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Petacco Arrigo - Il regno del Nord. 1859: il sogno di Cavour infranto da Garibaldi | Italia federale o Italia nazionale? L'interrogativo, oggi di attualità, fu posto già agli albori del Risorgimento. Anzi, alla vigilia dell'Unità nazionale, la Federazione italiana sembrava cosa fatta. Cavour aveva in progetto, infatti, di "piemontesizzare" il Nord Italia e suddividere la penisola in tre Stati federali: il Regno di Sardegna, lo Stato della Chiesa e il Regno delle due Sicilie, sotto la virtuale presidenza del Papa. Così Cavour nel 1859, prima della fine della seconda guerra d'Indipendenza, si era accordato in gran segreto con il governo borbonico: il Regno di Sardegna avrebbe inglobato il Lombardo-Veneto, l'Emilia e la Toscana, al Regno delle due Sicilie si sarebbero aggiunte l'Umbria o le Marche, tolte allo Stato della Chiesa mentre Roma sarebbe diventata capitale dell'Italia federale. Tutto pareva organizzato, mancava soltanto l'approvazione di Francesco II, re di Napoli, che però, da devoto e timorato di Dio qual era, quando fu informato che il suo Regno si sarebbe arricchito delle due regioni papaline gridò al sacrilegio. E il piano andò in fumo.
Media Voto: 3.75 / 5andrea macchiarelli macchand@libero.it (25-08-2011) Un gran bel libro che si fa leggere tutto d'un fiato. Lo stile di Petacco conciso ed essenziale permette al lettore di comprendere bene il periodo storico che ha portato all'unità di Italia. Molto ben descritti i profili dei personaggi da Cavour a Napoleone III, da Vittorio Emanuele II a Garibaldi, da Ferdinando II a Francesco II di Borbone, che si sono susseguiti come re di Napoli, ed altri ancora. In particolare di Cavour viene fornita una analisi a 360 gradi. Dal suo carattere, alle sue idee sulla struttura che doveva avere l'Italia federale, alla sua abilità e grande spregiudicatezza in politica e nella vita privata. Emerge chiaramente che l'artefice dell'unità d'Italia è stato sicuramente Cavour anche se "all'ultimo minuto" quel diavolo di un Garibaldi gli è sfuggito di mano e ha dato una svolta al suo progetto federale in uno stato unitario voluto però da Vittorio Emanuele. Unica nota stonata di tutto il libro il giudizio che Petacco da di Garibaldi (attribuendolo genericamente e spiritosamente a Montanelli) affermando che era un "grande uomo di azione con poco cervello". Che Garibaldi non avesse capacità politiche è indubbio, ma che avesse cervello da vendere, a mio avviso, è altrettanto certo. A conferma il fatto che, con eserciti raccogliticci ed improvvisati, ha messo in scacco dei professionisti, presumibilmente non sempre validissimi, ma pur sempre dei professionisti di terra e di mare, per altro soverchianti in forze. E se ciò non fosse sufficiente a testimoniare la quantità e qualità di materia grigia si può osservare che Garibaldi non ha mai voluto sconfinare nella politica e nella organizzazione dello stato pur avendo avuto molte occasioni in tal senso. Avere piena coscienza dei limiti delle proprie capacità e competenze è un sintomo di grande e vivace intelligenza. Un grande filosofo (Platone?) diceva di sapere di non sapere ?. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Aléxandros (05-03-2010) Un libro che mi ha davvero deluso. Qui l'indagine di Petacco, che in altri casi è stata davvero interessante, si limita al diario della contessa di Castiglione con tanto di notazioni amorose, baci e amplessi. Tutto il resto del testo, certamente ben scritto, in fin dei conti è un lungo riassunto degli anni del Risorgimento così come vengono descritti in ogni buon e onesto manuale di liceo (Carlo Alberto, Radetzki, Franz Joseph, Napoleone III, Cavour, Vittorio Emanuele, le due guerre d'Indipendenza, la Crimea, Parigi, Plombieres, Villafranca, I Mille). Insomma, nulla di veramente nuovo. Neppure la tesi alla base del libro, ovvero quel "Regno del Nord" voluto da Cavour e che dà il titolo all'opera è ormai tanto originale. In alcuni punti pare voler strizzare l'occhio a Mack Smith, senza purtroppo averne la verve.
Peccato. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
beniamino.z (20-01-2010) Esemplare come sempre per analisi e correttezza espositiva, Petacco offre una ricostruzione, seppur condensata, delle vicende del nostro Risorgimento non facendo sconti a nessuno ai suoi protagonisti storici (Cavour, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele, ecc.). Ma fornendo una corretta analisi di quelle che furono le reali intenzioni unitarie dei c.d. 'Padri della Patria'. Strategie ed intenzioni non sempre orientate al bene della nascente Italia, quanto piuttosto subordinate ai soliti interessi personali e nazionali, del Piemonte, della Francia e delle forze massoniche coinvolte . L'autore non appare tenero nè verso Cavour nè verso Garibaldi, evidenziando altresì le timidezze e le scarse doti del governare di Vittorio Emanuele, la sua condotta multirelazionale con Mazzini, Garibaldi, Pio IX, Napoleone III, Francesco Giuseppe, ecc. che ha prodotto quel 'disastro' risorgimentale di cui - purtroppo - dobbiamo prendere atto con evidente sincerità. Anche con questo lavoro Petacco ha dimostrato di voler andare sempre al 'cuore delle cose e dei fatti', senza indugiare in analisi e commenti ipocritamente patriottici e filorisorgimentali. La realtà è stata quella che è stata, con tutte le miserie e piccinerie dei suoi 'lodati' protagonisti. Come correttamente riportato nel libro. Lettura necessaria. Per capire. Da consigliare a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nihil (11-12-2009) Scritto in modo un poco confuso, è però semplicemente gustoso.
La lettura suggerisce l'immagine di un'Italia sempre in mano ai più furbi, protagonista ultima del suo destino; tutti brigano, tutti trafficano, ma nel prorpio interesse.
Nulla è cambiato attraverso i tempi.
Ci sono pagine curiosissime di un gossip particolare, che noi abituati ai vecchi sceneggiati con Coatantino Nigra, mai ci saremmo immaginati.
Da leggere con piacere e non semplicemente dagli appassionati di storia.
In fin dei conti nulla è più "romanzo" della realtà! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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