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Illy Riccardo - Così perdiamo il Nord. Come la politica sta tradendo una... | "Stiamo perdendo il Nord. Lo stiamo perdendo perché questa parte d'Italia è già in Europa. A differenza del resto del Paese, che vive questa condizione come una mera collocazione geografica. Ed essere in Europa significa confrontarsi con un mercato dove i confini sono ormai linee tracciate su una cartina e nulla più. Stiamo perdendo il Nord, perché in molti paesi confinanti le imposte sul reddito d'impresa sono più basse, gli stipendi sono più alti e le grandi opere vengono realizzate, non solo progettate. Non parlo degli Stati Uniti o dell'Australia, ma di nazioni distanti una manciata di chilometri. Ecco perché stiamo perdendo il Nord. Perché il ritmo dello sviluppo andrebbe sostenuto da un apparato amministrativo mille volte più snello e invece siamo costretti a sopportare il giogo di una macchina arrugginita. In questo quadro, la tentazione secessionista rischia di farsi largo sempre più. Non perché esista una "natura padana" da difendere e valorizzare, ma perché, adesso che il mercato unico europeo marcia a pieno regime la secessione è diventata conveniente sul piano economico". Presidente di uno dei gruppi industriali italiani più noti al mondo, uomo politico e amministratore per anni in Friuli, Illy lancia un allarme destinato a lasciare il segno, forte della sua conoscenza dall'interno dei problemi e dello scontento che serpeggiano in quella parte del paese che con successo sta affrontando la globalizzazione.
Media Voto: 5 / 5V267 vincenzo267@interfree.it (23-03-2009) L'immobilismo di Roma rischia davvero di rendere quello che era un vagheggiamento leghista la realtà. E' un fatto sociologico che una regione ricca si stacchi da un paese che impoverisca per fare uno stato a se.
Di fronte allo sfacelo generale il salvataggio di particolarismi locali potrebbe diventare la priorità in alcune regioni del nord che vogliano svincolarsi da lacci e lacciuoli dello stato centrale... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
michele68 (27-10-2008) Spero che il sig. Massimo Mazza mi permetta di copiare pari pari il suo commento: ho letto il libro più o meno nello stesso periodo, solo ora leggo il suo commento e condivido le sue osservazioni e i suoi giudizi. Voglio esagerare: ennesima dimostrazione che nel ns. paese abbiamo le persone che possono innescare un reale cambiamento in positivo, peccato che usualmente rimangano inascoltate o vengano private degli strumenti per. Un ottimo saggio. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
MASSIMO MAZZA (09-04-2008) "Siamo un Paese ingessato, privo di agilità, incapace di rischiare, aggrappato alle tende del passato, mentre tutto intorno a noi si muove a una velocità doppia, che travolge i rituali della politica romana. A pagarne le conseguenze è soprattutto il Nord, la parte più dinamica del Paese, l'unico vagone targato Italia che resta faticosamente agganciato alla locomotiva Europa. Cosa accadrà quando cederanno anche i suoi cardini? Chi ha orecchie buone sente già il sinistro cigolio che annuncia il distacco."...
Questo passo tratto da pagina 74 è la fotografia dell'Italia attuale che Illy viviseziona in questo libro nello stesso tempo denso di contenuti e di agevole lettura, ma è anche l'ammissione di ciò che l'Autore paventa (o si augura?). Dalla lettura del testo viene fuori un'Italia totalmente inadeguata al confronto con gli altri Paesi europei. Un'Italia in cui gravi carenze nelle infrastrutture, pressione fiscale, clientelismo, liberalizzazioni di facciata, pastoie burocratiche, un dispendioso e anacronistico carrozzone previdenziale, una pletora legislativa senza uguali e, dulcis in fundo, un'anomala legge elettorale (definita da Illy stesso una "mostruosità giuridica") sono macigni contro cui va a cozzare la rabbia della popolazione. Il Nord, locomotiva trainante del Paese, si scopre combattuto tra spinte secessioniste di stampo leghista e giuste aspirazioni di competitività frustrate da un sistema improntato all'immobilismo. Illy, forte della sua esperienza di imprenditore e di politico di centrosinistra dà alcune "dritte" (particolarmente interessante mi è parsa l'ipotesi del riassetto della previdenza disegnato secondo una "sorta di curva gaussiana")anche attingendo alla normativa della regione in cui vive-il Friuli-,ma mette nel contempo in guardia nei confronti di quel mostro invisibile che è il partito trasversale dei conservatori, baluardo dell'immobilismo e motivo di ansia e pessimismo per chi, come il sottoscritto, vede nel futuro di un'Italia orfana della politica lo spettro di una crisi senza fine. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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