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Risi Nelo - Né il giorno né l'ora | Una raccolta scritta in tempi brevi, come se le poesie che la compongono fossero spinte da un lampo, un chiarore, una "vertigine", mettendo in campo altre prospettive dettate da un unico tempo capace di riassumerli tutti nel punto dantesco "a cui tutti li tempi son presenti". Nell'ultimo stadio della sua poetica si può osservare come lo stilista dell'usuale lasci il posto allo stilista dell'universale. La vita, la morte, il tempo, i rapporti con la scienza e i problemi filosofici e letterari che a essi si legano sono un tema che scorre come un fiume sorgivo, un lungo ragionamento che, come una goccia d'acqua nel fondo di una grotta, si fa lago, fiume, stalattite. Tutto resta cristallizzato nel vero di un pensiero che s'irradia sul presente, giorno dopo giorno, ora dopo ora, fino al punto finale, oltre al quale esiste solo "la memoria del futuro". In un mondo "abbrunato a mezz'asta", Nelo Risi offre così il suo silenzio ricco di sonorità, lasciando una traccia di un suo presente aeternitatis, di un attimo fuggente che Orazio aveva celebrato come un momento irripetibile, eterno, libero dalla prospettiva del futuro. Questa visione laica dell'ineffabilità reca il marchio di una forma letteraria che sprigiona un'energia radiante senza ricorrere a orpelli linguistici. Queste sono le note che Nelo Risi ha sentito vibrare, giorno dopo giorno, nel comporre questa sua sonata, "per cogliere l'istante di vero che talvolta mi da luce". (Dal saggio introduttivo di Giovanna Ioli)
La Recherche redazione@larecherche.it (14-11-2008) [...] E’ un libro intimista, ma con quella caratteristica propria di Risi di sapersi parte integrante di un mondo che da sempre lo chiama in causa e verso i cui guasti si orienta criticamente; le poesie sono pensieri su sé stesso e sul proprio rapporto con il mondo, esposti con umiltà e intelligenza. Risi non ha una voce che grida e sparge epiteti, ha invece una voce seria e serena che sa dire ciò che manca al mondo che lo attornia, per quanto egli ormai, un po’ per scelta, un po’ per causa di forza maggiore, talvolta se ne allontani, poiché non c’è ascolto verso “l’antica sapienza”, depositata dalla vita stessa in coloro che, come il poeta, han vissuto molti anni e vedono ormai il mondo da “[…] / Oltre il mare dove inizia l’erba / con promesse di pascoli e di costellazioni / […]”. Risi denuncia il non ascolto come un male del tempo moderno, il mondo non ascolta la voce dei propri “nonni” che hanno visto qualcosa che non si doveva vedere, nel dolore e nella disperazione di giorni tristi, ormai lontani ma sempre pronti a crollare sulla giovinezza stolta, “[…] Dov’è finita l’antica sapienza / venerata e tirannica quando i nonni / pur tacendo imponevano silenzio / chi mai oggi ascolta più? / […]”. Risi vive in prima persona l’esperienza dell’esclusione, in un mondo veloce e accelerato non a misura di coloro che iniziano ad avere il “fiato corto” e restano indietro, “[…] / ti appoggi al muro fa spalliera / neanche un angelo che ti accompagni”; parole commoventi, tristi, che attendono risposta. Egli ha dalla sua la notorietà e la capacità della Parola, può scrivere i suoi pensieri, e in questo modo, lodevolmente, dà voce a tutti quegli uomini e quelle donne che stanno nell’ombra senza quell’angelo che li sostenga e che li aiuti quando il fiatone li assale, volendo ancora rincorrere quelle piccole speranze che da sempre volano nell’aria tersa del loro cuore. [...] Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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