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Tobino Mario - Gli ultimi giorni di Magliano | Quando nel maggio 1978 la legge 180, nota come "legge Basaglia", sancì la chiusura degli ospedali psichiatrici, Mario Tobino era direttore del manicomio di Lucca e in questo romanzo trasfuse, in un linguaggio esemplare, terso ed elegante nella sua fluidità, le proprie sensazioni: l'amarezza nel vedere il proprio lavoro quarantennale messo da parte; l'amore per una splendida figura di donna, Giovanna, e l'affetto per i suoi malati; la sua missione di medico esercitata con umiltà e dedizione; l'ammirazione e la gratitudine per l'oscuro, fondamentale lavoro degli infermieri. E soprattutto lo sgomento di fronte al mistero della mente umana e della follia che le nuove schiere di psicologi devoti alla moda e al potere tentavano di curare semplicemente negandola. Il testo è presentato da una introduzione di Michele Zappella, nipote dello scrittore, neuropsichiatra infantile, ed è seguito dalle pagine inedite tratte dagli ultimi quaderni di quel diario - tenuto da Tobino dal 1945 al 1980 - depositario di fulminanti riflessioni sulla psichiatria e sulla letteratura, di prove di scrittura, di violente accuse professionali ma anche di intensi ritratti di malati e di visionarie utopie.
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (29-09-2011) La scienza e ancor piu' la sua storia avrebbero avuto la meglio sulle vecchie posizioni del Tobino, ( sia pure vestite di prosa elegante ), psichiatra e direttore del manicomio di Lucca. In altri termini, tutta la poesia dedicata a questi temi delle menti malate, questi racconti di fatti disperati e questi ritratti toccanti, sarebbero stati messi da parte come vecchi stracci e Basaglia da Trieste, a differenza dello scrittore da Magliano, avrebbe avuto ragione sui tanti temi di proposta della legge 180. Poiche' nulla puo' fermare le ragioni della scienza specie se ad anteporre le proprie si delaga il compito a quelle del cuore. Ma, il libro resta interessante, molto interessante, poiche' interessa leggere e riflettere il punto di vista di chi pur avendo capito e vissuto molto della vecchia psichiatria, si trova comunque a disagio, ma nella perfetta buona fede di scienza e coscienza, al cospetto del nuovo che inesorabilmente avanza. Eppure gli psicofaramaci sono degli anni '50, il vecchio Largactil, tutt' ora in auge, e' del' 52. E quindi la follia delle urla devastanti, dei deliri scompensati, e del male oscuro estremo sarebbero gia' state imprigionate dalle molecole di allora. Di li' a poco sarebbero stati classificati gli effetti collaterali di questi ultimi, anch' essi terribili e non poco, ma questo e' altro discorso che nulla toglie all' efficacia del farmaco sul sintomo, pur togliendo, tutto o quasi, alla vita del paziente intesa quale godimento della sua qualita'. Tobino quindi, scrive con il cuore, e che cuore, descrive con alta cognizione di causa, competenza di fatti e antefatti a lui noti, a lui dati e affidati in cura. Molto di cio' che dice scrivendo sarebbe stato giocoforza smentito ma, la poesia, a differenza della sua visione di parte, sarebbe rimasta intatta. Leggere per credere. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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