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Ferrante Marco - Marchionne. L'uomo che comprò la Chrysler | Qual è l'origine del grande successo di Sergio Marchionne? Com'è riuscito a risanare i bilanci del gruppo Fiat in così pochi anni, dopo la morte di Umberto Agnelli? Quali sfumature psicologiche caratterizzano la personalità di uno degli uomini oggi più corteggiati nel nostro paese? La storia di Marchionne è, in realtà, molto singolare: nato in Abruzzo e cresciuto in Canada, si è trasferito in Svizzera ed è quindi tornato in Italia - a sorpresa - alla guida del primo gruppo manifatturiero, sull'orlo del commissariamento di Stato. Grandissimo risanatore finanziario, ha messo in ordine i conti della Fiat, portandola nel giro di tre anni a chiudere il 2007 con l'utile record nella storia del gruppo torinese. A caratterizzare la sua attività è stata la decisa volontà di rinnovamento dei prodotti, di cui è simbolo la nuova Fiat 500, che ha ottenuto un incredibile successo di pubblico, non solo in Italia. Con andamento narrativo, Marco Ferrante racconta la biografia intellettuale di uno dei manager italiani più brillanti e l'epica del suo successo, e ci svela la psicologia di un uomo che, nonostante il trionfo professionale, continua a essere un mistero per la sua riservatezza e il suo rigore.
fabrizio fabriziocardinale@tin.it (24-08-2009) Libro interessante che analizza piu' approfonditamente l'ambiente in cui e' cresciuto Marchionne ed il suo background culturale unito ad una descrizione della sua figura che nel libro rasenta la mitizzazione.
Marchionne e' un bravo manager (non certo un visionario come Jobs o Gates) con una ottima conoscenza della fiscalita' e contrattualistica internazionale (che lo ha aiutato nel caso GM), ma la cosa piu' importante e' che non ha radici a Torino ed in Italia e non ha caste interne alla Fiat da difendere come hanno fatto tutti i suoi predecessori (come richiamato dal torinese Domenico Siniscalco).
La novita' piu' che nella figura e nel metodo manageriale (per lui si richiamano spesso Iacocca e Ghosn) sta nel fatto che in una societa' feudale come quella italiana venga scelto come CEO della prima azienda del Paese (da sola Fiat vale il 5% del PIL) una persona esterna ai giochi di potere italiano.
Forse questa e' la novita piu' importante importata da Marchionne, una prima apertura delle multinazionali italiane al management internazionale sperando che non sia un unicum del genere perche' se vogliamo che le nostre aziende diventino competitive sul mercato globale abbiamo bisogno di manager abituati a competere in ambienti internazionali.
ps
l'autore dimentica di citare i 17.000 licenziamenti fatti da Marchionne nei primi 3 anni per snellire la struttura decisionale (credo sia un dato importante) ed il progressivo trasferimento degli stabilimenti produttivi dall'Italia alla Polonia ma non dimentica di dare stoccate ogni tanto al PD giusto per non dimenticare chi, dall'altro lato, e' il suo principale datore di lavoro
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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