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Ferguson Niall - XX secolo, l'età della violenza. Una nuova interpretazione... | Dai presagi del primo conflitto mondiale alle scosse di assestamento della guerra fredda, il Novecento è stato forse il secolo più sanguinoso della storia. Eppure, grazie alle innovazioni tecnologiche e ai progressi scientifici il tenore di vita di buona parte dell'umanità era notevolmente migliorato e l'economia sembrava aver imboccato la via della crescita costante e inarrestabile. C'erano tutte le premesse perché si potesse auspicare una diffusione della pace e della democrazia in un mondo "globalizzato". Come spiegare l'incredibile portata e intensità delle ondate di violenza che hanno messo a ferro e fuoco i cinque continenti, trasformando gli ultimi cento anni in una tragica stagione di massacri, genocidi e innumerevoli conflitti etnici e religiosi che si protraggono, con immutata ferocia, anche nel Terzo millennio? Questo studio è una riscrittura dell'età contemporanea in cui l'autore ricerca le radici dei conflitti e delle esplosioni d'odio che hanno sconvolto il ventesimo secolo, fino a individuare alcuni tratti comuni a tutte le guerre del Novecento. "La guerra del mondo narrata in queste pagine conclude Ferguson - si ostina a non finire: finché gli esseri umani si prefiggeranno la distruzione dei propri simili, finché temeremo, e nel contempo desidereremo, di vedere devastate le nostre metropoli, questa guerra è destinata a continuare, abbattendo le frontiere della cronologia."
| La recensione de L'Indice |
 Docente a Harvard e collaboratore di alcuni fra i maggiori giornali americani, Ferguson è uno studioso di guerre e imperi moderni. Qui si ripropone di individuare il filo rosso in grado di lumeggiare la natura di quello che chiama "secolo letale": il ventesimo. Tre sono i fattori attivi e determinanti che vi riscontra: "conflitti etnici", "volatilità economica" e "declino degli imperi". Il saggio, che si avvale di un apparato iconografico di notevole valore, indica dunque come fondamentale, per lo scatenarsi della violenza, la mancanza di un equilibrio, sia esso politico o economico. Ciò determina una polarizzazione in seno alla società, come accaduto per esempio in Cina, dove la rivoluzione culturale ebbe nel Libretto rosso, scrive Ferguson, il "manifesto di una guerra civile fra generazioni". Quale perno del Novecento l'autore decide di porre la seconda guerra mondiale, cosicché avvia la propria analisi nel 1904, con i giapponesi vittoriosi sui russi, per concluderne la parte più consistente con il 1953, quando, all'indomani della guerra di Corea, colloca l'inizio della "terza guerra mondiale". Partendo da una ricognizione sulle più note teorie razzistiche; passando, poi, all'analisi dei flussi economici; giungendo, infine, a una panoramica sulle conseguenze dello sgretolamento degli imperi (fra i quali sono disinvoltamente compresi l'americano e il sovietico), Ferguson avanza un'interpretazione che offre realmente nuove prospettive: non tanto in virtù delle singole considerazioni che ne stanno alla base, quanto piuttosto per il loro efficace armonizzarsi. Daniele Rocca |
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