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Corona Mauro - Il canto delle manére | La manéra è la scure dei boscaioli di Erto. Nessuno come Santo della Val, che abbiamo già incontrato in Storia di Neve, ne conosce il filo della lama, l'equilibrio del manico, nessuno come lui sa ascoltare il canto che si alza dalle manére quando i boscaioli entrano a far legna nei boschi. Santo è il migliore tra di loro, il bosco è la sua vita, ma la violenza del sangue lo costringe alla fuga dal paese per cercare fortuna tra le ricche foreste dell'Austria. Nuovi amici e nuovi amori, pentimenti e bramosie dell'animo, finché Santo, dopo l'eccezionale incontro con il grande scrittore Hugo von Hofmannsthal, sentirà imperioso il richiamo della propria terra.
Recensioni 1 - 20 di 21 recensioni presenti. Media Voto: 4.14 / 5Fabio F (09-07-2011) Lo scrivere e l'ambientazione sono familiari. I monti e boschi di Erto sono oramai una costante che però crea confidenza nella lettura, ti fa sentire parte di qualcosa.
Come un racconto davanti al camino d'inverno scorre la vita di Santo, nonostante il nome una vita maledetta.
UN racconto di quando il tempo non aveva dimensione, di quando le stagioni si susseguivano una uguale alle altre, tagliando un bosco dietro l'altro. Un bel racconto con bei personaggi autentici.
Se si è in grado di apprezzare la molteplicità di dettagli con cui Corona descrive correttamente l'attività dei boscaioli avremo da questo libro una piacevolissima sensazione di autenticità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gibi (14-01-2011) Altro grande libro di Corona, scritto a suo modo e che va letto tenendo conto di ciò che lui è.
Questo lo dico per chi si lamente dei suoi "dialettismi"... non c'è niente di più vero del fatto che lui scrive come parla, e di conseguenza scrive com'è lui, grezzo ma sensibilissimo, ruvido e aspro ma poetico e malinconico. Cosa vi aspettavate da lui, che fosse un fine filologo/linguista?
E ai furlans/belumat che scrivono: in effetti anche io mi rendo conto che alcuni dei termini che usa sono molto più da alta marca trevigiana (di dove sono io) che friulani o bellunesi... boh... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Marco Tolotti marcotolotti@inwind.it (01-11-2010) Un'altra ottima "fatica" di Mauro Corona. I suoi libri ti fanno vivere la montagna ed i boschi, la vita e le fatiche, le storie e le conflittualità fra le persone di montagna. Un libro che consiglio, non fatevi ingannare però dalla volutamente sgrammaticata grammatica. Buona lettura Voto: 4 / 5 |  |  |  |
simona (23-09-2010) Sono daccordissimo con Stive, adoro Mauro Corona
e anche io ho letto parecchi suoi libri,IL CANTO delle Manere mi e' piaciuto tanto.Io ho avuto la fortuna a maggio di poterlo conoscere di persona ad Erto e vi posso dire che e' un personaggio !! MI ha autografato L'OMBRA DEL BASTONE altro bellisimo libro .
Consiglio i suoi libri a chi vuole conoscere la vita vera delle montagne e dei suoi abitanti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
steve (08-09-2010) Come sempre un buon libro!! Mauro Corona e le sue montagne danno un senso di genuinità e allo stesso di crudezza della vita allietando il lettore! Personalmente adoro questo scrittore; ho letto molti altri suoi libri, e 'Il canto delle manere' mi ha ricordato un po 'L' ombra del bastone', il quale a mio avviso è l opera editoriale di Corona piu riuscita in assoluto!
Consiglio ovviamente questo libro a tutti! E' un ottimo romanzo .
4 stelle
ciao a tutti Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Claudio Mazzarol (30-08-2010) Stupenda opera dove fantasia, immaginazione, leggenda e realtà si fondono in una atmosfera che inchioda il lettore, portandolo con intensa curiosità fino alla conclusione.
Tre sono i grossi interrogativi che ci si pone, cercando di prevederne l'epilogo.
Il primo, se otterrà conferma il proposito di vendetta (giustizia) manifestato da Sante lungo il suo errare per terre lontane dalle sue natie. Sicuramente quello dall'esito più scontato.
Il secondo riguardante il possibile ritrovamento di una pace interiore e una serenità sentimentale, che lascia incertezza fino alla fine.
Il terzo inerente l'esito del processo per chi come Sante è chiamato a rispondere per aver nel corso della propria esistenza, calpestato irriverentemente senza rispetto la natura e l'ambiente, in nome di vile dio danaro.
Romanzo esaltante, crudo, diretto, forte nei contenuti. Sicuramente poco disponibile nell'attribuire un diverso, più generoso e migliore ruolo alle donne che in esso sono presenti. Ma come ben sappiamo l'autore si pone in un contesto quasi misogeno nei confronti del gentil sesso.
NON comprendo affatto le note negative che altri hanno inserito, ritenendole gratuitamente fatte.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
caterina (17-05-2010) Sublimi le metafore. Notevole l'apertura oltre Erto alla ricerca di una catarsi che non avverrà.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
MauroB (08-05-2010) La storia è molto bella,peccato che il libro è scritto in maniera molto sgrammaticata,lo so che l'autore lo fa apposta a scrivere così.Avrei espresso un voto più alto se fosse stato scritto
in modo "normale".Comunque da leggere... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Annapanna (27-04-2010) Anche per me è stato il primo libro letto di questo autore che mi hanno presentato personalmente. Il libro è scorrevole e si legge facilmente. E' la storia di Santo e della sua scure, la manéra. Emozionante a tratti e anche piacevole.
Lo consigli per "conoscere" i boschi e le sensazioni e le emozioni della vita da boscaiolo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Davide Zerbini (24-02-2010) Un romanzo magnifico. E' il primo libro di corona che leggo e trovo che sia intenso come pochi. Una storia la cui narrazione si sviluppa tra minimalista ed epico, raccontata in un linguaggio incisivo e interessante, che accompagna il lettore in una dimensione diversa dalla propria. Elementi disseminati quà e là anticipano lo sviluppo della storia e la rendono più avvincente, oltre che ricca di riflessioni e spunti sul tempo e sulla vita. Finale non banale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
valeria (23-02-2010) E' un libro dolcissimo, pieno di poesia. La violenza che vi è contenuta è quella che può capitare nella vita. Nulla di scandaloso.
Il linguaggio misto tra italiano e dialetto dopo le prime righe risulta piacevole e rende bene l'atmosfera del tempo. bello! mi è piaciuto molto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ugo Bernes (11-02-2010) Proseguendo l'itinerario iniziato con " L'ombra del bastone", Mauro Corona cerca di proporre dei testi scritti in maniera "popolare", cioè con un italiano infarcito di dialettismi, fatto stilisticamente non presente se non sporadicamente nei suoi libri precedenti. Non so chi glielo abbia proposto, questo stilnovo, ma al lettore risulta fastidioso, falsamente popolareggiante, soprattutto per tutti quei verbi che si fermano al singolare e ignorano il plurale. Il tutto sa di artificioso, falsamente semplice, e secondo me non giova affatto all'autore. E disturba il lettore, che per giunta si vede riproporre all'infinito fatti e situazioni già letti nei volumi precedenti. Mi pare che la vena di Mauro si stia ormai esaurendo, e che tante, troppe cose suonino forzate e poco spontanee, anche se nelle interviste l'autore afferma di esser stato poco spontaneo nei primi libri, e del tutto spontaneo negli ultimi: mi pare vero proprio l'inverso!
Ho letto tutte le opere di Corona, con grande gusto e soddisfazione, ma sono rimasto molto deluso proprio dagli ultimi tre libri. Speriamo si fermi qui, e continui invece con le sue geniali sculture... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Roberto (14-01-2010) Nel nostro dialetto l'ascia viene chiamata manara, e non manera (cos'é una mano nera?). Un romanzo, se tale è lecito definirlo, disastroso da ogni angolazione lo si valuti(della grammatica, dello stile, della trama ecc.). Se la Mondadori pubblica questa roba qui siamo proprio messi male in Italia oppure sono io a non capire nulla di arte e letteratura? Siccome io sono l'unico, o quasi, ad esprimere un giudizio controcorrente devo, mio malgrado, ritenere valida la seconda ipotesi e dar ragione alla Mondadori la quale fa giustamente i propri interessi.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Roberto Resemini (13-01-2010) Nel leggere quel linguaggio sgrammaticato e inventato che nelle valli friulane e bellunesi non esiste ne mai è esistito mi si torcono le budella.
L'uso smodato del singolare in certi punti riduce i dialoghi ad una macchietta del negro Zumbon : " NOI TUTI ADESSO VA A OSTERIA E BEVE BUON VINO E DOPO CANTA".
Dalla descrizione della faida tra boscaioli sembra che l'azione si svolga in Sicilia.
I precedenti romanzi erano migliori.
Stavolta frut, atu pisat fora de l'urinal". Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Peter (06-01-2010) Straordinario. Il più bello di tutti. Nonostante sia scritto nel solito italiano grezzo è veramente profondo, di cultura e commovente. La capicità di Corona di caratterizzare i personaggi è unica, ha un'incredibile dote di analizzare gli stati d'animo e di trasportare il lettore nel clima antico e duro in cui si ambienta la storia. Ci sei dentro, partecipi ti fai cullare.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto Carriero (05-01-2010) Era tempo che non incontravo una lettura così intensa. L'ho ricevuto in regalo e l'ho bevuto tutto d'un fiato: una felice sorpresa perché non conoscevo l'autore. Questo romanzo condensa una sapienza umana proveniente da un passato che oggi diamo per perduto, ma non è soltanto il buon frutto della tradizione o di un culto del tempo che fu. Di che cosa parla? Di epica! La comprensione che Corona trasmette è quella di gente che ha vissuto davvero, persone che sono state eroi del proprio tempo. Dell'epica c'è tutto. La statura eroica dei personaggi della storia è nel plot, irredimibile come il destino di tanti non eroi, ma tanto più pregnante nei caratteri forti. La trama degli intrecci personali e delle vicende collettive si staglia sullo sfondo della Storia europea a cavallo dei secoli e delle nazioni. La forza narrativa è quella cruda di ritmi cantati, in una lingua aderente alle carni dell'uomo e alle linfe di Madre Natura. La verità sta nella coerenza che lega gravemente le fortune dei personaggi, avviluppati al quadro rappresentativo dal plasma del loro genio, delle loro passioni e della loro forza vitale. La violenza, l'amore, la fratellanza, l'odio, l'estasi, la crudeltà, la generosità. Il tradimento. La fedeltà al proprio destino vince anche chi vìola l'Amore e la Terra.
Il canto delle manere è mitopoiesi di "appena ieri", perciò rivela al nostro esangue e disorientato mondo del terziario avanzato in crisi i segreti delle radici che ancora ci nutrono e muovono. Perché se gli togli la natura "anche gli alberi ha gambe" e cadono sugli uomini. Un testo felice. Ineffabile è la fortuna della letteratura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Leandro (04-01-2010) Ancora una perla preziosa nell’inestimabile collana dei libri di Mauro Corona, che ho avuto il piacere di conoscere durante un viaggio in treno un paio di mesi fa.
Non concordo con l’appunto di volgarità e di sgrammaticatura rivoltogli da un altro lettore. Le azioni, i comportamenti, i sentimenti, i rapporti fra uomo e donna, le soluzioni sbrigative - talvolta tragiche - delle controversie, la cosiddetta “morale” ricalcano la dura quotidianità dei paesi montani di un secolo fa e tali e quali Corona li ha narrati. Ci si spaccava la schiena sul lavoro, quasi nessuno sapeva leggere e scrivere, grado di acculturamento vicino allo zero, vigeva la sola legge dell’“occhio per occhio, dente per dente”: credo proprio che, da uomini “civilizzati” (il virgolettato è d’obbligo) del 2010, non abbiamo i titoli di indignarci per quella che per la povera gente era la sola vita possibile, non conoscendone altra al di fuori di pochi chilometri quadrati e della cerchia di qualche centinaio di compaesani. Ben altre volgarità, per di più gratuite, ci vengono propinate dagli odierni mezzi di comunicazione. Parimenti aderente a quell’epoca e a quel mondo è la forma rudimentale della narrazione e dei dialoghi: di certo i boscaioli friulani di inizio Novecento parlavano così e non in italiano accademico. Trovo anzi che quella modalità espressiva sia il fiore all’occhiello di quell’amalgama di fattori vincenti con cui il libro inchioda il lettore dalla prima all’ultima pagina. Lunga vita a Mauro e alla sua straordinaria capacità di affabulatore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luigi vitulano.luigi1963@libero.it (22-12-2009) E' stato un libro eccezzionale, mi piace tutto sia la ruvidezza di come si esprime in certi passi, sia come parla delle donne ( nei suoi libri ), persino la copertina è stupenda. DI tutte le suo opere secondo me il canto delle manère è la top. Da come descrive i luoghi e le cose mi sembra di vederli mentre leggo.La parte che mi ha catturato di piu' è stato il rientro a Erto di Santo della Val Martin. Un grazie a Mauro Corona per tutto questo. Ciao luigi Voto: 5 / 5 |  |  |  |
M.T. (18-12-2009) La solita ruvidezza di Corona ma condita da volgarità eccessive e una grammatica scoordinata. Un tentativo malriuscito di uno scrittore che, con altri romanzi, è riuscito a trasportarci su montagne e in ambienti ineguagliabili. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
maisterator maisterator@gmail.com (13-12-2009) Il canto delle manere (raccomandommi l'accento sulla prima "e") è uno di quei libri che, una volta terminato, diventa una parte del proprio io.
Infatti, nello svolgersi del romanzo vengono delineate situazioni, stati d'animo e comportamenti che ricorrono nella quotidianità.
Si divora in un fiato e, egoisticamente parlando, spiace che finisca. Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 21
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