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Leavitt David - Il matematico indiano |
Cambridge, 1923. G.H. Hardy è considerato, nonostante i suoi trentacinque anni, uno dei più brillanti matematici del suo tempo. Un giorno, però, riceve una lettera da un anonimo impiegato indiano, il quale dichiara di aver risolto un importante e complesso problema matematico che lo stesso Hardy cita in un suo scritto, senza saperne offrire una soluzione. Inizialmente perplesso, Hardy decide però di sfruttare l'occasione del viaggio in India di alcuni amici per conoscere Srinivasa Ramanujan, il misterioso impiegato, e scoprire se si tratta di un vero genio matematico o di un impostore. Troverà, al suo arrivo, un giovane che, pur avendo fallito in ogni tipo di studio, ha un talento assoluto per il calcolo. Tra Hardy e Ramanujan comincerà così un rapporto quasi simbiotico, di collaborazione nella ricerca ma anche di amore, incredibilmente fruttuoso ma destinato a risolversi in modo drammatico, con la presa di coscienza da parte del giovane indiano della propria identità e il conseguente esaurimento del rapporto di reciproco bisogno tra i due studiosi.
12 recensioni presenti. Media Voto: 3.08 / 5biaroc (08-11-2009) Condivido quanto hanno bene espresso molti recensori: riuscito il mix di intreccio storico e ambientale (interessante la vita nel college con i relativi cerimoniali, le abitudini di vita di grandi personaggi). Meno convincente lo sviluppo esistenziale e il tratto psicologico dei personaggi che sconfina nella banalita'. Voto: 3 / 5 |
Massimo (26-10-2009) Il libro riesce ad essere noioso nonostante la miriade di spunti interessanti e di tematiche importanti sollevati dalla vita di Ramanujan. Spunti e tematiche che l'autore tratta con superficialità.
Merita un velo pietoso la matematica descritta: formule senza spiegazioni né cuore, e a volte decisamente errate. L'edizione mondadori (spero non Leavitt) si permette addirittura di mettere il 9 tra i numeri primi.
Un'occasione persa. (Buttati anche i 20 Euro) Voto: 1 / 5 |
Michele Sambo michele.sambo@libero.it (01-07-2009) Confesso di aver fatto molta fatica a completare la lettura di questo libro. La prima parte è non poco pesante, da metà in poi la lettura scorre più leggera. In ogni caso una storia (vera) interessante, l'approfondimento dei personaggi è decisamente notevole, interessante anche la descrizione dello sfondo storico. Voto: 3 / 5 |
donato (15-05-2009) se non si è amanti della matematica (in particolare), o delle scienze (in generale), sarà difficile appassionarsi a questo romanzo. La mia idea potrà, forse, non essere condivisa, visto che si tratta, ad ogni modo, di un gran bel romanzo. Ma (scusate il pregiudizio) a quante persone credete possa interessare la vita del grande matematico inglese Hardy, e del forse ancora più grande matematico indiano Ramanuian? A me sicuramente si: ed infatti mi sento di consigliarlo vivamente a studenti universitari di Scienze, ai docenti ed a semplici appassionati della materia. E mi sento di sconsigliarlo altrettanto caldamente a coloro i quali non nutrono il benché minimo interesse verso la matematica. Forse mi sbaglio, ma non credo sia giusto ignorare questo aspetto.
Ad ogni modo, messe da parte queste breve “polemica”, non posso non sottolineare che Il matematico indiano è un gran bello libro. Anche perché ha dalla sua parta una carta vincente: è la biografia intrecciata di due vite che hanno comunque lasciato un segno profondo nella storia della matematica.
Voto: 3 / 5 |
Gattaca (02-02-2009) Ho terminato la lettura del romanzo di Leavitt da un paio di settimane e , come mio solito , mi piace venire su IBS per sondare l'umore dei colleghi lettori...
Ammetto che non ero intenzionato a lasciare una mia opinione ma la recensione del sig. Paolo C. mi ha fatto cambiare idea.
Come si fa a dare 1 ad un libro come questo?
Forse il sig Paolo pensava di leggere un testo scolastico di matematica??
QUESTO E' UN ROMANZO...NON UN SAGGIO SULL'OPERA DI RAMANUJAN ...NE' TANTO MENO UN TESTO DI MATEMATICA!
POCHE FORMULE MATEMATICHE NEL LIBRO ?? MA MENO MALE ...SENNO' SAI CHE NOIA..
Leavitt non e' un matematico ...e' un romanziere ed e' chiaro l'intento di raccontare la storia di questi personaggi ,realmente esistiti , da una angolazione piu' intima , piu' privata.
Il precedente romanzo di Leavitt (Il corpo di Jonah Boyd) non mi aveva particolarmente entusiasmato.
Ho deciso di dargli fiducia acquistando quest'ultimo lavoro e devo ammettere che questa volta non sono rimasto deluso.
Chissa' perche' ma mentre leggevo il libro la mente e' andata a Maurice di Forster (forse per l'ambientazione universitaria...) ed ho pensato che sarebbe bello se venisse adattato per il grande schermo..magari affidando la regia proprio al grande James Ivory ..
Voto: 4 / 5 |
Paolo C. (25-01-2009) Pessimo libro. Sono rimasto molto deluso dalla lettura di un romanzo tanto lungo quanto noioso.
Leggo in altri commenti che la ricostruzione dell'epoca è accurata e coinvolgente, ma, oltre a non essere d'accordo con questo giudizio, penso che un libro incentrato sulla vita e sulle prodezze mentali di uno straordinario matematico come Ramanujan, dovrebbe dedicare uno spazio importante, se non imponente, alla sua opera appunto. Ciò invece, è quasi praticamente assente nel romanzo, e l'analisi delle sue formidabili formule è superficale, riduttiva e scarna ai limiti dell'irritazione.
Nelle 500 e più pagine del libro, si contanto meno di 10 formule....Scioccante. Se l'autore avesse dedicato alla matematica di Ramanujan la stessa attenzione che ha profuso nella descrizione di improbabili cene vegetariane, sarebbe certamente rimasto più fedele allo scopo che l'opera avrebbe dovuto avere.
Pessimo libro, soldi buttati.
Se siete attratti dall'atmosfera dell'epoca, leggetevi i maestri della letterattura inglese di inizio novecento, se invece siete interessati all'opera del "Matematico Indiano", cercate altrove, qui la matematica sta solo nel titolo.
Voto: 1 / 5 |
paola (25-01-2009) ottimo libro:
belli lo sfondo e la storia, descritti bene i personaggi;
ottimo cocktail tra matematica, amore, guerra e storia;
da consigliare vivamente e regalare ai patiti della matematica ma anche ai romantici.
per nulla banale: descrive i sentimenti nei loro vari risvolti.
Voto: 4 / 5 |
Luca Specker (09-01-2009) E' un affresco dell'Inghilterra intellettuale a ridosso della Grande Guerra. La matematica non e' minimamente al centro dell'attenzione, che invece e' focalizzata sulle biografie e sulla vita quotidiana dei personaggi, Hardy e Ramanujan in primis, ma anche di Littlewood e Bertrand Russell. La lettura scorre liscia, ma non appassiona. Avrei di gran lunga preferito piu' matematica e meno drammi familiari. In ultimo, personalmente ho trovato fastidioso e inutile il continuo soffermarsi sull'omosessualita' o la bisessualita' di molti dei personaggi citati, sebbene, con Hardy, sia quasi inevitabile. Voto: 3 / 5 |
Bubi (07-01-2009) Questo libro mi ha coinvolto pagina dopo pagina. Nella fase iniziale, a dire il vero, l'ho trovato lento e facevo confusione ad inquadrare i personaggi secondari (gli amici di Hardy) e mi perdevo nelle formule matematiche. Poi mi sono lasciata trasportare dalla prosa che è veramente ricercata e raffinata e mi sono calata nella vicenda e nei personaggi, ricostruiti alla perfezione con una serie di dettagli quasi maniacali. Consiglio vivamente questo romanzo che, peraltro è una storia vera, a chi non si accontenta della mediocrità e aspira a leggere letteratura di alta qualità e intensità. Merito dell'autore è essere riuscito a farmi appassionare ad un argomento a me particolarmente ostico: la matematica! Voto: 4 / 5 |
Patroclo (10-11-2008) un giudizio ponderato in effetti deve tener conto sia dell´ottima costruzione formale e della fascinazione che l´autore riesce a creare attorno alla matematica e alle arcane formule citate (arcane per i non addetti ai lavori, ovvio). detto questo, non é semplicissimo affezionarsi a personaggi pur ben delineati, peró "vittime" della loro epoca e soprattutto della propria estrazione accademica. appunto, un romanzo riuscito, ma accademico Voto: 3 / 5 |
La Recherche redazione@larecherche.it (05-11-2008) Il romanzo risulta interessante per la ricostruzione dell’epoca e per lo studio delle vite di eminenti matematici, ma secondo me, stenta ad appassionare ed emozionare veramente il lettore e lo culla semplicemente nella sua algida, sebbene assai ovattata, precisione, la vicenda stenta a non decollare, l’atmosfera è talmente esatta e al contempo calibrata e controllata, da risultare in alcuni punti addirittura soporifera, il libro è un ottimo esempio di stile, e di capacità di scrittura, ma non coinvolge e appassiona poco il lettore La vita del professor Hardy, essendo l’asse portante della trama, viene analizzata in modo particolareggiato, portando il lettore addirittura a scoprire il medesimo che dialoga col fantasma del suo ex amante, (di cui non si riesce però a sapere molto lungo tutte le 593 pagine del volume), ce lo mostra in tutte le sue apparizioni accademiche, le sue avventure e i suoi altalenanti rapporti con le due donne che formano la sua famiglia. Si arriva addirittura a scorgere una specie di innamoramento di Hardy per Ramanujane, ma sembra più un appiglio a qualcuno per vincere una malinconica solitudine più che un vero e proprio sentimento. Nell’impeto, quasi maniacale, di voler ricreare perfettamente l’atmosfera di eminenti matematici a contrappunto della narrazione troviamo formule matematiche (assolutamente inintelligibili per chi scrive) e anche il titolo va a collocare il romanzo nel fortunato filone dell’anno: “Metti la matematica in un romanzo”, ma di romanzesco vi è a mio avviso ben poco, tutto si basa su fatti reali, su biografie documentate e via discorrendo, ovvero il libro è una ricostruzione romanzata di fatti e personaggi assolutamente reali, dalle cui biografie l’autore ha attinto a piene mani per costruire l’imponente “romanzo”. Voto: 3 / 5 |
Nereo Trabacchi nereino@yahoo.it (11-09-2008) Una storia vera romanzata con finezza, classe ed erudizione. Un'ottima palestra pe la mente; da leggere e rileggere. Voto: 5 / 5 |
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