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Shapiro Shel - Io sono immortale. L'avventura di un ragazzo e di una generazione... | Shel Shapiro, anima e voce dei Rokes, il complesso di "È la pioggia che va" e "Ma che colpa abbiamo noi" ci racconta con passione e divertita ironia l'atmosfera irrepetibile che si respirava negli anni Sessanta, quando sembrò essersi concentrata una creatività, un'energia sociale, ma anche intellettuale, culturale, comportamentale, davvero irrepetibile. I giovani si sentivano uniti da un implicito consenso generazionale, c'era una specie di tacito ammutinamento al mondo governato dagli adulti, si era contro a prescindere, a volte anche quasi senza nemmeno sapere contro che cosa. Le ragazze erano "disponibili, si dormiva in alberghi a mezza stella" e forse c'era ancora lo spazio vitale e umano per intravedere un futuro. Mentre l'incubo del nucleare lascia il posto all'infermo del Vietnam, mentre Bob Dylan annuncia in America il tempo nuovo e una moltitudine di ragazzi urla "peace and love" nel fango di Woodstock - John e Bob Kennedy, Malcom X e Martin Luther King sono già stati assassinati - per Shel nascono e muoiono amori, amicizie e anche qualche sogno. In mezzo a tutto questo la Swinging London, la nebbia, il freddo di Amburgo tra il porto e la strada delle puttane, a suonare dieci ore di fila negli stessi locali dove si esibivano anche i Beatles. E poi l'Italia vista da Milano e da Roma, quella di Fellini e della "Dolce vita", un Belpaese ancora in bianco e nero e bigotto, dove per una sconfitta a Sanremo ci si poteva anche togliere la vita.
Giuseppe Novellino (03-01-2012) Piacevolissima lettura, per uno come me che aveva diciott'anni nel 1967. Ma sensz'altro interessante lettura per tutti coloro che amano il genere biografico e vogliono saperne di più sui leggendari Rokes, sulla musica e sul costume degli anni Sessanta. Con un linguaggio spigliato, libero e incisivo, Shel ci riporta in quell'atmosfera. Rinfresca i nostri ricordi, ci parla di lui, della sua voglia di musica, di libertà, di amore e di avventura. E così diventa l'icona di un desiderio trasgressivo ma anche costruttivo, il desiderio di chi, come tanti altri, si è sentito veramente nel mezzo di un grande movimento giovanile che voleva edificare un mondo migliore.
Il racconto percorre gli anni di una generazione e si fa di essa testimone. A volte la nostalgia fa capolino, inevitabilmente; ma il tutto è trattato anche con un certo distacco, di chi vuole riconsiderare le cose per capire, più che per celebrarsi. Quando parla dei Rokes, Shel dice che erano quattro ragazzi ovviamente spensierati, spendaccioni, irrequieti e un po' narcisisti. Hanno goduto quattro o cinque anni di grande successo e si sono divertiti a suonare. Che cosa potevano sperare di più dal destino?
Bravo Shel! Sei stato un autore della colonna sonora della nostra giovinezza, e adesso ti è venuta pure la voglia di riflettere sulle luci e sulle ombre di quel momento storico, ma anche di questo, forse più teso e incerto, in cui viviamo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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