|
|  |
Piovene Guido - Le stelle fredde | Abbandonato dalla sua donna, il protagonista di questo romanzo lascia la città per trasferirsi in campagna. Qui viene sospettato dell'omicidio di un abitante del luogo che nutriva per lui antichi rancori. Ha così inizio la sua lunga fuga per sottrarsi agli interrogatori; ma soprattutto ha inizio il distacco dallo "stolto gioco della vita", un ritiro durante il quale incontrerà Fëdor Dostoevskij tornato dall'aldilà - uno dei personaggi più memorabili della narrativa di Piovene - per portargli la sua sconvolgente verità: se il mondo dei vivi trabocca di esseri più simili ad astrazioni che a realtà, il mondo dei morti non è che la sua immagine speculare. All'uomo non resta che cercare dentro di sé le ragioni del suo rifiuto della realtà e l'unica via di salvezza è, forse, legare la propria esistenza ai dati oggettivi del mondo, catalogare in un archivio tutte le cose quasi che una soluzione si trovi nel passaggio dalla vita all'impassibile aldilà della scrittura.
Media Voto: 4 / 5robiro (12-04-2011) Le Stelle Fredde di Piovene sottolineano l'importanza dell'esistenza qui e ora, la superficilità dei nostri ruoli sociali, un'aldilà che non sarà fonte di soddisfazione, una necessità di trovare nella nostra quotidianetà i veri significati Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Toppi Alessandro (26-11-2009) Con le mani sul volto, serrando le spalle, per occupare il silenzio. Con le mani sul volto, calando la testa, per rivolgerla al petto. Con le mani sul volto, raffreddando il dolore, per cominciare lo scavo. E' un sentiero d'abisso "Le stelle fredde" di Guido Piovene: il passo incerto nel buio, la mano protesa sul niente, la paura di non giungere a meta. Elaborazione d'un lutto che invita alla perlustrazione del nero: esperienza livida che graffia l'anima. "Tutt'a un tratto mi accorsi di avere cominciato a piangere. In realtà non piangevo, mi scendevano le lagrime, e il loro sgorgo subitaneo, anzichè provocare una crescita di commozione, mi aveva assiderato. Erano fredde, e il freddo che mi portavano sul viso agiva su di me come un'anestesia. Ripensai nuovamente agli spettri infelici, che tornano a tormentare la vita per potervi entrare ma non riescono nemmeno a farsi presenti, e piangono a loro modo, incomprensibili e incapaci di comprendere nulla, ombre tra ombre nebulose, a cui anche i ricordi sfuggono senza prendere consistenza. Anch'io non ero sceso in quella conca per ricordare, ma a togliermi ogni illusione di poterlo fare". Allora stringere ancora più gli occhi scorgendo improvvisa una crepa di luce ed,in essa, "il repertorio di tutte le cose esistenti": la villa e il ciliegio distorto; la valle e il capanno-rifugio; i libri e l'umido del mobilio svenduto. Ed ancora: una mano anziana ed una folle già morta; pargoli nati ed una donna perduta; l'umano carnale e l'oltremondano. Avvicinarsi, sfiorare, recuperare tutto, compiendo a ritroso il proprio cammino: "Gli oggetti diventavano popolati. Ognuno conteneva una storia, fatti e persone, un evento della mia vita o delle vite altrui. Vi ritovavo tutto, mio padre, mia madre, maestri, compagni di lavoro, letture, fantasie, i miei animali, le mie piante, Ida, le accuse di cui avevo sofferto. Gli oggetti si prolungavano in altro. Era il recupero dei morti". Aprirli, adesso, gli occhi e abituarli alla luce: altro davvero è il mondo dopo aver letto Piovene. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Piovene Guido |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|