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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Giordano Paolo - La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primi TitoloLa solitudine dei numeri primi
AutoreGiordano Paolo
Prezzo
Sconto 15%
€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute
Dati2008, 304 p., rilegato
EditoreMondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)
 Disponibile anche in ebook a € 6,99

Nella promozione Mondadori e Oscar Mondadori fino al 28 maggio

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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1061 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Premio Strega e Premio Campiello Opera Prima 2008. Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno. Se ne stanno come tutti gli altri schiacciati tra due numeri, ma hanno qualcosa di strano, si distinguono dagli altri e conservano un alone di seducente mistero che ha catturato l'interesse di generazioni di matematici. Fra questi, esistono poi dei numeri ancora più particolari e affascinanti, gli studiosi li hanno definiti "primi gemelli": sono due numeri primi separati da un unico numero. L'11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza, ma, gli studiosi assicurano, anche quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatterà in altri due gemelli, stretti l'uno all'altro nella loro solitudine.
Mattia e Alice, i protagonisti di questo romanzo, sono così, due persone speciali che viaggiano sullo stesso binario ma destinati a non incontrarsi mai. Sono due universi implosi, incapaci di aprirsi al mondo che li circonda, di comunicare i pensieri e i sentimenti che affollano i loro abissi. Due storie difficili, due infanzie compromesse da un pesante macigno che si trascina nel tempo affollando le loro fragili esistenze fino alla maturità. Tra gli amici, in famiglia, sul lavoro, Alice e Mattia, portano dentro e fuori di sé i segni di un passato terribile. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo fino a portarli a un isolamento atrocemente arreso.
Paolo Giordano descrive la parabola di queste due giovani esistenze attraverso parole commosse eppure lucidissime. Il tono del romanzo cresce non appena ci si inoltra nel racconto e nelle vite dei protagonisti. Anche la sintassi e la complessità della frase si evolvono a mano a mano che i due ragazzi crescono, guidandoci in un percorso che conduce lentamente verso significati più acuti. Le descrizioni quasi elementari dei primi capitoli, quando le vite di Mattia e Alice devono ancora incrociarsi, lasciano il posto a una profondità di pensiero imprevedibile e inaspettata. Il linguaggio si affina, le frasi si intrecciano, i pensieri si complicano.
La solitudine dei numeri primi è un romanzo che ci cresce tra le mani, che parte in sordina per esplodere nel finale, è un'opera delicata e terribile allo stesso tempo in cui, al posto degli adolescenti belli e perfetti che affollano le pagine dei romanzi contemporanei, emergono due protagonisti imperfetti e marginali.
I turbamenti e le cicatrici, i fallimenti mai confessati e l'incapacità di vivere quelli che normalmente sono considerati successi, insomma tutta l'umanità scartata dagli altri scrittori, entra nelle pagine di Paolo Giordano. Questo giovane fisico torinese, con la sua opera prima, sposta il baricentro del mondo verso l'angolo oscuro e disprezzato della società, facendo leva, come un moderno Galileo, sulla vita dei suoi ragazzi speciali.
L'ennesima dimostrazione della vivacità che caratterizza la generazione dei trentenni italiani, un esperimento ben riuscito che conferma una regola elementare: a volte basta spostare il punto di osservazione perché un altro universo ci esploda, meravigliosamente, tra le mani.

Ascolta la lettura delle prime pagine e l'intervista all'autore del libro su RadioAlt.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Succede, una volta ogni tanto, che un libro incontri insieme il consenso della critica e quello del pubblico. Trionfa allora, specie su quotidiani e rotocalchi, la sociologia della letteratura da bar; impazzano le valutazioni pensose sul giovane ricercatore di fisica (l'autore del libro) che, dal nulla, trae fuori un potenziale romanzo generazionale.
Prima difficoltà socioletteraria: che generazione racconta il Giordano di questa Solitudine dei numeri primi? Risposta da lettore comune: nessuna. Paolo Giordano, ventotto anni, mette in questo libro d'esordio il materiale tipico di ogni debutto. Tutta la sua vita finora, la sua idea del mondo e delle cose, una dose che non pare studiata d'ingenuità nella costruzione della storia. Perché qui c'è un autore dilettante – e l'accezione è sempre quella: scrittore che, per vivere, fa dell'altro – consapevole della necessità di una storia, di una fabula che attragga.
I personaggi in scena all'inizio sono tre bambini: Alice, Mattia e la sorella di lui, Michela. Michela è, avverte senza problemi il risvolto di copertina, una "ritardata mentale". Mattia, al contrario, è di precoce intelligenza e, in quanto tale, un po' inviso ai suoi compagni di scuola. Il giorno che uno l'invita a una festa porta con sé la sorella minorata, ma l'abbandona nel parco. Alice, dal canto suo, è un esempio piuttosto tipico di bambina costretta dai genitori (il babbo) a far cosa che detesta: nel caso di specie, sciare. Una mattina, dietro le insistenze del genitore insensibile, si butta sulla pista con l'obbligo di "far vedere chi è"e si rompe una gamba, procurandosi una zoppia che l'accompagnerà tutta la vita.
È chiaro a questo punto, perché Giordano predilige il gioco a carte scoperte, uno dei temi del libro: l'inadeguatezza. Alice è zoppa, Mattia troppo intelligente, Michela (destinata a uscire di scena e insieme a restarci sempre, sullo sfondo) inadatta al mondo e basta. Se non che, i bambini si fanno adolescenti e poi adulti e devono rispondere alle domande che il mondo rivolge loro. Sono aiutati dal caso, che in questo libro ha un rilievo non indifferente. Alice e Mattia s'incontrano e, in un modo che sfugge naturalmente a ogni convenzione, proverebbero pure ad amarsi. Tanto non è consentito da una serie di fatti ordinari (la malattia e la morte della madre di Alice, per esempio, il trasferimento all'estero di Mattia dopo la laurea) che, in questo libro, hanno però sempre un'aura di eccezione, di davvero fuori dall'ordinario.
Il risultato è dovuto alla lingua, su cui Giordano esercita un controllo ferreo e invisibile, Il paragrafo tipo della Solitudine ha i verbi reggenti concordati al passato remoto o all'imperfetto, tende a rifiutare le subordinate, impiega frequente il discorso diretto, impiega un lessico di registro medio. Sono queste caratteristiche a stridere con la costruzione dei personaggi che sono tutti, chi più chi meno, persone a disagio con la vita. Tanto Mattia quanto Alice, crescendo, fanno incontri: ma, come recita la frase in quarta di copertina, "Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto".
I numeri primi, cui l'editoria non solo italiana ha dato tanto spazio in questi anni, sono allegoria di questo particolare tipo di solitudine. Spiega il matematico Mattia che, con più crescono le cifre, con più il numero primo successivo si allontana: laddove, come naturale, i più bassi sono abbastanza vicini. Ma il punto è ancora un altro: "A lei non l'aveva mai detto". In questo libro, il non detto supera di gran lunga l'espresso, il dichiarato. Sembra un ennesimo accenno all'indicibilità di se stessi, che è uno dei sensi di questo romanzo per tanti versi inquietante (c'è un accenno all'autolesionismo di Mattia ragazzo che merita approfondimento; e anche il legame con la sorella minorata non è di facile decrittazione). La tensione del romanzo tende a scemare un po' verso il finale, ma questo sembra il primo romanzo italiano del 2008 destinato a lasciare dubbi, a creare problema. Che se poi ha anche successo, non essendo ancora rubricato in codice penale come delitto o contravvenzione, ben venga. Giovanni Choukhadarian

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 1061 recensioni presenti.  Media Voto: 3.06 / 5

Stefania (26-04-2012)
Dico 2 per il finale. Il libro mi è piaciuto moltissimo, ma il finale no. Non lo consiglio a chi, come me, non ama i finali sospesi.
Voto: 2 / 5
Francesco Ughetti f.ughetti@libero.it (23-03-2012)
Perché leggere questo libro a quattro anni dal suo successo? Perché non avevo avuto tempo prima? Perché mi era sfuggito? O perché mi sono accorto che l'autore ha l'età di mia figlia e mi incuriosiva dare uno sguardo alla vita reale? Reale o surreale? Quello che certamente è reale è l'angoscia partecipativa che ti trasmette, ed alla fine anche un po' di quella tristezza indecifrabile. L'autore sa trasmettere emozioni, forse spingendo eccessivamente sul confine dell'improbabile. Sa scrivere bene, con lessico appropriato e, particolare raro e lodevole, le citazioni a carattere scientifico sono assolutamente corrette, da competente. Bravo Paolo, scrivi ancora!
Voto: 5 / 5
michele (09-03-2012)
Ho letto questo libro lo scorso anno semplicemente per curiosità dato che ne avevano parlato molto bene. Il titolo effetivamente mi stuzzicava ma la storia che sta dietro la copertina ha fatto crollare mie aspettative. Personalmente non mi ha colpito ho trovato il libro un pò deludente e noioso. Veramente strani i protagonisti con le loro problematiche mentali ma storia nell'insieme con poco senso (per me). Consiglio di leggerlo solo se ve lo regalano.
Voto: 2 / 5
Damiani (28-02-2012)
Bella storia, piena di spunti per potere non fare quegli errori che i genitori in buona fede, cadono, nel fare....sono rimansta in attesa che qualcosa succedesse fra i 2 protagonisti...un'attesa disillusa...mi sarebbe piaciuto che accadesse qualcosa di travolgente e romantico tra i 2 ragazzi...ma l'autore si é smarrito nel descrivere dettagliatamente un periodo di vita del protagonista via da casa, senza che lasciasse nulla al lettore...il finale é stato un finale non voluto...tutti i riferimenti portavano a una conclusione CINEMATOGRAFICAMENTE perfetta..ma l'autore ha preferito, ancora una volta, non dare questo piacere al lettore! Peccato avrei chiuso il libro con un sorriso, mentre il finale me lo ha fatto chiudere e BASTA!
Voto: 3 / 5
Tania (10-02-2012)
Non lo ritengo affatto sopravvalutato; personalmente l' ho letto in un pomeriggio e l'ho trovato emozionante oltre che ben scritto. Sicuramente è una storia che esula dalle solite trame scontate e ridicole. Di questo libro ho apprezzato tutto, dal titolo fino all'epilogo. Sicuramente avrò modo di rileggerlo.
Voto: 4 / 5
Rita (25-01-2012)
Libro sopravvalutato, come sostiene qualcuno prima di me...è una storia che mi ha emozionata solo in brevi passaggi...mi aspettavo qualcosina in più.
Voto: 3 / 5
sabry (02-01-2012)
Se penso a questo libro, mi viene da scrivere: senza infamia e senza lode... sicuramente lo trovo sopravvalutato. Non lo consiglierei ...
Voto: 3 / 5
Lucia D (29-09-2011)
Non mi sono fatta influenzare dalle tantissime critiche negative che ho letto su questo sito. Sono stata felice quando mi hanno regalato questo libro perchè mi incuriosiva molto. A me è piaciuta tantissimo la storia di questi ragazzi. Puo' sembrare assurdo ma ci sono tantissime persone con una profonda solitudine interiore ed una razionalità da paura che non riescono a superare nemmeno davanti all'amore della loro vita.
Voto: 5 / 5
Giovanni Miano (15-09-2011)
Libro insulso. Alla pochezza della trama si aggiunge un metodo narrativo piatto e non coinvolgente. La fortuna commerciale è da imputarsi al titolo intrigante ma sprecato per un opera mediocre.
Voto: 2 / 5
MICHELA (31-08-2011)
Non ho mai dato un voto così basso a un Libro.... Per me LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI è proprio deludente.... non ci son altre parole... l'ho letto un paio di anni fa e non mi è rimasto nulla...a parte il fatto che son riuscita a leggerlo a stento...bocciatooo!
Voto: 1 / 5
Annette (23-08-2011)
Bellissimo! Mi ha proprio rapita! Sinceramente non capisco tutte quelle critiche secondo cui sarebbe l'incompiutezza la caratteristica pedominante del romanzo. Certo, Giordano presenta alcuni episodi senza poi farci capire come si concludano ( vedi episodio del matrimonio di Viola ), ma ha poi tutta questa importanza? Questo fatto non mi ha pesato per nulla, è una scelta dell'autore che non impedisce di certo di apprezzare la storia di solitudine e incomunicabilità dei due protagonisti e l'immensa scrittura di Giordano. Mentre leggevo non potevo fare a meno di fermarmi e pensare: " Ma quanto scrive bene! Quanto è azzeccato questo passaggio! " In particolare l'autore si serve di immagini semplici, illumina un gesto, un'espressione che rendono appieno le emozioni dei personaggi! Ce ne fossero di scrittori così!
Voto: 5 / 5
moreno (14-07-2011)
Storia carina, anche se più originale il titolo stesso che la storia in sè. A mio avviso a volte lo scrittore si lancia in descrizione che hanno la volontà più di far vedere la sua cultura che quella di dare paricolari significativi. Comunque un libro piacevole e nemmeno così triste come lo hanno definito.
Voto: 3 / 5
carlo (30-06-2011)
Inutile nei contenuti, e scritto pure male.
Voto: 1 / 5
Andrea (25-06-2011)
C'è una narrativa di superficie e una profondità; questo libro fa sicuramente parte del secondo genere. Ma, nonostante un livello di scrittura esteticamente molto raffinato, che a mio avviso rivela un grande talento, il testo pecca di una qualità fondamentale: la sostanza. Perché i temi affrontati sono duri, pesanti, difficili, sì, ma la narrazione sembra girarci intorno senza mai inoltrarsi, perdersi, pare sfiorare la superficie dell'acqua senza mai immergersi, andare veramente a fondo. E questo, per un testo "di profondità", è un peccato capitale. Tra alti e bassi a livello di trama, il risultato dà l'idea di un maestoso quanto incantevole guscio d'ostrica, che - delusione - non contiene alcuna perla al suo interno. O, come ha già detto qualcuno prima di me, semplicemente di un'opera incompiuta.
Voto: 3 / 5
A.M. 17masant@gmail.com (17-06-2011)
E' un romanzo che suscita emozioni estemporanee. Le vite dei protagonisti Alice Della Rocca e Mattia Balossino sono segnate dagli episodi descritti negli ottimi due primi capitoli, certamente funzionali alla trama ma mal sfruttati sul piano lessicale, in particolare nella narrazione della vita adolescenziale e adulta di Mattia. Errori grammaticali e di stampa a parte (comunque contenuti), il corpo del romanzo racconta le delicate fasi della crescita umana, in cui ci si riesce ad immedesimare e in parte commuovere. La costruzione di alcuni flash-back è magistrale, oserei dire di follettiana memoria ed anche il titolo nasconde una profonda e ben congegnata metafora che lascio scoprire. Tuttavia né "La solitudine dei numeri primi" aleggia un senso d'incompiutezza; Giordano sembra voler dare un tocco di poesia al suo lavoro, ma non sempre ci riesce; vorrebbe, più avanti, suscitare nostalgia nei lettori, ma non colpisce al cuore e allo stomaco? si perde poi in un finale asettico e indolore, tra l'irreale e l'insospeso che non offre vie di fuga. Una storia difficile, senza dubbio, che richiedeva esperienza e maturità artistica di cui l'autore non poteva usufruire data la giovane età. Pertanto, nell'attendere al varco Paolo Giordano, è consigliabile una rilettura del libro che capolavoro non è, ma godibile, scorrevole e accettabile rispetto al classico Premio Strega si! Tre e mezzo, sperando di poter attribuire (finalmente) il tanto sospirato quattro.
Voto: 3 / 5
Rossana (27-04-2011)
Pur di trovare una assonanza (forzata, assurda e furba) tra numeri primi e persone, l'autore è arrivato ad inventarsi una storia cupa, noiosa e inutilmente triste. Grazie a Dio la vita è un'altra cosa!!!
Voto: 1 / 5
Pamela (14-04-2011)
Uno dei più bei libri che abbia mai letto...storia straordinaria,e scrittura formidabile...mi ha coinvolta tantissimo..la storia di Alice e Mattia è triste,a tratti dolorosa ma che ci fa pensare...il premio Strega assolutamente meritato,un libro così bello non si può perdere!!un capolavoro, da leggere senza ombra di dubbio!!!!
Voto: 5 / 5
Laura (09-04-2011)
Un libro doloroso sull'incomunicabilità e sulla difficoltà ad accettare la diversità, in cui gli adulti (in particolare la famiglia) restano ai margini, figure distanti e lontane che non vogliono e non riescono ad aiutare i figli. Il racconto si concentra - ed è la parte più bella e meglio riuscita - sul difficile passaggio dell'adolescenza. "Gli anni del liceo erano stati una ferita aperta, che a Mattia e Alice era sembrata così profonda da non potersi rimarginare. C'erano passati attraverso in apnea, lui rifiutando il mondo, lei sentendosi rifiutata dal mondo e si erano accorti che non faceva poi una gran differenza. Si erano costruiti un'amicizia difettosa e asimmetrica, fatta di lunghe assenze e di molto silenzio, uno spazio vuoto e pulito in cui entrambi potevano tornarea respirare, quando le pareti della scuola sui facevano troppo vicine per ignorare il senso di soffocamento". L'impossibilità a comunicare, anche tra di loro, il dolore, la perdita, il senso di colpa che in modo diverso abita sia in Mattia che in Alice, fa sì che rimarranno solo dei numeri primi, degli universi solitari che si sfiorano ma non possono incontrarsi.
Voto: 4 / 5
elena (05-04-2011)
Un libro che si legge velocemente poichè, a mio avviso, non ha alcun spessore. La storia non provoca nessuna sensazione, non coinvolge il lettore.
Voto: 2 / 5
Cristina Tarchiani corto.m@tiscali.it (20-03-2011)
Un libro lineare con pochi personaggi fermati per tutta la vita da fatti che li segneranno per sempre, che pagano per sempre un attimo di leggerezza, di incoscienza, di libertà, di disobbedienza nella loro infanzia. Questo li bloccherà, avranno i gesti e le parole misurate se non mute e ciò condizionerà lo svolgimento del loro percorso di adulti. Nelle amicizie, negli amori e negli affetti familiari. Un insieme di personaggi animati da sentimenti forti ma isolati in se stessi e di ciò tristemente consapevoli.Incredibile il successo di questo libro e probabilmente ciò sta, oltre ad un titolo centratissimo, al male che affligge la società contemporanea. L'aridità dei rapporti, l'apparire e il non essere. Un edonismo sfrenato, perso fra lampade UVA, aperitivi, carriere ed abiti firmati. Ma la cosiddetta massa, la sera, si trova probabilmente a chiedersi anche se poteva lasciarsi scappare una carezza, un gesto di pietà, non reprimerne uno di solidarietà, un sorriso, un bacio. Per chi li ha, un libro che fa pensare ai rimpianti.I fatti spiacevoli che condizioneranno la vita dei protagonisti, nascono da disobbedienze infantili. Sul romanzo aleggia, onnipresente e come una dannazione perenne, il senso di colpa. Sui ragazzi come sui genitori. Forse il successo del romanzo sta anche in questo. Il lettore si riconosce, condivide la solitudine con l'autore per la sua rinuncia ad una vita viva ed accetta come sfondo del romanzo, presente anche nella realtà, una sorta di condanna cattolica del peccato.
Voto: 3 / 5
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