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Ellroy James - Il sangue è randagio | Estate del '68. Dopo gli omicidi di Martin Luther King e Robert Kennedy, gli Stati Uniti sembrano sul punto di esplodere. Disordini, speculazioni politiche e teorie del complotto scuotono dalle fondamenta la stabilità sociale. Le organizzazioni di militanti afroamericani sono sul piede di guerra nel southside di Los Angeles. J. Edgar Hoover, capo dell'FBI, prepara drastiche contromisure. E il destino ha piazzato tre uomini in un punto nevralgico della Storia. Dwight Holly uomo di fiducia di Hoover, è incaricato di fomentare contrasti fra i gruppi del potere nero e ossessionato dalla figura di una comunista ebrea di nome Joan Rosen Klein. Wayne Tedrow, ex poliziotto e trafficante occasionale di droghe, lavora per il miliardario Howard Hawks alla costruzione di una rete di case da gioco nella Repubblica Dominicana. Don Crutchfield, guardone e investigatore privato di mezza tacca, coinvolto in cose più grandi di lui. E al centro, il fulcro attorno a cui tutto ruota: Joan Rosen Klein, la Dea Rossa, autentica femme fatale. Ellroy attraversa un periodo infuocato della storia americana mescolando la crudezza di eventi realmente accaduti alle vicende di personaggi le cui esistenze sono la sintesi di un'epoca di corruzione e malaffare. Terza tappa del viaggio cominciato con "American Tabloid" e proseguito con "Sei pezzi da mille", è un noir magnetico, l'aspro ritratto di un mondo che ha perduto le linee di confine tra bene e male, giusto e ingiusto, dove nessuno può reclamare redenzione.
10 recensioni presenti. Media Voto: 3.1 / 5Paolo Rigamonti (12-10-2011) Un grande Ellroy, non il più grande. Ma sempre un ordito straordinario. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
rainbow tempofranco@inwind.it (06-11-2010) Che mattone, ma che bello, come tutti i romanzi di Ellroy! Certo, non do il 5/5 per due motivi: un punto lo tolgo per la lunghezza, davvero eccessiva, le stesse cose il nostro magnifico le poteva dire in metà pagine, anche meno; un secondo punto lo tolgo perchè l’opera, pur bella, lo ribadisco, si colloca comunque al di sotto dei primi 2 soggetti della trilogia politica (American tabloid e Sei pezzi da mille). E poi racconta un periodo fantastico (nel bene e nel male) della storia americana e mondiale tratteggiando più che altro episodi e personaggi della criminalità comune, non uomini politici e/o criminali politici. Certo, questi intrighi malavitosi hanno sempre un riferimento politico, ma esso passa troppo in secondo piano, la politica dovrebbe essere regina anche in questo libro, come lo era nei primi due; invece è solo dama di corte. Che la trama si fatichi a seguirla non ha poi questa grande importanza in un romanzo che vive soprattutto di colpi allo stomaco, ogni capitolo lo è, ogni frase, ogni parola. Poteva essere un capolavoro, è invece un libro che affascina i cultori di Ellroy; solo loro, probabilmente. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
marco77 (03-09-2010) BANDIERa bianca dopo 50 pagine,cento personaggi inseriti, se ci fosse stato anche pluto non me ne sarei accorto mamma mia. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Vella (16-07-2010) Questo terzo capitoli della trilogia americana di Ellroy è effetrtivamente sotto tono rispetto ai primi due. E diavolone qui sotto ha ragione rispetto alla mancanza di caratterizzazione di chi, dall'altra parte della barricata, contestava il sistema in quegli anni. Ma Ellroy è esplicito: qui si guarda la storia dal punto di vista dell'establishment, della reazione delle istituzioni.
Consigliato ai fan, meno a chi legge ellroy per la prima volta.
E comunque, da patito ottuso di Ellroy, le trascrizioni delle telefonate tra Hoover e Dwight valgono da sole il prezzo del libro!!!!!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giorgio Girelli (10-05-2010) Ellroy è un graaande, ma comincia a riciclarsi...
Una riscrittura-espansione di American Tabloid/Sei pezzi da mille, consigliata ai fans della mitologia elroyana. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
gianma79 (26-04-2010) D'accordo con la critica americana, un estenuante capolavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giuseppe (24-03-2010) una sola parola: delusione Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Mattia (23-03-2010) 850 pagine dentro un abisso fatto di intercettazioni, complotti, vudu e femme fatale. Ellroy chiude la saga dell'Underground Trilogy con un capitolo assolutamente all'altezza di American Tabloid e Sei Pezzi Da Mille. Sembra procedere piano, ad un certo punto ti chiedi dove vuole portarti questa storia e poi ti ritrovi stregato, come i protagonisti, dall'universo che gravita attorno a Joan R. Klein, la Dea Rossa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
diavolone (16-03-2010) Una mezza delusione, molto inferiore ai due romanzi precedenti per non parlare della quadrilogia su los angeles che, a mio giudizio, rappresenta la vetta della narrativa ellroyana. Alcuni personaggi e le loro storie mi sono apparsi troppo inverosimili: sarà che la vena complottista e lo sguardo cinico e disincatato (anche se meno accentuato che in passato) trovano maggiore aderenza quando sono rivolti verso il mondo criminale/politico/affaristico mentre non spiegano adeguatamente le ragioni di chi, nel 68 e negli anni seguenti, ha cercato di contestare il sistema. A meno di voler uniformare a forza le scelte, le motivazioni e le aspirazioni, spesso contrapposte, di chi ha vissuto quegli anni su fronti opposti. Col rischio di banalizzare e rendere poco credibili le dinamiche e le parabole esistenziali dei vari personaggi.
peccato Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Domiziano (22-02-2010) Terzo capitolo della saga docu-fiction di Ellroy sulla storia statunitense tra gli anni 60' e 70'.
Atteso da molto tempo e preceduto da una serie di opere che mi hanno perplesso alquanto ,questo romanzo recupera parte del "meglio" di Ellroy : il ritmo , la caratterizzazione dei personaggi, il linguaggio (nella ottima traduzione) ed alcune ossessioni tipiche dell'autore (una su tutte la ricerca della figura "materna").
Tuttavia mostra anche una certa ripetitività ed un netto calo di tensione ,dopo la metà circa del racconto.
Romanzo corale , incentrato su personaggi carismatici , destinato ad essere raccontato da un "picaro sui generis" non mi ha soddisfatto fino in fondo.Sembra che l'autore abbia perso molto del cinismo che lo caratterizzava e sia ora incline a vagheggiare scenari quasi "a lieto fine"(!!!).Sarà stata l'influenza hollywoodiana. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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