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Gibson William - Luce virtuale | San Francisco, 2005. Nella città semidistrutta da un devastante terremoto una ragazza si muove rapida per le strade con la sua bicicletta; è Chevette Washington, preziosissimo corriere che, in un mondo totalmente ricoperto da una fitta rete informatica, si guadagna da vivere trasportando pacchi e informazioni secondo il "vecchio metodo", in modo da fuggire alle insidie degli hacker. Un giorno Chevette cede alla tentazione e si impossessa di uno degli oggetti a lei affidati: un innocuo paio di occhiali, che oltretutto non riesce a usare perché, una volta inforcati, non mostrano niente. Quello che la ragazza non sa è che si tratta di preziosissimi occhiali a luce virtuale, capaci di mostrare la realtà non com'è ma come potrebbe essere. E quello che non può immaginare è che per averli ci sono persone disposte a tutto, nemici implacabili che dissemineranno la strada di Chevette di una lunga scia di violenze, ricatti, uccisioni.
Media Voto: 3 / 5steolto (06-04-2010) Da ragazzo amavo Gibson, il profeta del cyberpunk e cantore dei primordi della realtà virtuale. "Neuromante", "MonnaLisa Cyberpunk" e anche "Acropolis" sono state pietre miliari nella sezione fantascienza della mia biblioteca. Da 5 anni non leggevo niente di suo, ed è stata una delusione tremenda. Questo "Luce virtuale" è scadente sia nell'intreccio che nello stile, noioso e ripetitivo. Temo che passeranno ancora tanti anni prima di ricascarci. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
axel (16-10-2008) lo stile é sempre quello di gibson con una scrittura, seppur apparentemente confusa, molto veloce e "allucinata". il punto debole del libro a parer mio é una trama non ben definita e poco accattivante. insomma mancano le avventure al limite dell'inverosimile (simili a un film di tarantino) che davano al racconto un fascino proprio.non lo boccio ma non avrete di certo in mano un capolavoro....insomma il mio consiglio é leggete Neuromante:)! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Mosè (09-04-2008) Veramente bello. Meno complesso di "Neuromante" e meno allucinato di "American acropolis". Il risultato è un libro scorrevole, divertente e appassionante. Oltre alla trama, veramente appassionante, la parte principale, come in tutti i romanzi di Gibson, la fa il contesto. Un ponte che è stato via via occupato dai senzatetto fino a formare una città; fatta di abitazioni costruite una sull'altra con forme e materiali diversi. Un uomo immune all'AIDS che viene lodato come un santo. E poi c'è la tecnologia: gli occhiali a luce virtuale, gli ologrammi, i sistemi satellitari di videosorveglianza superdeettagliati, ecc...
E' soprattutto il contesto a rendere tutto moolto affascinante. E poi ci sono i personaggi, coraggiosi, ma con le loro paure, i loro limiti.
Lo consiglio a tutti gli appassionati di fantascienza e noir.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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