, e spesso le opere seconde sono un problema. Aspetteremo la terza per capire meglio. Il giudizio è sospeso.
Voto: 2 / 5
Fulvia fulvia_dambrosi@hotmail.com (08-03-2011)
E' il secondo libro di Piperno che sto finendo di leggere, con grande entusiasmo. A parte l'indiscutibile eleganza della scrittura, trovo sia un autore la cui capacità introspettiva trasmette al lettore la partecipazione alla vicenda del personaggio principe del romanzo, Leo Pontecorvo. La narrazione scorre fluidamente tra presente e passato senza alcun slegamento e pur trovando inopportuni i paragoni con altri casi letterari è impossibile non fare un salto nel mirabile passato/presente proustiano.
Voto: 5 / 5
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