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Pastore Carlo - Se fai un bel respiro | Carlo è un diciottenne di provincia con una incontenibile voglia di costruirsi una vita su misura dei suoi sogni. Del suo luogo detesta il vuoto. Soffre i giorni sempre uguali, senza mai una faccia nuova, nel triangolo composto da scuola-casa-weekend in caccia di emozioni. Vive passivamente il rapporto con i genitori, imborghesiti dagli anni e dalle vicende della vita. Per fortuna ci sono gli amici. Con Diego, Adriano e Michele, Carlo vive esperienze a forte impatto sensoriale, dal tuffo notturno nel lago alla droga che si trova facile. Sa che tante delle cose che fa non lo porteranno lontano, ma non conosce altro modo per riempire questo niente se non attraverso la ricerca di affetti sinceri. Poi una notte sale sul tetto della scuola con Francesca, una ragazza appena arrivata in paese di cui si intuisce un passato oscuro. La scintilla scocca e improvvisamente illumina l'orizzonte di una luce nuova. "Se fai un bel respiro" è il romanzo d'esordio di Carlo Pastore. La storia è vagamente autobiografica e liberamente ispirata alla vita di tanti ragazzi di provincia che cercano la propria identità, che provano tutto per capire chi sono e che, soprattutto, vogliono amare e sentirsi amati.
Media Voto: 2.5 / 5Silvia (14-12-2009) Mi aspettavo molto di meglio da questo libro: Carlo Pastore non scrive male, anzi. Ma la storia non è per niente appassionante, a tratti persino assurda, e soprattutto si parla troppo spesso di droga. Veramente troppo. Non esiste solo quella per sfuggire a un'esistenza banale, Carlo Pastore lo sa? Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Gabriele gabri-t@hotmail.it (24-05-2009) Io e Carlo siamo coetanei, ma non mi rispecchio in pieno nel suo modo di descrivere la provincia. Ho comprato questo libro grazie al titolo accattivante, che suppongo preveda il bisogno, più che la voglia, di andare contro il mondo e di godersi la vita fino in fondo, senza perdersi un attimo che sia uno soltanto, prendendo un bel respiro e tuffandosi a capofitto nelle acque della vita. Annaspando quando c'è da annaspare (amicizie perse: ecco, questo mi pare un tema ben affrontato, in modo molto realistico) e nuotando in mare aperto quando se ne ha la possibilità. E allora lungi da me fare il moralista, ma arrivano le feste che paiono necessariamente distruttive, la droga facile (troppo) e il sesso altrettanto sbrigativo e leggero. Carlo non fa altro che descrivere ogni spaccato d'adolescenza (che coincide con la "guerra", come scrive lui e come cantano i TARM), ogni senso di disagio verso una società che è difficile da digerire (scrive: "io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono", come diceva pure il Signor G.), e sono tutti argomenti già espressi milioni di volte. Lui lo fa alla sua maniera che non considero sbagliata, ma nemmeno da paragonare a quella di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", come ho avuto modo di sentire in giro. Ha uno stile che non mi dispiace, in ogni caso, e dice le cose senza troppi giri di parole, arrivando al sodo. E' soltanto la folta presenza della droga, che proprio non sono riuscito a digerire: sembra quasi un must degli adolscenti, il modo più facile per fuggire via. E posso dire che non è sempre così. Anche se poi capita che sia assunta soltanto per bravate tra amici, e questo mi porta ancora a riconoscere in parte a Carlo i suoi meriti nel tentare di descrivere un'età spesse volte buia e solitaria. Non manca poi -altro segno distintivo dell'adolescenza- la ricerca assidua dell'amore e la delusione che esso porta certe volte, e le sorprese che invece sa anche regalare inaspettamente; perché no. Carlo Pastore grandissimo vj, ma da rivedere come scrittore. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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