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Ferretti G. Lindo - Reduce | A partire dalla storia e dalla geografia della zona dell'Appennino emiliano da cui proviene la sua famiglia e dove lui stesso è nato, Giovanni Lindo Ferretti traccia una sorta di grande storia epica composta da diversi quadri, nei quali la vita dei suoi parenti e la sua si intreccia a quella del mondo circostante. Dal Sahara algerino alla Lisbona della Rivoluzione dei garofani, dalla Jugoslavia alla Mongolia, dal Salento al Sudafrica, da Reggio Emilia a Gerusalemme: i viaggi di Ferretti sono occasione di mille incontri e di mille riflessioni ma soprattutto segnano le tappe di una maturazione umana originalissima. Partito dal suo paesino appenninico, passato attraverso i sogni e le follie di un'intera generazione, Ferretti riscopre in giro per il mondo la strada che lo riporterà a casa, sui suoi monti, ad allevare i suoi cavalli.
Media Voto: 3 / 5Filippo (28-01-2010) Al di là della delusione degli inguaribili, che valutano il testo non per quel che è ma solo secondo ideologia, e delle lodi degli entusiasti che possano eventualmente valutare il testo senza riferirsi ad esso, noterei che il libro (ché una recensione di questo parla) è semplicemente bello. Stile unico (a cavallo tra poesia e prosa con assonanze e rime anche nelle frasi in prosa), mai letto prima altrove e spunti utilissimi e raffinati che riaffiorano tra le pagine. Qua e là si rinviene addirittura uno stile folgorante che sembra alla lontana quello di Nicolás Gómez Dávila, il geniale e pungente aforista colombiano. Sull'acriticità dell'adesione a posizioni cattoliche conservatrici non si vede dove sia questa acriticità: alle pagg. 98 e 99 (vecchia edizione), solo per fare un esempio, compie una riflessione su diritti e doveri, rifiutando i primi e valorizzando i secondi, con DOVIZIA DI ARGOMENTI razionali (oltre che con forma sublime). Eccellente per chi, oltre che leggere, sappia anche capire. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michele (12-05-2008) Fa uno strano effetto leggere, più sotto, le entusiastiche recensioni di questo libro da parte di persone che, a mio parere, fino alla "conversione" a mala pena sapevano chi è Ferretti e che ora sostengono di averlo da sempre seguito, di apprezzarlo come uomo ed artista e perciò di volerlo seguire anche in questa nuova avventura. Commenti del genere sono financo peggiori dei genuini insulti ("traditore", "voltagabbana", etc.) che altra parte politica riserva al Nostro; i quali non saranno magari giusti, né brilleranno per introspezione psicologica, ma almeno hanno il pregio della schiettezza.
Tra questi due estremi cosa resta? Davvero poco, e cioè questo libro. Un proluvio di parole abbastanza inutili, che denunciano un appiattimento assolutamente acritico dell'autore alle posizioni che oggi si definiscono cattolico-conservatrici, le quali vengono riprese senza sostanziale novità (se non forse la critica all'unità d'Italia, che già fu del Cardinal Biffi, che il nostro pretende di fondare anche sullo sterminio di non so più che razza di cavalli...).
Si abbia dunque il pudore ed il decoro di evitare commenti "ad usum delphini" e di non parlare di "evoluzione artistica" et similia, per questo inopinato canto del cigno che tutti noi preferiremmo dimenticare.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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