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Marzano Michela - Estensione del dominio della manipolazione. Dalla azienda alla... |
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Titolo | Estensione del dominio della manipolazione. Dalla azienda alla vita privata |
| Autore | Marzano Michela | Prezzo Sconto 15%
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€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2009, 202 p., rilegato |
| Editore | Mondadori
(collana Saggi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| La società in cui viviamo è dominata dai modelli del successo e della realizzazione personale. Il valore di ciascuno viene misurato in termini di "competenze" e "risultati", in una sovrapposizione di vita professionale e privata, e sempre più spesso si assiste all'estensione dei concetti peculiari del management aziendale alla dimensione più intima dell'esistenza. Sul lavoro vengono richiesti, al tempo stesso, autonomia e conformismo, spirito d'iniziativa e adesione totale alla mission. Ma quale autonomia può avere chi è libero nel modo di realizzare un obiettivo ma non ha alcuna voce in capitolo nella sua definizione? Inoltre, nel momento in cui gli obiettivi prefissati non sono raggiunti, vengono messe in discussione competenze e autonomia. Proprio dall'incoerenza di questi messaggi nasce il disagio della contemporaneità. L'autrice, filosofa e ricercatrice presso il CNRS a Parigi, attacca l'idea diffusa secondo cui l'individuo acquisisce dignità e valore soltanto attraverso il lavoro. Si tratta, in realtà, di un tranello concettuale che consente ai manager di chiedere ai loro impiegati una cosa e il suo contrario: ambiziosi risultati lavorativi e realizzazione personale, impegno e flessibilità, autonomia e conformità alla cultura aziendale. Questa sottile manipolazione spinge le persone a considerare se stesse come gli "imprenditori" di una piccola "azienda" che coincide con la propria vita, sempre in bilico tra un obbligatorio successo e il rischio del fallimento.
| La recensione de L'Indice |
 Michela Marzano è una filosofa italiana che lavora a Parigi. In questo libro ragiona sui problemi e sulle assurdità che nascono dall'estensione di modelli e metafore aziendali alla vita privata e pubblica. Una parte della letteratura economica ha ben messo in evidenza che l'impresa propone e impone ai suoi dipendenti modelli di ragionamento e rappresentazione del mondo. È un fatto inevitabile, le cui implicazioni, però, vanno bel oltre il mondo del lavoro. Infatti, le persone tendono a estendere i modelli mentali, in maniera inconsapevole, anche a situazioni diverse da quelle dove li hanno appresi. Da questo micro-fondamento implicito parte il libro: i valori inculcati dalle organizzazioni ai propri dipendenti possono rappresentare una forma di manipolazione che amplia e cambia il conflitto tra impresa e lavoratore e determina uno sfruttamento subdolo e completo perché influenza anche la sfera privata e crea paradossi difficili da vivere. Apprendere significa imparare regole e fissare comportamenti: come si può allora, imparare ed essere allo stesso tempo flessibili (una delle necessità imposte ai lavoratori)? Anche l'ottimismo diventa una trappola. L'idea che si possa fare tutto che il successo dipenda solo dall'impegno e da capacità completamente malleabili condanna i lavoratori a sentirsi colpevoli, inadeguati e frustrati, quando le cose vanno male (sul lavoro o nel privato). La manipolazione prende anche un'altra forma: i metodi aziendali sono ritenuti efficienti; diventa quindi naturale applicarli alla politica e alla stessa ricerca scientifica, con risultati assurdi. Questo libro serve dunque anche a capire il ruolo della filosofia: discutere e analizzare i concetti e le parole, mostrarne significati e limiti, per cercare di uscire dalle trappole del linguaggio. Marco Novarese |
Media Voto: 4 / 5Gianluca (11-11-2010) L'idea di fondo è semplice e intellettualmente onesta: non si può essere liberi se non si ha la possibilità (come accade nelle aziende) di definire i propri obiettivi, ma si è solo valutati in modo ossessivo e soggettivo su quanto viene deciso da altri. Scorrevole e brillante, solo un pò ripetitivo in alcune parti. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
M. Massone (08-03-2010) Il merito è certamente nella scelta del tema, molto interessante ed attuale, ma il libro è molto polarizzato su posizioni "di sinistra" e ripetitivo. Non sono riuscito a terminarlo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Andrea (27-10-2009) Non è che l'inizio....speriamo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sebastiano Abbenante (30-08-2009) Un libro rivelatore ed insieme autorevolmente impreziosito dalle citazioni (ben 324 note). Il Pamphlet di Michela Marzano stupisce, attrae, soddisfa, allieta l’intelletto ed in ultimo riscatta la capacità del pensiero umano di disvelare i sofismi imperanti. Il titolo può proporre l’inganno di quei testi che vogliono propinare un catalogo di ricette da anteporre all’ideologia del management, che nelle aziende ha assunto ormai connotazioni da assioma, senza dimostrarne le motivazioni e le finalità reali. E’ invece una critica disvelante, fatta con metodi tipici della filosofia applicata a fenomeni quotidiani, articolata nel linguaggio e nei riferimenti, tale da renderla radicale, documentata, ontologica e linguisticamente dosata. Il tema è di quelli che connotano fasi storiche: l’estendersi dell’ideologia del management non solo dentro i luoghi in cui è stata concepita: le aziende, ma il riutilizzo delle stesse metodiche di coinvolgimento in ambiti prima immuni: la politica, la vita sociale, la ricerca e la scuola, la stessa gestione dei consensi e dello stato nazionale, l’economia globale.
Era l’ora che un libro di tale spessore e robustezza venisse proposto al pubblico italiano oltre che francese.
Da consigliare, in primis, a tutti i consulenti di management per insinuare che la reazione alla manipolazione ideologica aziendale e al finto modernismo è forse già iniziata. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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