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Khadra Yasmina - Gli agnelli del signore | Ghachimat è uno sperduto villaggio algerino, dove, negli anni Novanta del Novecento, ancora si vive secondo i ritmi antichi e l'antica miseria, si seguono arcaiche tradizioni, si rispettano valori di un passato senza più senso. Tutti si conoscono, serpeggiano l'invidia, le malelingue, i rancori. Soprattutto, come in molte zone del Paese, non si spegne la rabbia suscitata dai ricordi della dominazione francese, della guerra di indipendenza e dei conflitti interni successivi. Qui vivono i protagonisti di questo romanzo corale, un gruppo di uomini in cerca della propria strada: lo scrivano Dactylo, il poliziotto Aliai, l'insegnante Kada, il nano Zane, il fannullone Jafer, il fabbro Lyès... Aliai e Kada si contendono l'amore di Sarah, la figlia del sindaco. E quando il poliziotto riesce a sposare la ragazza, l'ex amico decide di approfittare degli scontri politici suscitati dal ritorno in paese di un giovane fanatico per compiere una personalissima vendetta... Yasmina Khadra descrive in questo romanzo la discesa agli inferi di una comunità, dalla pacifica convivenza alla guerra civile, dalla solidarietà al sospetto, dalla compassione alla gelida indifferenza. E mostra a tutti come sia facile precipitare in una spirale di fanatismo e terrore, odio e sangue. E come il Male possa diventare parte dell'esistenza quotidiana.
Claudio Mori (15-11-2009) Cara Vera, te ne sarai accorta anche tu, certamente. Ci sono libri che contengono nelle frasi l’allegra luce del mattino oppure l’inquietante velo nero delle tenebre. Frasi che sanno di umida foschia o di sabbia arroventata. E questo senza mai nominare il sole, la notte, la nebbia, il caldo. Eppure è così. Può un villaggio africano, in pieno giorno, essere nella sua silenziosa immobilità più nero delle sue ombre ? Gachimat lo è. La comunità di quel borgo poco distante da Algeri è immobile come l’aria. E’ un orologio senza tempo quello dei vecchi che giocano a domino nel locale pubblico. E agli asini non servono urla di incitamento. A Gachimat si scatenano i lupi. Sono agli ordini di un profeta di sventura che in nome del suo dio impone agli abitanti del villaggio le sue regole. Fanatismo religioso, chiusura a ogni altra cultura, avversione all’emancipazione femminile sono gli ingredienti di una sequenza tristemente nota: imposizione di regole assolute, sequestri, uccisioni.
“ Lungo i brulli fianchi della collina, la sera snida gli ultimi sprazzi di luce e inizia a braccarli verso la cima della montagna “. Il regno del terrore è iniziato a Gachimat, costellato di atrocità. “La primavera non meraviglierà né le bestie né gli uomini. I papaveri ricorderanno tumefazioni scorticate. L’ala sinistra del cimitero presto raggiungerà le mura di fronte. Ogni giorno, un corteo andrà a consegnare il caro defunto a una terra tramutatasi in carnaio“. I pigri abitanti del borgo algerino si abituano troppo presto alla ventata d’odio prima di accorgersi dell’inganno e di provare terrore. Nella bella prosa di Mohamed Moulessehoul, in arte Yasmina Kadra, ex ufficiale dell’esercito algerino, l’affermarsi dell’integralismo religioso con il suo carico di lutto è come il giorno che si congeda sempre “come un cantastorie non più apprezzato”.
Claudio Mori, sito web panchinedimilano Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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