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Culicchia Giuseppe - Brucia la città |
Allegra è sparita, e Torino non c'è più. O meglio c'è ancora, ma è così cambiata che si stenta a riconoscerla. E Iaio? Forse sta ancora con Allegra, e dovrebbe mettersi a cercarla sul serio, anche se a dire la verità non ne ha troppa voglia. È un mondo fatuo e paradossale, quello che sciama attraverso il Quadrilatero Romano della città dove gli operai di un tempo sembrano essere stati rimpiazzati da una tribù di creativi, modelle e giovani smaniosi di estasi a buon mercato; un circo a cielo aperto, un mondo alla rovescia, dove le bionde si tingono di nero, le ville al mare sono arredate come baite di montagna e gli adulti, incapaci di assolvere il loro ruolo, restano voci fuori campo, come nelle strisce dei Peanuts. Così non suona implausibile che Iaio e i suoi amici dj Zombi e Boh, strafatti di bamba a ogni ora del giorno e della notte, possano farsi testimonial della campagna "La Droga Ci Fa Schifo", in un contesto popolato da improbabili assessori alle Notti Bianche, palazzinari assatanati e pubblicitari costretti a inventarsi sempre nuove iniziative di marketing. Tra conversazioni surreali, allucinazioni private e feste indimenticabili, i nostri tre eroi vagano per le strade di una Torino notturna, sporca, a tratti torbida e "proibita", alla ricerca di un irraggiungibile equilibrio: perché sotto lo scintillio superficiale di tante vite si nascondono ferite profonde, dissimulate dai comportamenti indecifrabili di giovani uomini disorientati.
19 recensioni presenti. Media Voto: 2.42 / 5Sceicco (21-12-2009) I libri di Culicchia li ho letti quasi tutti, e questo forse è quello che mi è piaciuto di meno. Non perchè non sia piacevole, ma perchè poteva benissimo avere 300 pagine, invece di 400. Ad un certo punto ho avuto la sensazione che si stesse divulgando troppo.
In ogni caso il secondo capitolo e geniale, io poi l'ho sentito letto direttamente da Giuseppe ad un incontro, ed è stato veramente uno spettacolo... Voto: 3 / 5 |
francesco fpallotti@hotmail.com (16-11-2009) Una gran tristezza mi ha dato questo libro. Non per l'argomento, perchè non c'è argomento. Solite storie già scritte molto meglio da altri. Il signor Culicchia sembra abbia tirato fuori dal cassetto un libro che aveva scritto 20 anni fa e si sia detto: "Con la schifezza che c'è in giro questo può essere ancora leggibile!". Invece no, perchè fa la figura del Moccia. Cioè mi dà una grande tristezza......
20 anni fa o giù di lì Murakami ha scritto Norwegian wood..... Voto: 1 / 5 |
Floriano (27-10-2009) Tragicamante già vecchio, perchè lento, noioso, prevedibile, sempre in affanno. Non tutto però è da buttare. L'immagine di questa "torino da sniffare", perennemente col complesso di inferiorità verso milano e verso il resto del mondo è reale, e personalmente trovo la cosa divertente. La scrittura però non scorre, culicchia osserva e racconta questa realtà, di cui fa parte lui stesso, con gli occhi ed il linguaggio di chi giovane non lo è più e la cosa non gli fa per niente piacere. Spesso è patetico e l'alone moralista che pervade il romanzo è parecchio fastidioso. Voto: 2 / 5 |
joe sapor@ymail.com (23-09-2009) se amate la cultura underground alla "Gioventù cannibale" questo libro fa per voi. ottimo lavoro. Voto: 4 / 5 |
trota (18-09-2009) un libro nato vecchio, senza virtù nella prosa. Sconsigliato. Voto: 1 / 5 |
Silvia (31-07-2009) Che dire? Semplicemente che è un libro davvero brutto. I protagonisti, che oscillano faticosamente fra il grottesco e lo stereotipato, non mi hanno trasmesso alcun tipo di emozione, positiva o negativa. Inoltre le continue volute ripetizioni di alcune frasi e parole, unitamente al lungo, noioso elenco degli "sponsor", rendono il linguaggio poco scorrevole e la tentazione di leggere una pagina sì e una pagina no diventa davvero troppo forte per resistervi.
Lo sconsiglio. Voto: 1 / 5 |
lucre (25-07-2009) Bello, ma la fine mi ha davvero lasciata interdetta! Voto: 4 / 5 |
Giorgio (01-07-2009) Negativo. Un libro pieno di nomi, posti, vie, marche. Se voglio cronaca, leggo un quotidiano oppure vedo una partita di calcio. Un romanzo è emozione non soltanto descrizione. E' la prima volta che leggo un libro di Culicchia e credo sarà anche l'ultima. Sembra Moccia,....Iaio, Boh, Zombi ..... Voto: 1 / 5 |
Luca (10-06-2009) Da evitare come la peste...Un libro zeppo di luoghi comuni negativi sulla gioventù. Non voglio dire sbagliati, ma dipingere tutti i ragazzi oggi presenti in Italia in questo modo è deprimente. E poi vedere la mia città descritta in quel modo...Mi spiace per Culicchia, ma personalmente credo che abbia sbagliato in toto questo libro. Voto: 1 / 5 |
bix (10-06-2009) ma lo sai che alla fine un dubbio ce l'ho? Nel senso che se vuoi qui dentro ci puoi leggere la critica sociale di Culicchia, sicuro che c'è. Però quando giri l'ultima pagina del libro, tutto sommato hai appena finito di attraversare 400 pagine monotematiche, con l'ultimo capitolo in cui secondo me c'è anche una specie di morale ad indicare che senza 'valori' si è soli. Molto retorico, no? E poi non è nemmeno detto che sia così.
Comunque a mio giudizio è un libro ben scritto con stile moderno, ma estremamente faticoso perché alla somma delle cose è anche di una povertà/aridità allarmante, e che con la scusa del vuoto che pervade i protagonisti gira sempre attorno agli stessi temi di eleganza, bamba e fenomeni trendy. Capisco che i protagonisti non hanno altro per la testa, però qui si sfrutta fino in fondo la pazienza del lettore.
E poi sarà anche una buona tecnica narrativa, ma almeno un centinaio di pagine qui sono 'copia&incolla', quando non proprio tratte direttamente dagli yuppies di Ellis.
Meglio 'Il Paese delle Meraviglie'. Voto: 2 / 5 |
bigliame (29-05-2009) Sono perfettamente d'accordo con Luca. Il libro è un'esasperazione della realtà: lo sappiamo tutti che Torino non è tutta così, ma questo modello sociale esist. Vogliamo continuare a tapparci gli occhi e vedere solo il bello? Le speculazioni edilizie, i vari "magna magna", la diffusione della cocaina, i ricchi e i finti ricchi...sveglia, esistono!
Jessica vuoi un esempio? Davide Brocchi che alla fine del libro decide che forse non si candiderà, magari allora proverà a partecipare al Grande Fratello. Questa è la realtà. Voto: 5 / 5 |
Luca (19-05-2009) E' un libro geniale. Chi si indigna per quello che c'è scritto è perchè ha la coda di paglia.
Chi come Jessica (che ha scritto qui) dice che questo libro non la rappresenta, significa che o non ha capito il senso, o non è in buona fede: Torino a livello organizzativo, musicale, politico è veramente così. Dal Traffic Festival, a HMA. Dalla riqualificazione del Quadrilatero Romano ad opera del cognato dell'ex Sindaco (e poi presidente del TOROC), al radical chic che pervade molti torinesi della "torino bene".
Paris Hilton, l'Hummer H3, la tavola da surf sotto il braccio dei "giovani ribelli e creativi" sono solo metafore.
Non prendiamocela... è il nostro tempo e la nostra città.
Ne facciamo parte anche noi e contribuiamo a tutto questo incosapevolmente. Ora, anche se non è il Vangelo, grazie ad un semplice romanzo qualche dubbio ci verrà. Forse. Voto: 5 / 5 |
Jessica (03-04-2009) Ho finito di leggerlo a stento...perchà sono una mega amante della lettura e perchè AMO la mia città...Torinese di nascita e di vita...come il buon Culicchia che dipinge la mia città nel peggiore dei modi, che scrive anzi vomita storielle sulla Stampa sempre di cattivo gusto...non capisco come una nativo di questa fantastica città possa cadere in tanta banalità. Quindi scrivo per ricordare a tutti che gente come Dj Iaio e Dj Zombie non rappresentano la MIA città, che fare nomi e cognomi dei proprietari dei locali NON da maggiore credibilità al testo...che Paris Hilton non è assolutamente l'icona del MIO secolo ma forse quella di uno scrittore troppo presuntuso per VIVERE la vera Torino e solo capace di sputarci sopra...la grigia Torino è dipinta così grazie alle parole di persone grigie.
La magia di questa città è riservata a pochi. Voto: 1 / 5 |
Caio di Rubamatic (19-03-2009) Torino non è certo nè la Los Angeles di Ellis, nè la New York di McInerney, eppure Culicchia ci ha provato, con esiti controversi forse. Se la noia domina la scena e passa sopra anche alla morte, alla fame, alla perversione, con una monotonia che stordisce, non è detto che anche il lettore debba abbandonarsi passivamente ad essa. Piuttosto si fa portare per mano attraverso una galleria di déjà vu ossessivi dai quali non riesce a liberarsi...e finisce per diventare anche lui un personaggio dell'allucinazione collettiva. Un libro feroce, ma solo a sprazzi. Voto: 3 / 5 |
monica espomarc2007@alice.it (16-03-2009) Verso la fine del libro il protagonista vomita. E ho vomitato anche io - in senso astratto ovviamente - dopo aver terminato di leggerlo. Ho faticato tantissimo ad arrivare alla fine. Ma dovevo perchè con i tempi che corrono spendere denaro sonante per acquistare un libro e poi non leggerlo è quasi un'eresia. Ma il libro è davvero brutto. E noioso. E sà di vecchio. Ellis scriveva già le stesse storiacce per i ragazzi americani degli anni 80. Ma almeno lui, sì, riusciva ad essere ironico, divertente e leggevi i suoi libri in un lampo. Culicchia è noioso, fà il verso a certi autori americani. Ma solo il verso appunto. Anche perchè Torino non è la ULA. La storia dei giovani, ricchi, drogati e annoiati, dj a tempo perso, annegati nella "bamba". Con finale amaro è roba stravecchia che ha stufato. Trita e ritrita. Del libro insomma salvo l'immagine della copertina che è fantastica. Il resto è: noia. Noia, noia, noia, noia, noia. Spero solo che il Sig. Culicchia verrà pagato bene dai proprietari dei vari marchi di abbigliamento, motoveicoli e veicoli che lui cita ad ogni piè pari...perchè il servizio che offre loro nominandoli in continuo è ottimo. Voto: 1 / 5 |
antonio (13-03-2009) Che delusione!!! un libro già letto, già sentito, nulla di nuovo, nulla di originale, sono cose che già scriveva Welsh 15 anni fa, anzi diciamo che questo romanzetto è proprio una taroccata di Welsh (leggetevi Trainspotting, Porno, Il lercio, Ecstasy, Tolleranza zero e sarà come leggere Brucia la Città). Anche inserire alcune scene fantasy da pasticcati, è una tipica tecnica narrativa del genio scozzese.
Per commentare in definitiva questo romanzo, uso la stessa espressione dei giovani torinesi di fronte alle opere d'arte esposte nelle rassegne: divertente, davvero divertente...cioè nulla di che. Voto: 1 / 5 |
paolo (01-03-2009) Bellooo! È il secondo libro di Giuseppe che leggo e sono per la seconda volta rimasto molto contento. Davvero bravo, il libro si legge in poco tempo, godibilissimo e divertente. Voto: 4 / 5 |
Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (27-02-2009) Capitano tante cose, in questo libro, una più trash e grottesca dell'altra, ma non succede niente. La vita piena di questi dj da strapazzo, di queste ochette pettinate e vestite in serie nasconde un vuoto morale vertiginoso e le figure degli adulti non incrementano certo la media di intelligenza ed eticità (bella la scelta dei nomi per gli assessori Mintasco, Mincenso, per l'architetto Deturpi e altri). Le prime 100 pagine, a voler stendere ettometri di pelo sullo stomaco, sono anche, se non piacevoli, significative dello sbandamento collettivo, ma poi la litania ripetuta ossessivamente bamba-sesso-musica, con overdose seriale e perversioni sessuali vissute con la noia della ripetitività infastidisce e, a dispetto di tutte le buone intenzioni dell'autore, annoia. Voto: 2 / 5 |
Ornella (16-02-2009) 400 pagine con un ritmo molto sostenuto. Una specie di trainspotting torinese però con 4 pirla come personaggi, ricchi, cocainomani e così poveri di spirito da telefonarsi per comunicarsi le news di Paris Hilton. Bella la figura femminile di Allegra che è sparita ma c'è in tutto il libro.Ti illudi che possa avere trovato una via d'uscita. Leggendo la storia dei tre deejay ti rendi conto che non possono esserci persone così che vagano e sopravvivono nelle nostre città. Però un po' di paura che possano esistere ti viene.Trainante. Voto: 4 / 5 |
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