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Augias Corrado; Mancuso Vito - Disputa su Dio e dintorni

Disputa su Dio e dintorni TitoloDisputa su Dio e dintorni
AutoreAugias Corrado; Mancuso Vito
Prezzo
Sconto -15%
€ 15,72
(Prezzo di copertina € 18,50)
Dati2009, 269 p., rilegato
EditoreMondadori  (collana Saggi)
 
Disponibile anche usato a € 9,25 su Libraccio.it

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Descrizione
In queste pagine il non credente Corrado Augias e il credente Vito Mancuso si sfidano in una sorta di disputa d'altri tempi. Si parla di Dio, ma anche della vita; più precisamente la vita di ogni giorno, con gli interrogativi etici ed esistenziali ai quali tutti siamo chiamati a rispondere. Si parla delle forme di potere connesse all'attività spirituale, che dovrebbe invece esserne scevra. Dell'amore, cioè di quanto nel cristianesimo sia rimasto di un amore inteso come relazione armoniosa nella sua assolutezza, succo del messaggio di Gesù. E della morte: gli esseri umani hanno il diritto di sentirsi padroni della propria morte e decidere, se afflitti da un intollerabile dolore senza rimedio, di porre fine ai propri giorni? Un dialogo in cui, partendo dal problema di tutti i problemi, Dio, la sua esistenza, la sua importanza per la vita, si affrontano i temi più disparati: l'evoluzione, il rapporto fede-scienza, l'eutanasia, l'accanimento terapeutico, lo scandalo del male, l'illuminismo, il Gesù storico, la Madonna e i suoi dogmi, la Trinità, le ingerenze politiche della Chiesa. Norberto Bobbio, diceva che "la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa". Questo libro si rivolge a tutti coloro che vogliono pensare. Pensare, o forse meglio ripensare al senso complessivo del trovarsi al mondo: se cioè esista un senso (un Dio), oppure no, solo una variopinta e mutevole sfilata di sensi, ognuno diverso dall'altro.

La recensione di IBS
Credere o non credere? Ricercare nell'esistenza un significato trascendentale o pensare che la vita finisca con l'ultimo respiro? Pensare che tutto sia nato dal caso o creato per volontà di una mente divina? Credere nella completa laicità del comportamento etico e morale o pensare che sia espressione del divino che c'è in ogni uomo? Sono interrogativi che da sempre accompagnano l'umanità e che hanno trovato spazio nei pensieri degli uomini di ogni epoca sopravvivendo alle trasformazioni delle società, degli ideali, delle chiese. Anche oggi, di fronte ai casi della vita di ogni giorno o agli eventi straordinari della cronaca, è tutto un interrogarsi, confrontarsi, ribadire dubbi o convinzioni sul senso della vita, la religione, la laicità.
Questo nuovo libro scritto a quattro mani da Corrado Augias, stimato scrittore e giornalista, e da Vito Mancuso, teologo dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e già autore di un saggio di successo intitolato L'anima e i suo destino, offre un contributo appassionato, stimolante e assai competente al dibattito. è concepito come un vivace dialogo tra un non credente dichiarato, Augias, e un credente, Mancuso, che vanta una grande preparazione sul tema. Una vera e propria disputa, come rivela il titolo, che vede alternarsi con ritmo serrato le voci dei due protagonisti. Senza perdersi in elaborate spiegazioni o teorie, gli autori puntano subito al cuore dell'argomento. Esprimono nell'incipit del saggio una sintetica e puntuale dichiarazione della propria visione della vita, e poi passano ad affrontare uno dopo l'altro molteplici temi: dall'evoluzione, senso origine della vita al dibattito sull'accanimento terapeutico e l'eutanasia, stimolati dal caso Englaro, dalle influenze della Chiesa sulla politica alla natura dell'anima. E poi il contrasto tra un Dio amore e il male del mondo, il significato dell'ateismo, i dogmi teologici e gli approfondimenti sulla figura di Gesù e della Madonna, alternati a riflessioni sui teoremi di Gödel e la teoria evoluzionistica di Darwin, sulla filosofia di Spinoza e i brani dei testi sacri.
Opinioni e convinzioni diverse si fanno strada nelle parole di due uomini di pensiero opposto, ma accomunati dalla stessa volontà di interrogarsi e confrontarsi. In alcuni casi le loro strade si incrociano e confluiscono in un'unità di vedute inattesa, che rivela come a volte le posizioni del laico e dell'uomo di fede possano conciliarsi tra loro.
Il rispetto e l'ammirazione tra i due contendenti non viene mai meno: Augias si dimostra un interlocutore mosso da forte rigore morale e grande passione per le tematiche affrontate e scopre in Mancuso un cristiano "sorprendente" per i suoi ragionamenti e le sue idee al di sopra di condizionamenti e ipocrisie.
Il loro libro nasce da un intento comune, che riesce a superare le diversità di formazione e di vedute, per scuotere le coscienze sulla più grande disputa della storia dell'uomo e aprire nuovi orizzonti di rispetto e convivenza.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 37 recensioni presenti.  Media Voto: 4.05 / 5 | Invia recensione

Gorgo l.gorgo@tiscali.it (18-09-2011)
Libro onesto, ricco di spunti, dal meritato successo. Lettura piacevole, malgrado qlche semplificaz. polemica negli interventi di Augias e qlche "eccesso" teoretico in Mancuso. Ma vi sono teorie nuove, la citaz. di episodi di cronaca poco noti, aneddoti curiosi e citaz. interessanti (es: sul problema del male e delle responsabilità di Dio gli ultimi 2 papi sostengono tesi contrastanti? Fra i santi la Chiesa venera assassini, cioè inquisitori e istigatori di torture e roghi). Personalm. sposo le tesi di A., ma trovo suggestive quelle di M., teologo eterodosso. Sue le tesi originali e sorprendenti del libro. Tuttavia gli contesterei: 1) la sopravvalutaz. (800esca) delle esperienze artistiche, che avvicinerebbero a Dio, mentre in realtà sono solo capaci di emozionare e/o far pensare; 2) l'illusione di una sostanziale armonia relazionale dell'universo (e il mors tua, vita mea della natura e dell'economia?), l'illusione di un'evoluz. ininterrotta verso il complesso (ma siamo forti noi uomini o insetti e batteri, che sopravvivrebbero xsino a una catastrofe nucleare?) e verso il meglio (qnti errori o residui evolutivi xicolosi ha il ns "meraviglioso" corpo umano? L'appendice, l'eccessiva grandezza della testa e delle spalle vs la vagina materna? Qnto è lunga la storia della vita o quella dell'uomo vs quella dell'universo disabitato?) 3) l'incoerenza della coesistenza della teoria di un Dio principio ordinatore dell'universo e quindi non responsabile del male e della sofferenza (ma che li xmette), con la teoria di un Dio buono e amorevole; incoerente cioè far coesistere teorie su un Dio non onnipotente e non "interveniente", e in genere lo scetticismo nei confronti dei dogmi tradizionali, con l'amore dichiarato x riti e preghiere cattolici. Nel finale qlche ripetiz, A. dimentica obiez. già espresse dall'"avversario", ma nel complesso ottimo compromesso tra l'opera di divulgaz. e il saggio specialistico (v. i rimandi a monografie, la bibliografia e l'indice dei nomi).
Voto: 5 / 5
Gianluca (17-12-2010)
Un dibattito tra due personaggi alla fine molto meno distanti di quanto vogliano far apparire. Da una parte un laico molto religioso, che riconosce all'uomo la sua dimensione spirituale, dall'altro un religioso molto laico, con una saggezza che sa trascedere i dogmi religiosi per riportare le diverse forme di spiritualita' umana su un piano comune. Entrambi, individui dotati di spiccato acume intellettuale oltre che di una vastissima cultura, che infatti non fanno nulla per nascondere. Peccato, infatti, che per oltre 100 pagine i due autori si dimentichino completamente dei lettori, e, vinti dal proprio ego, si sfidino in una monotona gara di sapere, tanto noiosa quanto superflua, vista l'autorevolezza dei personaggi. Serve quasi la meta' del libro per entrare nel vivo della discussione su un tema interessantissimo e che i due autori conoscono molto bene per le rispettive esperienze di vita e professionali. Il corpo centrale del libro diventa infatti improvvisamente coinvolgente, interessante, fluido, con un'analisi trasversale e profonda di temi che sono alla base delle credenze religiose di milioni di persone. Una scintilla che scocca all'improvviso e che all'improvviso purtroppo svanisce nuovamente verso la parte conclusiva del lavoro, che sfocia nuovamente in complicate analisi e digressioni riservate ad addetti ai lavori. Peccato. Con un po' di egocentrismo in meno avrebbero davvero potuto fare molto meglio. Voto 3, per rispetto dovuto a cotanta sapienza e per la conoscenza degli argomenti trattati.
Voto: 3 / 5
Giuliano (14-12-2010)
Dialogo originale fra un puro razionalista ed un teologo illuminato;mi rispecchio completamente nella posizione di Augias ed apprezzo molto l'eresia contemporanea di Mancuso. Desidero semplicemente soffermarmi su due punti.1)Dio governa indirettamente il mondo attraverso un principio ordinatore impersonale che "costituisce l'unica garanzia perchè la libertà,vero scopo della creazione,possa essere effettivamente reale...per generare lo spirito il mondo deve essere libero e proprio questa libertà è all'origine del disordine che chiamiamo male..", scrive il teologo.Ma siamo sicuri che il male deriva da questa libertà?Dio forse ignora ciò che compie il principio impersonale?Se lo ignora non è un dio omnisciente (come afferma la dottrina cattolica tradizionale) e quindi imperfetto;se non lo ignora ma non può non permetterlo non è un dio onnipotente;se non lo ignora e lo permette allora è un dio malvagio,per cui vale in sostanza l'assunto del fine (la libertà in questo caso) che giustifica i mezzi (il male appunto).Come si vede non è invocando un astratto principio impersonale che si risolve il problema del male,o meglio lo si risolve solo sacrificando l'onnipotenza e l'omniscienza di dio.2)Se l'unione fisica dei genitori concorre in maniera determinante a creare l'anima del nascituro(che non proviene direttamente da dio),come sostiene Mancuso,allora un atto materiale (la fecondazione) genererebbe una sostanza immateriale (lo spirito).Cosa dobbiamo dedurne,che la materia è il fondamento dello spirito?Ma un cattolico può sostenere una tesi simile?Capisco lo sgomento di Augias quando chiede al prof.Mancuso:"Professore,ma lei chi è"? Il libro comunque è piacevole,ben scritto,a treatti poetico,soprattutto nella conclusione dei due autori.Augias è forte del suo razionalismo critico,Mancuso invece,teologo innovatore, sembra più esposto ai poderosi colpi della logica. Leggetelo,ne vale la pena.
Voto: 4 / 5
stefano stevenpipini@hotmail.com (09-07-2010)
Bello…si bello,due persone che mi piacciono molto,il diavolo e l’acquasanta…si conoscono,si stimano,non si fanno carezze,non si risparmiano i colpi bassi in questa disputa su Dio,ma sempre parlato e mai urlato…due modi diversi di vedere l’argomento,ma molto ben scritto e interessante…
Voto: 5 / 5
Massimo maxwam@libero.it (03-06-2010)
Un bel confronto tra persone educate e pensanti, una rarità in tempo di elzeviri al curaro, di palate di fango gettate in faccia da una colonna di giornale, di duelli televisivi all'arma bianca, di(quasi)uccisioni in diretta, di prevaricazione su chi non la pensa come noi, visto solo come un nemico da umiliare e distruggere. Del resto, quel gran signore di Augias già lo si conosce, e Mancuso, da vero cristiano (quanti ce n'é ancora, di veri?) non può che essere civile e mite (il suo viso da gemello di Tornatore del resto lo illustra). L'argomento del libro é di quelli che fanno tremare le vene e i polsi, eppur necessario in epoca di fatuità ed edonismo. Fornirne una critica presupporrebbe essere all'altezza dei due, il che sarebbe presunzione, se non pura stupidità. Si può però cogliere l'occasione per sollecitare gli editori a stampare altri libri del genere, con persone diverse, su argomenti diversi ma importanti, per stimolare il lettore a pensare ciò che conta, e a sottrarsi alle droghe mediatiche e alle mille tentazioni del disimpegno, dell'abbandono sul comodo letto del nulla. Qualche argomento? La morte, il sesso dal punto di vista filosofico, lontano dal solito freudismo. Eros e Thanatos, che sarebbe già un bell'iniziare.
Voto: 5 / 5
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (25-04-2010)
Mancuso e' un fine teologo vestito di profonda umanita', molto molto preparato, rispettoso delle parti, delle accese o pacate posizioni altrui, del tutto consapevole del suo ruolo e del caso che l'occasione gli pone di fronte per mostrare il bilancio dei suoi seri studi, il tutto con un atteggiamento : volutamente umile, distaccato da ogni forma di volgare ostentazione, cosa che, non si puo' certo dire di chi, vestito di porpora e ori e mitre, e certamente meno colto ma piu' potente di lui lo considera "fuori delle mura".Come un vicino molesto anche se poco chiassoso e ben educato. Quindi senza acun motivo concreto,ne' del cane che gli invade il giardino calpestando i suoi fiori, ne' del figlio che piange la notte,ne' della moglie che si mette in bikini a prendere il sole.Antipatico, solo per una questione di pelle:come direbbe un concorrente della oil of oltz.Mancuso, sa rapportarsi con vero, antico stile, perfino con classe, e, con l' innata elegnza di chi ammette, anche, inutili replice a cio' che dice, proprio perche' non nutre dubbi sul suo contenuto, sul suo argomentare, e, ostentando, sempre in virtu' della sua buona educazione, un indulgenza di tipo dottrinale verso il suo interlocutore.Sia esso l' Augias di turno,il Fazio di successo,o gli studenti del corso di Filosofia alla San Raffaele di Milano. Certo, manca di un fine humor, o meglio manca di vera autoironia e di un' accattivante autocritica che ne farebbero, in un attimo, un personaggio irresistibile da salotto ma, evidentemente, il suo Dio aveva altri progetti per lui ed in tali attuazioni, pare, stia riuscendo in pieno nei suoi propositi.Augias, ostenta, arranca, mostra e dimostra con esposizione da venditore la sua mercanzia, la sua aggiornata preparazione, che, me lo ricorda nel suo ruolo di critico letterario nel Venedri di Repubblica, quale lettore, piu' che studioso brillante,dell' argomento.Ma il successo, specie di vendite, gli da' ragione con ragione e quindi eccolo a dissertate di Teologia.Che peccato che Bagnasco non sieda al suo posto.
Voto: 3 / 5
P.G. (15-04-2010)
Terminata la disputa" si resta confusi, come se ci si sentisse riempiti, ma al tempo stesso svuotati da tante, forse troppe "chiacchiere". La teoria, si sa, può risultare a volte stucchevole, soprattutto se se ne abusa.Questo soltanto è l'opera scritta a quattro mani da Augias e Mancuso, tra le altre cose,a me personalmente, non certo sconosciuti (ho letto più libri dei due)?No, non sarebbe giusto, anzi sarebbe addirittura ingeneroso considerare il libro un lungo, a volte inutile "giro di parole" perché privo di fatto di un approdo finale. E allora? Mi piace sintetizzare le lunghe lectiones dei due autori con il pensiero di J. Rostand (citata da Augias):"La mia mancanza di Dio non è meno misteriosa del vostro Dio".La disputatio,quindi, può chiudersi con la determinatio del noto filosofo, padre del drammaturgo Edmond Rostand? Sì, qualora però si faccia meno sfoggio di erudizione e si lasci più spazio all'intelligenza del cuore, magari legando la propria vita e la propria ricerca di Dio più al "vissuto" che al "saputo".Probabilmente è questo ciò che manca a questo libro (oltre al titolo, "Disputa su Dio e sull'uomo", sarebbe stato più efficace?), comunque stimolante, ben scritto e fonte di preziose riflessioni.
Voto: 4 / 5
BOSSINI BAROGGI ORESTE o.bossini@libero.it (25-03-2010)
Ciò che mi spinge a scrivere questo breve commento è la bontà dell’argomento che il libro tratta. Oggi riconosciamo tutti il persistere di un forte regresso culturale e morale in seno alla civiltà occidentale. La disputa su Dio diventa per tutti l’occasione per un’ulteriore contestazione che, seppur generica, per alcuni potrebbe rappresentare anche il momento opportuno per intraprendere la via del superamento. Secondo Mancuso ciò dovrebbe avvenire attraverso il rafforzamento dell’amore e della fede per ritrovare la morale perduta, mentre, secondo Augias, lo stesso fine si otterrebbe tramite un maggior impegno civile per rafforzare l’etica annebbiata. Posizioni entrambe degne di ammirazione, considerazione e riconoscenza. Su questo non può porre dubbi nessuno.
Voto: 5 / 5
fabio (04-01-2010)
Due personalità di grande spessore si confrontano su argomenti delicati con grande rispetto e pacatezza. Una sorpresa le posizioni di Mancuso che per fortuna porta un po' d'aria fresca in un sistema ecclesiastico troppo attaccato al potere temporale e spesso lontano dalle esigenze spirituali di noi cristiani.
Voto: 4 / 5
Francesco (23-12-2009)
Ho apprezzato molto questa lettura! Certo!! nulla di nuovo, ma almeno il dialogo è stato tenuto su toni molto pacati ( forse con un Ruini e "dintorni", sarebbe sicuramente stato diverso..)Grazie ad entrambi.
Voto: 5 / 5
S.1971 (15-11-2009)
Con questa “disputa tra un ateo romantico e un cristiano eretico”, il giornalista Augias cavalca l’onda del rinnovato interesse – anche commerciale… - sull’argomento della religione e delle religiosità, ma sembra essersi guardato bene dal scegliere un antagonista appartenente all’ortodossia cattolica: in quel caso la disputa sarebbe stata ben più aspra e l’incomunicabilità ben più netta (anche così, tuttavia, i linguaggi e gli atteggiamenti di fondo sono molto distanti). Mancuso infatti si presenta qui come un teologo innovatore ed intellettualmente onesto, propositivo e credibile nelle sue analisi, e tuttavia lontano anni luce dalla dottrina ufficiale della Chiesa. Augias invece è molto concreto e lineare, tagliente e sincero, talora a dire il vero un po’ troppo terra terra. In sostanza, i fili del confronto vengono tenuti da lui ma con argomentazioni tutto sommato attese, mentre le grandi sorprese (per chi non lo conosceva già) arrivano da Mancuso, che espone con chiarezza i suoi ideali filosofici e teologici anti-dogmatici, i quali lo pongono di fatto al di fuori della Chiesa cattolica, per quanto lui affermi il contrario. Un autore che meriterebbe in ogni caso maggior ascolto nel mondo cattolico italiano, storicamente cristallizzato su posizioni invece rigorosamente dogmatiche troppo lontane dalla realtà. Nonostante gli svolazzi astratti e noiosi di alcune pagine, il libro nel complesso risulta abbastanza stimolante rispetto ad una disputa che è millenaria.
Voto: 4 / 5
leonardo curreri (22-10-2009)
Augias è molto convincente, nel senso, cioè, che convince facilmente quelli che sono già convinti.Si pone in pratica come un sistematore, un condensatore, un estensore di epitome sull'argomento trattato. Il guaio è, per lui, che ha qualche difficoltà a tirare dalla sua quelli che non si fidano della sua opera di mediatore che ricorda un pò quel tal ministro francese dei tempi di Napoleone che stava a cavallo degli interessi francesi contro gli altrettanti validi interessi austriaci, barcamenandosi con indubbia abilità tra scogli perigliosi. Parlare di Dio è una cosa semplice: chi crede, non ha bisogno delle conferme di Augias, per chi non crede il libro del Nostro non aggiunge niente di più.
Voto: 3 / 5
M@rco (31-08-2009)
Sorprendente! Non mi era mai capitato di sentir uscire (leggere) delle cose così nuove, belle, tolleranti e sì, lo ammetto, intriganti, dalla bocca di un teologo pergiunta cattolico. Grazie a Vito Mancuso per avermi mostrato un volto accettabile della Speranza e grazie a Corrado Augias per avergli alzato la palla.
Voto: 5 / 5
Simone (24-08-2009)
Ho comprato questo libro perche' speravo di ricevere delle risposte concrete su questo tema scottante e invece... Mi sembrava non finisse mai, una noia mortale...
Voto: 1 / 5
Walter (24-08-2009)
Io mi definisco agnostico e quindi la mia posizione è forse nel mezzo, tra i due autori. Per uno come me è difficile essere certi di qualsiasi cosa e devo dare atto a Mancuso che grazie a lui, per la prima volta, ho avuto un senso di appagamento su questi temi. 'Intravedere Dio con la ragione', 'Immense strutture'.
Voto: 5 / 5
Giuseppe (21-07-2009)
Bellissimo libro, pieno di citazioni, pungente, ironico, forte e trasgressivo. Complimenti ad Augias e a Mancuso. E' assolutamente da comprare, anzi bisognerebbe adottarlo come TESTO DI SCUOLA nelle scuole suoperiori, si imparerebbe molto di più.
Voto: 5 / 5
steven tolstoi@virgilio.it (10-07-2009)
Un libro e una "disputa" da non perdere fra due persone intelligenti, fra due grandi credenti nella loro personale religione....ce ne fossero di libri e dispute cosi' civili e ben argomentate....
Voto: 5 / 5
claudio (24-06-2009)
Ho visto in fretta i voti dati dai precedenti lettori e fa impressione vedere solo 1 o 5. Io ho dato 5 perchè mi è sembrato un libro scritto con estrema onestà da entrambe le parti. Anche se a volte troppo difficile (almeno per me), l'ho letto in due giorni di grande concentrazione. Di Augias avevo già letto favorevolmente i primi due libri su Gesù e il Cristianesimo. Di Mancuso niente. L'argomento è vecchio come il mondo, per cui difficilmente si cambia idea, anche se spesso ci si definisce ateo in realtà non lo è. Leggendo recentemente le lettere di Camara sul Concilio, e leggendo ora Mancuso si resta delusi da quanto la Chiesa ha fatto, ma in particolare da quanto non ha fatto. Anche se a dir la verità, come dicono i due autori, nel passato le cose andavano molto peggio.
Voto: 5 / 5
michele68 (23-06-2009)
Credo che un libro sia uno strumento e non un fine, il fatto che l'argomento trattato possa essere condiviso o che la trama sia avvincente è secondario: il testo di un libro rimane combustibile inerte se non interviene quel comburente che è la nostra magica mente. Un libro ha il suo background: l’autore con la sua storia, le sue esperienze, i suoi obiettivi. Questa premessa è propedeutica al mio commento. Avendo già una minima conoscenza letteraria del prof.Augias, ho scelto di leggere almeno un'altro lavoro del prof.Mancuso prima di completare il presente. “Disputa su Dio e dintorni” prosegue quel cammino letterario, intrapreso dal prof.Augias nel solco del cristianesimo, che io apprezzo molto negando qualsiasi credito alle voci di una mera operazione commerciale. In questo libro, l’aspetto spirituale, con le sue contaminazioni filosofiche, prevale naturalmente sul temporale e il confronto si svolge attraverso una bellissima corrispondenza epistolare tra i due Autori. Sono cattolico, credente e praticante, mi sento anche cittadino del mondo e mi sforzo di rispettare e amare sempre e ovunque il mio prossimo: su questo mi sento in totale sintonia con i due Autori, formidabili e autorevoli testimoni della nostra epoca. Per approfondire conoscenza e comprensione ho quindi letto “Il dolore innocente” del prof.Mancuso, che oserei definire complementare a “Disputa su…”. Conclusione: non ho mai presunto di trovare nei testi risposte definitive, nè credo che gli Autori abbiano avuto mai questa pretesa, ma hanno proposto un riassunto di provocazioni costruttive, rivolte all’introspezione personale e non, inevitabilmente sterili se non adeguatamente considerate (ciò percepibile in parte dal tenore di certi commenti). Condivido in particolare il commento del Lettore Claudio. Buona lettura a tutti.
Voto: 5 / 5
massimo (05-06-2009)
Che delusione! Oltre a essersi scelto il solito sparring partner di comodo ( ma perchè non " dialoga " con autentici credenti cattolici, forse perchè sono troppo preparati per lui? ), e aver nuovamente ripetuto fino alla noia tesi già ampiamente smentite e in alcuni casi addirittura risibili ( è proprio un ossessione evidentemente! ), questa volta il pacato, ecumenico e tollerante Augias è pure stato smascherato: le conclusioni del libro, fatte passare per personali, sono un plagio preciso preciso del libro LA CREAZIONE del noto biologo di Harvard Edward Osborne Wilson, cosa che ha lasciato allibito pure Mancuso stesso. Questo la dice tutta sulla serietà dell'autore, che tra l'altro è stato pure fortemente criticato da Enzo Bianchi, il quale è sempre stato pronto a sdoganare chiunque. Un vero peccato, perchè da un confronto autentico può sempre venire qualcosa di utile per tutti, mentre quando qualcuno vuole solamente sostenere delle proprie ragioni precostituite cercando nell'interlocutore solo una sponda, allora il tutto risulta una perdita di tempo.
Voto: 1 / 5
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