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Grossman David - A un cerbiatto somiglia il mio amore | Israele, guerra dei Sei Giorni. Avram, Orah e Ilan, sedicenni, sono ricoverati nel reparto di isolamento di un ospedale di Gerusalemme. I tre ragazzi si uniscono in un'amicizia che si trasformerà, molto tempo dopo, nell'amore e nel matrimonio tra Orah e Ilan. Dopo trentasei anni, Orah è una donna separata, madre di due figli, Adam e Ofer. Quest'ultimo, militare di leva, accetta di partecipare a un'incursione in Cisgiordania. Preda di un oscuro presentimento, Orah decide di abbandonare tutto e partire, per non essere presente quando gli ufficiali dell'esercito verranno a darle la notizia della morte del figlio. Ad accompagnare la donna c'è Avram, ricomparso nella sua vita dopo più di un ventennio. Il loro viaggio diventa occasione di riflessione e di rimpianto, ma anche di gioia e tenera rievocazione. Fino a che arriverà il momento di tornare a fare i conti con il presente che, tutt'intorno, preme inesorabile.
9 recensioni presenti. Media Voto: 3.55 / 5armando (18-09-2011) Davvero molto bello, questo libro. Certo, le 781 pagine possono un pò spaventare, ma il lettore è ripagato con una bellissima lezione (proprio così: lezione) sulla vita, l'amore (declinato in tutte le sue variabili: tra marito e moglie, tra amanti, tra amici, tra genitori e figli), l'amicizia, la guerra. Il libro è scritto in modo molto scorrevole. A conti fatti, dopo letto il libro, si ha l'impressione di avere capito qualcosa in più del mondo che sta là fuori, per poterlo amare e rispettare un pò di più. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nelly bonelli (23-06-2011) Libro potente. Ho scoperto Grosmann con questa lettura e il giudizio è decisamente positivo. Un intreccio ben riuscito. Anche l'angoscia di vivere in un posto come Israele viene resa palpabile. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Rain (08-04-2011) Che dire? Forse me lo sono un pò trascinata io...perchè la sera sono sempre stanca...però l'ultima parte mi è pesata un pò e l'ho trovata un pò noiosa...ma resto cmq dell'opinione che sia un bellissimo libro che affronta l'amore,quello con la A maiuscola, sotto diversi punti di vista e ti lascia dentro emozioni e storie che poi ti ricordi nel tempo.
Consigliato.
RAin Voto: 4 / 5 |  |  |  |
alessia (07-03-2011) Non ho mai impiegato così tanto tempo a leggere un libro, per la lentezza del racconto e nel modo in cui è stato scritto. Un titolo così curioso e intrigante per un libro così scadente.
Proprio non lo consiglio. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Claudia (22-02-2011) C'è chi ama moltissimo Grossman (come me) e chi lo trova pesante, elucubrativo...Forse sono di parte, ma ho trovato "A un cerbiatto somiglia il mio amore" un romanzo potente, intenso, indimenticabile. Grossman costruisce con maestria una storia complessa e molto forte, attraverso flashback, dialoghi, flussi di coscienza; una storia che mette insieme temi universali e complicati: l'amicizia, l'amore, i rapporti all'interno della famiglia, l'essere genitori, e last but not least la situazione israeliana, che fa da sfondo ma irrompe con prepotenza nella storia perchè ne è parte, ed entra a farne parte anche il lettore. Mai banale nè melenso o retorico, mai pesante - a parte qualche punto, sì, più lento- Grossman scava come solo lui sa fare nella profondità di questi personaggi, costruendo una storia memorabile. E quando leggi il finale, e quelle poche parole dedicate a suo figlio Uri, beh, è difficile che un brivido non ti attraversi la schiena. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
amelie (29-09-2010) Orah, Avram e Ilan sono personaggi indelebili nella memoria, una volta che attraverso la lettura di questo meraviglioso libro, si impara a conoscerli. Usando dialoghi serratissimi e intensissimi,Grossman tratteggia i caratteri dei protagonisti, servendosi di impeccabili excursus e flussi di coscienza, grazie ai quali si dispiegano le tormentate vicende dei personaggi.
L'autore sembra prenderci per mano e condurci nei suoi territori,facendoci assaporare i colori e gli odori della sua terra, dilaniata da una guerra, in cui non interessa sapere chi sia il "buono" e il "cattivo". Ciò che importa sapere è quanto incommensurabile sia il terrore derivante dalla consapevolezza che ogni giorno potrebbe essere l'ultimo.
Nonostante incomba sullo sfondo lo spettro della morte,questo libro è un inno alla vita e all'amore che va oltre qualunque atrocità e aberrazione.
Delicatissima la sensibilità di Grossman,nel descrivere l'ansia di una madre per le sorti di un figlio in guerra. Grossman ha la capacità di descrivere la maternità, nel suo senso più profondo, quasi animalesco,con una consapevolezza tale da far dimenicare al lettore che le mani che hanno scritto quelle pagine siano di un uomo.
Il personaggio di Orah è eterno, come il dolore dello scrittore. L'ultima pagina del libro, estrapolata dall'orazione funebre tenuta da Grossman per suo figlio, suscita una profonda, partecipe commozione.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antonella (21-06-2010) Non ho mai impiegato così tanto tempo per leggere un libro e non a causa del numero delle pagine, ma alla lentezza, specie nella parte centrale, del racconto. E poi ci sono molte domande alle quali non troveremo mai risposte: come Orah ha ceduto alle avances di Avram e ha tenuto i piedi in due staffe, se quella tra Orah e Ilan è una separazione definitiva, cosa successe ad Avram dopo esser stato sotterrato vivo, ma, soprattutto, che fine ha fatto Ofer di cui tanto si parla per tutto il libro? E poi anche lo sfondo socio-culturale non è stato quasi per nulla sviluppato, così da rendere il tutto un semplice racconto di memorie che, personalmente, non mi ha arricchito per nulla e di cui potevo tranquillamente fare a meno di leggere. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
ross (25-03-2010) L'ho letto in una settimana.
Volevo arrivare alla fine. E vedere se Ofer, alla fine, sarebbe morto. POi ho capito che non era importante. Quello che conta, invece, è il ritrivarsi di Avram, suo padre, e Orah, sua madre. Che lungo un viaggio in un certo senso catartico, ripercorrono il tempo e lo spazio della vita e dell'amore. E della storia di Israele, che si dipana, ferita e sanguinante, sullo sfondo. Una scrittura potente e poetica la tempo stesso, nonostante alcune pagine proprio siano di una lunghezza insoportabile. Bello. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
tahiri (24-03-2010) Incredibilmente lento. Avevo già provato con Oz a leggere Israeliani, ma li trovo insopportabili.
Ripetono i concetti milioni di volte, anzi si tratta più che altro di flussi di coscienza. La narrazione, la storia si perde dietro al loro dolore muto e sordo. Sono grida di aiuto più che romanzi. Il loro pensiero è statico. Ho faticato moltissimo a finirlo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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