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Rifkin Jeremy - La civiltà dell'empatia. La corsa verso la coscienza globale...

La civiltà dell'empatia. La corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi TitoloLa civiltà dell'empatia. La corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi
AutoreRifkin Jeremy
Prezzo
Sconto 15%
€ 18,70
(Prezzo di copertina € 22,00 Risparmio € 3,30)
Prezzi in altre valute
Dati2010, 634 p., rilegato
TraduttoreCanton P.
EditoreMondadori  (collana Saggi)

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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Descrizione
Per secoli, filosofi, scienziati, psicologi ed economisti hanno contribuito a diffondere l'idea che l'essere umano sia per natura aggressivo e utilitarista, teso principalmente al soddisfacimento egoistico dei propri bisogni e al guadagno materiale. La storia, quindi, non sarebbe altro che una lotta senza quartiere tra individui isolati, solo occasionalmente uniti da ragioni di mera utilità e profitto. Ma negli ultimi decenni alcune sensazionali scoperte nel campo della biologia e delle neuroscienze hanno messo in dubbio questa tesi e hanno dimostrato, al contrario, che uomini e donne manifestano fin dalla più tenera età la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera empatica, percependone i sentimenti, in particolare la sofferenza, come se fossero i propri. Alla luce di questo nuovo approccio, Jeremy Rifkin propone una radicale rilettura del corso degli eventi umani. Se nel mondo agricolo la coscienza era governata dalla fede e in quello industriale dalla ragione, con la globalizzazione e la transizione all'era dell'informazione, si fonderà sull'empatia, ovvero sulla capacità di immedesimarsi nello stato d'animo o nella situazione di un'altra persona. Tale risultato è stato però ottenuto a caro prezzo: per crescere e prosperare, società via via più complesse e sofisticate hanno richiesto sempre maggiori quantità di energia e risorse naturali, imponendo un pesante tributo all'ambiente sotto forma di un notevole aumento dell'entropia.

La recensione di IBS
Nel panorama dei "pensatori sociali" della nostra epoca, Jeremy Rifkin si distingue per la sua abilità nel sondare l'anima del mondo contemporaneo e per la capacità di raccontarla al grande pubblico con linguaggio chiaro e comprensibile. Apprezzato divulgatore, ha al suo attivo numerosi best seller tradotti in più di trenta lingue, tra cui spiccano Entropia, L'era dell'accesso, Ecocidio, Economia all'idrogeno, Il Sogno europeo.
In questo suo nuovo saggio ci propone un'avventura assolutamente inedita: "una nuova interpretazione della storia della civiltà alla luce dell'evoluzione empatica della razza umana e della sua profonda influenza sullo sviluppo e, probabilmente, sul futuro della nostra specie".L'empatia, cioè quella particolare abilità che abbiamo noi esseri umani di entrare in sintonia con l'altro percependone i sentimenti e lo stato d'animo, è il fulcro attorno a cui ruota la ricostruzione storica e sociologica di Rifkin. è la chiave che gli permette di individuare i fili ancora inesplorati della vicenda umana, i motori dell'azione sociale rimasti nascosti fino a che è prevalsa l'inveterata convinzione che gli esseri umani siano per loro natura aggressivi e mossi unicamente dall'interesse personale. Dalle ceneri dell'homo homini lupus nasce così l'homo empaticus, e con lui il concetto di "civiltà dell'empatia", affrontato e "sviscerato" dall'autore con un approccio multidisciplinare, che abbraccia letteratura, arte, filosofia, teologia, sociologia, scienze politiche, teorie della comunicazione, storia e psicologia.
Il saggio, di oltre seicento pagine, si articola in tre parti: la prima è dedicata all'esame della natura umana e della sua nuova visione alla luce dell'affermazione del concetto di empatia, nato tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento (il primo ad utilizzare la parola "empatia" fu nel 1909 lo psicologo inglese Edward Titchener). L'analisi di Rifkin spazia nell'ambito delle scienze naturali e sociali, toccando biologia, filosofia, psicologia, teologia e letteratura.
Nella seconda parte la trattazione si sposta sul piano storico e si sofferma sulle trasformazioni della coscienza umana che hanno accompagnato le diverse civiltà: da quelle arcaiche, dominate dalle credenze mitologiche e dall'economia patriarcale, all'impero cosmopolita di Roma, dall'affermazione del Cristianesimo al Medioevo e all'Umanesimo, dalla Rivoluzione industriale al mondo esistenzialista postmoderno.
Infine, la terza parte, dedicata all'oggi, illustra la tendenza alla massima empatia nel nostro mondo sempre più globale in cui, paradossalmente, allo sviluppo della coscienza empatica si è associato un altissimo rischio di deteriorare drasticamente la salute del pianeta: la maggiore complessità della società, terreno fertile in cui è potuta fiorire la nuova coscienza empatica, comporta come rovescio della medaglia un enorme impiego di risorse naturali e un sempre maggiore consumo di energie che rischiano di travolgere l'ambiente. Ricollegandosi al suo precedente saggio Entropia, considerato un grande classico dell'ecologia, Rifkin pone dunque l'accento sulla paradossale relazione fra empatia ed entropia, i due pilastri su cui è costruita la nostra società. Due pilastri destinati a crollare minacciando la nostra stessa sopravvivenza? Siamo dunque prigionieri di un vicolo cieco? No, secondo Rifkin è possibile uscirne. è però necessario affidarsi alla nostra natura empatica che potrà guidarci allo sviluppo di una nuova "coscienza biosferica", cioè alla consapevolezza che la terra funziona come un organismo unitario e inscindibile, dalla cui salute dipendiamo e di cui siamo tutti responsabili. Solo se saremo disposti a diventare realmente solidali con il pianeta, ridefinendo i nostri stili di vita e il corso dell'economia a favore di una vera sostenibilità ambientale, avremo la possibilità di superare la crisi a favore di una salvifica rinascita.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
L'empatia è la capacità di partecipare al dolore altrui, avvertendolo come proprio: si soffre, quindi, per la sofferenza degli altri, senza condividerne la causa. Per essere empatici è allora necessario avere una propria individualità e la capacità di sapersi distinto dall'altro. Se non ci si vede separati dagli altri, si condivide prima di tutto il male, e solo a quel punto la sofferenza. Il bambino piccolo, che non riesce a vedersi come essere distinto dalla madre, non può provare vera empatia per lei. Un discorso analogo vale quando un singolo si percepisce come semplice parte di un gruppo, come avveniva ai nostri progenitori preistorici, che non si riconoscevano come individui separati dal clan e quindi erano immaturi per l'empatia. Questo sentimento – risultato di un'evoluzione che rende la socialità e la condivisione inevitabile e utile – è comunque il vero atteggiamento di fondo degli esseri umani nei confronti degli altri. Non siamo, perciò, egoisti, come tradizionalmente immaginato dalla maggioranza dei pensatori sociali. Se è una caratteristica naturale, però, l'empatia deve essere scoperta e sviluppata. La storia umana è infatti anche un percorso verso una sempre maggiore coscienza empatica, permessa dallo sviluppo economico, dalla ricchezza, dagli scambi e dalla vita in comune, ma anche dalla psicologia, dai romanzi d'amore del Romanticismo, dalle conversazioni in chat: tutti momenti che hanno permesso di accrescere la coscienza di sé e l'attenzione agli stati d'animo propri e altrui. Il mondo globale contemporaneo – aperto ai viaggi, agli incontri con un'umanità sempre più ampia e alla comunicazione con tutti – diventa il momento ideale per sviluppare e vivere in pieno questo sentimento.
Queste sono le idee chiave proposte da Rifkin (scienziato sociale, ambientalista e scrittore di best seller) nel suo libro. Lo sviluppo della società ha comportato però anche sempre maggiori costi in termini energetici. La crescita è stata inoltre accompagnata e permessa da una costante evoluzione dei meccanismi comunicativi: dall'invenzione della scrittura, alla stampa, a internet. Proprio nell'interconnessione fra tutti questi aspetti (affrontati da Rifkin in precedenti libri), potrebbe essere la soluzione del problema energetico: "Parliamo in continuazione di accesso e inclusione in una rete globale di comunicazione, ma parliamo molto meno del perché, esattamente, vogliamo comunicare con gli altri su una scala così planetaria. Si avverte la grave mancanza di una ragione generale per cui miliardi di esseri umani dovrebbero essere sempre più connessi". Questa ragione sarebbe la possibilità di lavorare insieme alla salvezza del pianeta.
Letto come proposta e professione di ottimismo, il libro è apprezzabile per i vari spunti e l'ampiezza dell'analisi. L'analisi storica e filosofica presenta varie incoerenze, forzature, o dimenticanze, necessarie a sostenere la tesi di fondo. È bizzarro pensare, ad esempio, che le persone empatiche abitino soprattutto nei paesi sviluppati (quelli dove la coscienza di sé e la comunicazione globale hanno avuto modo di arrivare al culmine) e soffrano, senza però fare, in fondo, molto per chi vive nelle zone povere del mondo, dove ancora si muore di fame.
Allora l'empatia è al più una possibile via di uscita, un'alternativa alla cultura dominante più che un dato di fatto, un'alternativa, da insegnare, per rendere le persone felici. Nei modelli di mercato tale sentimento non è, infatti, previsto e non è nemmeno auspicabile. La cultura della società del consumo spinge in direzione opposta. L'individuo isolato ed egoista è più propenso a consumare e a cercare la felicità nei beni materiali, come un bambino egocentrico (Benjamin R. Barber, Consumati. Da cittadini a clienti, Einaudi, 2010). Fin da piccolo, allora, il cittadino del mondo capitalista è inquadrato nel sistema degli acquisti in modo da crescere secondo la logica richiesta (Ed Mayo e Agnes Nairn, Baby consumatori, Nuovi Mondi, 2010). Il consumo diventa la ragione di essere, a fronte di un mondo incerto e incomprensibile (Zygmunt Bauman, L'etica in un mondo di consumatori, Laterza, 2010). Democrazia e condivisione, di conseguenza, sono possibili soluzioni per costruire l'alternativa (Raj Patel, Il valore delle cose. E le illusioni del capitalismo, Feltrinelli, 2009). Anche un certo lavoro manuale – quale quello del meccanico – permette, in piccolo e più pragmaticamente, di sperimentare solidarietà e simpatia – creando piccole comunità di colleghi e consumatori appassionati – in cui trovare una propria dimensione nel rapporto con gli altri (Matthew Crawford, Il lavoro manuale come medicina dell'anima, Mondadori, 2010).
Marco Novarese

I vostri commenti
massimo (20-05-2010)
Un libro che rilegge il mondo. Ne ho già regalate 3 copie. Grazie professor Rifkin
Voto: 5 / 5

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