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Villalta G. Mario - Padroni a casa nostra. Perché a Nordest siamo tutti antipa... | Gli abitanti del Nordest sono davvero così antipatici come si dice? Freddi, spenti, saccenti e poco affabili? Intolleranti e chiusi nei loro pregiudizi, ossessionati dagli "schèi", facili al lamento e incapaci di lasciarsi andare alla gioia di vivere? Si tratta di un luogo comune o c'è un fondo di verità in tutto questo? Gian Mario Villalta, che in quella terra ci è nato e non ha mai smesso di viverci, dopo aver scoperto con sorpresa e rammarico che la cattiva fama dei "nordestini" si è ormai diffusa anche tra amici insospettabili, ammette a denti stretti che gli interessati hanno le loro responsabilità. E dà così vita a una riflessione rigorosa e leggera al tempo stesso sulle ragioni storiche che hanno alimentato il malessere in quest'area del Paese, così vitale per l'economia. L'anomalia del Nordest, suggerisce Villalta, si può forse riassumere nel contrasto tra la sua centralità economica e la sua marginalità rispetto alla politica nazionale e al sistema dei media. Una marginalità che genera insoddisfazione, una certa diffidenza e una bella dose di autoreferenzialità della cultura locale. Ma alla base di questo disagio c'è una storia complessa. Quella di un mondo contadino, povero e angusto - ma dotato dei suoi punti di riferimento e del suo rassicurante buonsenso (la vocazione ai "sacrifici", l'etica del "debito" e della "colpa") - brutalmente travolto da uno sviluppo economico tanto impetuoso quanto tardivo, dispensatore di benessere e di opportunità, ma pieno di zone d'ombra.
Media Voto: 4.5 / 5Andrea (23-05-2010) Un saggio ponderato, intriso di profonda sensibilità e di incredibile lucidità su un territorio, quello del Nordest italiano, liquidato troppo spesso dai media e dalla cultura nazionale come "periferico". Se è vero che lo è, periferico, da un punto di vista strettamente geografico, non lo è di certo dal lato economico e tantomeno culturale. E c'è chi nel resto dell'Italia non lo vuole riconoscere, o perché realmente questo territorio non lo conosce proprio, o, il più delle volte, perché ne teme la potenziale concorrenza. Il Friuli e il Veneto hanno tanto da dare e tanto da insegnare al resto d'Italia, dal valore attribuito alla fatica alla brama dei "schei", intesi non tanto come veicolo di comfort e agi, ma come strumento di emancipazione. Tanti, in queste terre, sono gli esempi culturali e imprenditoriali che potrebbero fungere da modello per il resto d'Italia, ma troppo spesso altrove si preferisce, forse per invidia, giudicare i Veneti e i Friulani con superficialità come "antipatici" e dunque incapaci di fornire modelli. Cosa che, leggendo questo saggio di Villalta, si capisce non essere vera. Separando il Nordest dall'immagine che la politica ha accollato a questo territorio, si scopre un tesoro nazionale di rara bellezza e genuinità, confuso, per via dei cambiamenti degli ultimi anni, e stordito dalla distanza siderale tra il passato rurale-arcadico ed il presente smembrante-globalizzato, ma pur sempre vivo e pulsante, ripeto, sia nella cultura, anche grazie allo stesso Villalta, sia nell'imprenditoria. A mio parere questo è un saggio di rara importanza, completo e preciso, per leggere il Nordest del presente. Da far leggere nelle scuole delle province di VE, PD, TV, BL, VE, VR, VI, PN, UD, GO, TS; magari nei licei, per lo meno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
renzo (07-02-2010) Mi aspettavo un saggio, ma non è così; è un insieme di aneddoti, ricordi personali, impressioni, riferimenti letterari. Totto piacevole, secondo me corretto, a volte anche acuto. Il nord-est però non è solo questo, nel senso che Villalta si riferisce prevalentemente alla zona tra Friuli occidentale e Veneto sud-orientale, ove egli vive, il nord-est, con i suoi cambiamenti traumatici, la devastazione del territorio (senza pari in Europa), il repentino e disuguale arricchimento è ben più ampio e complesso (montagna, coste...). Ciò detto, riconoscendo la difficoltà di un'analisi approfondita ed estesa a tutti i campi della vita e quindi la necessità di brevità, pur non trovando nell'opera la risposta al perchè siamo diventati così antipatici (è una realtà)mi sono divertito nella lettura. Per chi non vive questa realtà, può essere uno spunto per cominciare a capire alcuni fenomeni che agli occhi degli estranei appaiono quantomeno bizzarri e che, estendendo lo sguardo al futuro, sono invece (schei a parte) drammatici. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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