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Perrone Roberto - La ballata dell'amore salato | Genova, 1990. È una fredda domenica di fine novembre e Girolamo Moggia aspetta a pranzo il figlio che deve arrivare da Milano, dove ha fatto carriera diventando un importante manager. Girolamo Moggia è un picchettino, uno di quegli operai che scendono nelle caldaie a pulirle quando una nave si ferma nel porto. Girolamo Moggia è un uomo pratico, di poche parole, anche ruvido, ma è uno senza maschera, che dice e fa quello che pensa. Per quel pranzo domenicale ha comprato i corzetti, una tipica pasta genovese, e non vede l'ora di cuocerli. Non tanto per la fame, quanto perché deve andare allo stadio. C'è il derby Genoa-Sampdoria, e non ha nessuna intenzione di perderselo. Ma il figlio tarda. Eppure devono discutere di questioni importanti. Girolamo Moggia è da poco diventato vedovo di una moglie molto amata, ma adesso tutto il suo amore, nato negli anni della guerra e cresciuto nel tempo, più forte delle differenze sociali, si è trasformato in rancore. Ogni volta che ripensa alla moglie, l'odio e la rabbia lo assalgono come una mareggiata cattiva in certi giorni d'inverno. Che cosa ha scoperto? No, non si tratta di un tradimento, anche se, in qualche modo, è come se lo fosse. E che cosa deve decidere adesso, così urgentemente, con il figlio? Qualcosa è intervenuto inaspettatamente a scompaginare le sue certezze, e adesso Girolamo Moggia, volente o nolente, si trova a farci i conti, in un andirivieni di ricordi, alcuni ormai aspri, salati, altri, malgrado tutto, ancora dolcissimi.
Media Voto: 4 / 5Alberto (23-03-2011) Un libro molto dolce,che mi ha lasciato con la speranza che a volte queste storie possano esistere per davvero. Quando un libro ti fa provare emozioni vuol dire che è scritto con passione. Bravo Perrone, così sono subito andato a comperare anche il precedente, "Averti trovato ora" che è anche questo valido. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Valerio valerioulivo@alice.it (11-02-2010) Perrone non tradisce...Forse è un filo sotto rispetto ad "Averti trovato ora" ma ci ritrovi la stessa narrativa...e sentimenti non detti e parole incrostate di sale..C'è un Giorno lungo una vita, c'è pioggia che inzuppa i ricordi, c'è il vecchio Genoa di mio nonno...C'è la speranza di cambiare e (ri)cominciare a vivere, fino all'ultimo dei giorni.. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Annalisa (31-01-2010) Girolamo è un ruvido dal cuore tenero. Bello, attraente, con un passato di famiglia paesana, solitudine, lavori umili, dirittura morale e un grande amore. Silenzioso, solitario, nel suo appartamento presente da svuotare, vendere e dimenticare, e un rancore che lui a volte chiama odio e che stride con quello che, piano piano, si viene a conoscere della sua vita.
In mezzo, una bambina, una ragazza, una donna che appare e scompare nei quadri di un’esistenza che ricostruiamo con lui, con i suoi ricordi.
Perrone è abile a dire e non dire, suggerire e nascondere, tenere in sospeso e rivelare soltanto quando gli va. Forse il gioco è un po’ troppo scoperto, e, alla fine, dopo esserci chiesti il perché e il percome di molti pensieri o avvenimenti, la rivelazione appare quasi scontata. Solo alla fine, però, perché per tutto il libro Girolamo ci tiene saldamente per mano mentre ci guida nei saliscendi di Genova e della sua vita, con brusche giravolte, ritorni al passato, affondi nel presente.
La storia, come detto, si sfilaccia soltanto negli ultimissimi capitoli, dove anche il linguaggio cede a volte a espressioni poco curate e a volte banali (come nella scena tra Girolamo e la nuora). Il puzzle di una vita tra le pieghe della storia. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
massimiliano (12-01-2010) Un libro che convince: Roberto Perrone in un linguaggio asciutto ma mai arido, a tratti emozionante ma non affettato scrive una bella e credibile storia incentrata sul trascorrere del tempo. Gli anni del ricordo - dalla giovinezza di Girolamo Moggia fino a quel 21 settembre 1990 che cambiò la sua vita, affondò le sue certezze, tramutò in odio viscerale l’amore della moglie provato incondizionatamente fino allora - penetrano con prepotenza, in un’alternanza continua, le poche ore in cui si consuma l’attesa, tutta al presente, dell’arrivo del figlio da Milano per discutere di affari importantissimi: ritmicamente, come la risacca; ciclicamente, come una ballata appunto, in cui l’hic et nunc rappresenta il refrain ( o ripresa ), l’elemento fisso caratterizzante lo schema strutturale di questa composizione mentre il passato si identifica nelle strofe ( o stanze ) sempre cangianti, riassunte nei titoli di ogni capitolo. Tre le passioni coltivate dal protagonista; tre gli amici frequentati; tre le donne importanti: sarà proprio l’epifania femminile nel finale che con la sua confessione permetterà al picchettino genovese in pensione di ricomporre la frattura tra la memoria del passato ed il giudizio distorto sul presente, in un futuro prodigo di tutto quanto egli ha sempre centellinato per carattere, orgoglio, convinzione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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