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Giordano Paolo - La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primi
Zoom della copertina
TitoloLa solitudine dei numeri primi
AutoreGiordano Paolo
Prezzo
Sconto 15%
€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute
Dati2008, 304 p., rilegato
EditoreMondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano "primi gemelli": due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d'esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

La recensione di IBS
Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno. Se ne stanno come tutti gli altri schiacciati tra due numeri, ma hanno qualcosa di strano, si distinguono dagli altri e conservano un alone di seducente mistero che ha catturato l’interesse di generazioni di matematici. Fra questi, esistono poi dei numeri ancora più particolari e affascinanti, gli studiosi li hanno definiti “primi gemelli”: sono due numeri primi separati da un unico numero. L’11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza, ma, gli studiosi assicurano, anche quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatterà in altri due gemelli, stretti l’uno all’altro nella loro solitudine.
Mattia e Alice, i protagonisti di questo romanzo, sono così, due persone speciali che viaggiano sullo stesso binario ma destinati a non incontrarsi mai. Sono due universi implosi, incapaci di aprirsi al mondo che li circonda, di comunicare i pensieri e i sentimenti che affollano i loro abissi. Due storie difficili, due infanzie compromesse da un pesante macigno che si trascina nel tempo affollando le loro fragili esistenze fino alla maturità. Tra gli amici, in famiglia, sul lavoro, Alice e Mattia, portano dentro e fuori di sé i segni di un passato terribile. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo fino a portarli a un isolamento atrocemente arreso.
Paolo Giordano descrive la parabola di queste due giovani esistenze attraverso parole commosse eppure lucidissime. Il tono del romanzo cresce non appena ci si inoltra nel racconto e nelle vite dei protagonisti. Anche la sintassi e la complessità della frase si evolvono a mano a mano che i due ragazzi crescono, guidandoci in un percorso che conduce lentamente verso significati più acuti. Le descrizioni quasi elementari dei primi capitoli, quando le vite di Mattia e Alice devono ancora incrociarsi, lasciano il posto a una profondità di pensiero imprevedibile e inaspettata. Il linguaggio si affina, le frasi si intrecciano, i pensieri si complicano.
La solitudine dei numeri primi è un romanzo che ci cresce tra le mani, che parte in sordina per esplodere nel finale, è un'opera delicata e terribile allo stesso tempo in cui, al posto degli adolescenti belli e perfetti che affollano le pagine dei romanzi contemporanei, emergono due protagonisti imperfetti e marginali.
I turbamenti e le cicatrici, i fallimenti mai confessati e l’incapacità di vivere quelli che normalmente sono considerati successi, insomma tutta l’umanità scartata dagli altri scrittori, entra nelle pagine di Paolo Giordano. Questo giovane fisico torinese, con la sua opera prima, sposta il baricentro del mondo verso l’angolo oscuro e disprezzato della società, facendo leva, come un moderno Galileo, sulla vita dei suoi ragazzi speciali.
L’ennesima dimostrazione della vivacità che caratterizza la generazione dei trentenni italiani, un esperimento ben riuscito che conferma una regola elementare: a volte basta spostare il punto di osservazione perché un altro universo ci esploda, meravigliosamente, tra le mani.

Ascolta la lettura delle prime pagine e l'intervista all'autore del libro su RadioAlt.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Succede, una volta ogni tanto, che un libro incontri insieme il consenso della critica e quello del pubblico. Trionfa allora, specie su quotidiani e rotocalchi, la sociologia della letteratura da bar; impazzano le valutazioni pensose sul giovane ricercatore di fisica (l'autore del libro) che, dal nulla, trae fuori un potenziale romanzo generazionale.
Prima difficoltà socioletteraria: che generazione racconta il Giordano di questa Solitudine dei numeri primi? Risposta da lettore comune: nessuna. Paolo Giordano, ventotto anni, mette in questo libro d'esordio il materiale tipico di ogni debutto. Tutta la sua vita finora, la sua idea del mondo e delle cose, una dose che non pare studiata d'ingenuità nella costruzione della storia. Perché qui c'è un autore dilettante – e l'accezione è sempre quella: scrittore che, per vivere, fa dell'altro – consapevole della necessità di una storia, di una fabula che attragga.
I personaggi in scena all'inizio sono tre bambini: Alice, Mattia e la sorella di lui, Michela. Michela è, avverte senza problemi il risvolto di copertina, una "ritardata mentale". Mattia, al contrario, è di precoce intelligenza e, in quanto tale, un po' inviso ai suoi compagni di scuola. Il giorno che uno l'invita a una festa porta con sé la sorella minorata, ma l'abbandona nel parco. Alice, dal canto suo, è un esempio piuttosto tipico di bambina costretta dai genitori (il babbo) a far cosa che detesta: nel caso di specie, sciare. Una mattina, dietro le insistenze del genitore insensibile, si butta sulla pista con l'obbligo di "far vedere chi è"e si rompe una gamba, procurandosi una zoppia che l'accompagnerà tutta la vita.
È chiaro a questo punto, perché Giordano predilige il gioco a carte scoperte, uno dei temi del libro: l'inadeguatezza. Alice è zoppa, Mattia troppo intelligente, Michela (destinata a uscire di scena e insieme a restarci sempre, sullo sfondo) inadatta al mondo e basta. Se non che, i bambini si fanno adolescenti e poi adulti e devono rispondere alle domande che il mondo rivolge loro. Sono aiutati dal caso, che in questo libro ha un rilievo non indifferente. Alice e Mattia s'incontrano e, in un modo che sfugge naturalmente a ogni convenzione, proverebbero pure ad amarsi. Tanto non è consentito da una serie di fatti ordinari (la malattia e la morte della madre di Alice, per esempio, il trasferimento all'estero di Mattia dopo la laurea) che, in questo libro, hanno però sempre un'aura di eccezione, di davvero fuori dall'ordinario.
Il risultato è dovuto alla lingua, su cui Giordano esercita un controllo ferreo e invisibile, Il paragrafo tipo della Solitudine ha i verbi reggenti concordati al passato remoto o all'imperfetto, tende a rifiutare le subordinate, impiega frequente il discorso diretto, impiega un lessico di registro medio. Sono queste caratteristiche a stridere con la costruzione dei personaggi che sono tutti, chi più chi meno, persone a disagio con la vita. Tanto Mattia quanto Alice, crescendo, fanno incontri: ma, come recita la frase in quarta di copertina, "Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto".
I numeri primi, cui l'editoria non solo italiana ha dato tanto spazio in questi anni, sono allegoria di questo particolare tipo di solitudine. Spiega il matematico Mattia che, con più crescono le cifre, con più il numero primo successivo si allontana: laddove, come naturale, i più bassi sono abbastanza vicini. Ma il punto è ancora un altro: "A lei non l'aveva mai detto". In questo libro, il non detto supera di gran lunga l'espresso, il dichiarato. Sembra un ennesimo accenno all'indicibilità di se stessi, che è uno dei sensi di questo romanzo per tanti versi inquietante (c'è un accenno all'autolesionismo di Mattia ragazzo che merita approfondimento; e anche il legame con la sorella minorata non è di facile decrittazione). La tensione del romanzo tende a scemare un po' verso il finale, ma questo sembra il primo romanzo italiano del 2008 destinato a lasciare dubbi, a creare problema. Che se poi ha anche successo, non essendo ancora rubricato in codice penale come delitto o contravvenzione, ben venga. Giovanni Choukhadarian

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 978 recensioni presenti.  Media Voto: 3.07 / 5

maestro yoda (17-11-2009)
Con questa letteratura finta e intellettualoide bisogna avere il coraggio di dire: "questo libro non è bello". Fine. Piuttosto leggete Moccia.
Voto: 1 / 5

Roberta (17-11-2009)
Appena finito il libro ho pensato: INCREDIBILE! Sì, incredibile che abbia venduto tante copie.
Voto: 1 / 5

Enrico (13-11-2009)
Un libro godibile. La storia abbraccia due problematiche fondamentali: la difficoltà del ruolo di genitore e il disagio adolescenziale. Personaggi veri. Sarebbe stato un libro da 4 se l'autore avesse evidenziato più dettagliatamente i processi psicologici che determinano il carattere dei due protagonisti. Nonostante questo però è stato un libro che ho letto con molto piacere e trasporto. L’ho già consigliato ad un amico. Essendo il suo primo libro l'autore non può essere criticato ma solo elogiato. Attendo il prossimo libro.
Voto: 3 / 5

francy (11-11-2009)
Stefano Monica scrive: La storia non emoziona,a mio parere il grande successo e' dovuto ad una bella copertina,ad un titolo intrigante e a una scrittura fluida e filante. Voto: 3 / 5 ed io aggiungo, nessuna delle tre cose viene dall'autore del libro...
Voto: 1 / 5

Stefano Monica mecchi34@yahoo.it (10-11-2009)
La storia non emoziona,a mio parere il grande successo e' dovuto ad una bella copertina,ad un titolo intrigante e a una scrittura fluida e filante.
Voto: 3 / 5

lisa (08-11-2009)
Questo libro mi ha lasciato una sensazione di terribile angoscia! Personaggi psicotici all’inverosimile: Mattia lo prenderei per il bavero e lo scuoterei finché non ha una reazione!! Capitoli che iniziano, catturano la tua attenzione e poi ti lasciano con l’amaro in bocca perché non hanno una fine, restano in sospeso e tu rimani con il dubbio “e quindi? Come finisce questa storia?”. Lo stile a volte si perde troppo in descrizioni che ho tralasciato passando oltre e spesso mi ha lasciato un po’ perplessa… Non parliamo poi della fine del libro! Mi ha lasciato con l’amaro in bocca, con la solita sensazione che mi hanno dato tutti i capitoli del libro, come se un treno non arrivasse mai a destinazione e continuasse sui binari fermandosi in alcuni paesini per poi riprendere la corsa senza fine, e quando l’ho terminato sono stata contenta perché sinceramente mi stava un po’ rompendo! Do un tre, che per me corrisponde a sei.
Voto: 3 / 5

giuliano romei (06-11-2009)
Acquistato per la pubblicità derivata dal premio vinto, ma come si fa, è vero che in Italia tutto si compra ma ci dovrebbe essere un limite per la cultura. Una storia strampalata, surreale dice poco, scritta peggio, manca anche di fantasia, ma questo è giustificato dal fatto che l'autore è laureato in matematica?
Voto: 1 / 5

roberta (05-11-2009)
Bel libro tuttavia lascia una malinconia incredibile nel lettore
Voto: 3 / 5

Daniela (02-11-2009)
L'ho letto in poche ore quest'estate. l'ho trovato fantastico. Il "male di vivere" di tanti adolescenti e giovani uomini/donne, secondo me, è espresso benissimo. Spero tanto di aver capito tutto di mio figlio e che non si senta mai così. . . . . Aspetto di leggere un secondo libro!!
Voto: 5 / 5

Luca (31-10-2009)
bel libro! l' autore descrive in modo coinvolgente e molto scorrevole storie di personaggi contraddistinti da solitudine, disperazione e emarginazione. Queste persone per la gente comune sono poco visibili ma esistono davvero e non sono nemmeno poche.Ho letto che qualcuno ha criticato il finale; io invece trovo che sia un finale assolutamente in linea con la tragicità dei personaggi e del libro. Insomma un finale a lieto fine sarebbe stato completamente avulso dal resto della trama
Voto: 4 / 5

Marta (28-10-2009)
l ho letto perchè me l hanno consigliato ma non mi ha lasciato assolutamente niente.
Voto: 1 / 5

Mel keyrock@gmail.com (27-10-2009)
Non so, sarà stata la risonanza mediatica che mi ha portato ad aspettarmi qualcosa da questo libro. Fatto sta che ho trovato la storia banalotta, molto allineata coi romanzi contemporanei, un tentativo un po' forzato di interessarci all'improbabile legame tra due personaggi un po' catastrofici ma in fin dei conti molto più simili alle persone che incontriamo nella vita di ogni giorno di quanto vogliamo ammettere.Comunque una lettura scorrevole e leggera, specialmente nella prima parte, in contrapposizione ad una seconda parte in cui l'autore sembra platealmente scrivere di un periodo o una fase della della vita di cui sa poco.
Voto: 2 / 5

Maxlalo (27-10-2009)
Sinceramente non lo trovo tutto questo capolovaro come descritto dalla critica. Un bel libro di lettura facile ma molto più complesso di quello che sembra. Probabilmente tanti lettori sono stati delusi dalla fine del libro ma sono pronto a scommetere che ci sarà un seguito con un nuovo libro dell'autore…staremo a vedere..Nel complesso un libro che non ha lasciato il segno.
Voto: 2 / 5

Serena (25-10-2009)
Libro particolare. Delude la sospensione del tempo, dove rimani con punti interrogativi mai risolti ma nel complesso un bel libro. Avrei preferito il classico libro dove vivono tutti felici e contenti ma va bene così... non starebbe male un continuo.
Voto: 4 / 5

nicola pikkiocesc869@yahoo.it (25-10-2009)
Ho letto questo libro in poco tempo: scorrevole ed essenziale, affronta gli argomenti con trasperenza, tanto da riuscire ad annullanre la distanza che poteva crearsi tra il lettore e le due vicende iniziali, particolari e drammatiche dei protagonisti. Ci si immedesima quindi, non tanto alle vicende narrate (che sono davvero particolari), quanto al bisogno di riscoprire il proprio percorso all'interno dell'ambiente in cui si vive. Ciò risulta per entrambi i protagonisti alquanto difficile: Mattia si chiude in se stesso e nell'universo oggettivo, astratto; quantomeno freddo della matematica; mentre Alice tenta di celare le sue paure nascondendosi tra la sicurezza di Fabio, e l'insicurezza del suo corpo... Il concetto di fondo sembra quindi essere questo dualismo tra un passato immutabile, sempre impresso nelle coscienze, e un presente che subisce diversi cambiamenti tanto da portare i due a non riconoscersi più, almeno apparentemente; Ma la cosa interesante è che da un'altra ottica pare il presente a non voler cambiare, sotto il "peso delle conseguenze", dell'inerzia; mentre il passato riemerge con le stesse immagini, ma con intensità sempre differenti, con reazioni ogni volta mutevoli quasi a voler significare questo rapporto dialettico tra storia e pensiero....
Voto: 4 / 5

Barbara (21-10-2009)
Concordo con chi ha associato a questo libro la parola delusione. Non so cosa mi aspettassi di preciso ma certo non un romanzo così freddo. Ecco,la prima cosa che mi viene in mente è la mancanza di calore in queste pagine,che sembrano scritte con tanta superficialità da uno scrittore distante anni luce dalla storia che sta raccontando. Peccato,il bellissimo titolo e tutto il successo ottenuto (ma come ha fatto?!?!)mi avevano spinto a prenderlo con tanto entusiasmo! Provaci ancora,Paolo!
Voto: 1 / 5

giandomenico (18-10-2009)
Una delusione. Davvero inconsistente. Ma come ha fatto a vendere tutte queste copie????
Voto: 1 / 5

samaran (13-10-2009)
Ho iniziato a leggere con interesse questo libro per la sua scrittura pulita e incisiva e per le storie dei due protagonisti uniche e comuni allo stesso tempo tanto da riuscire a calarsi in esse facilmente. Tuttavia è l'inerzia dei protagonisti,la loro incapacità di reagire e di prendere in mano la propria vita nonchè l'indifferenza che li circonda che mi ha reso difficile proseguire da metà in poi. Un libro apprezzabile che affronta tematiche interessanti e fa riflettere sui drammi irrisolti nella vita di tante persone ma che non riesce a toccare il cuore.
Voto: 3 / 5

Cristina crirolan@gmail.com (07-10-2009)
Che peccato , un'occasione mancata ! La ricetta e gli ingredienti sono buoni , ma la torta non è riuscita ...Ci vuole più sensibilità e spessore per trattare argomenti così delicati . Speriamo nel film , Saverio Costanzo ha dimostrato di essere capace a svolgere temi del genere .
Voto: 1 / 5

mariella86 (07-10-2009)
sinceramente nel complesso a me è piaciuto. non posso mettere un 5, perchè non lo troverei giusto nei confronti di altri capolavori...mah...è una storia così vera, così realistica.mi sono pienamente sentita parte della storia...così triste così malinconica...così distaccata.
Voto: 3 / 5

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