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Powers Richard - Il tempo di una canzone | Il giorno di Pasqua del 1939, durante lo storico concerto di Marion Anderson davanti al Lincoln Memorial di Washington, David Strom, uno scienziato tedesco emigrato, incontra Delia Daley, una giovane di colore che studia canto. L'amore per la musica è quello che li attrae e poco dopo, a dispetto delle circostanze, si sposano, decidendo di dar vita a una famiglia "aldilà della razza, aldilà dei tempi". I loro tre figli dovranno affrontare la brutalità di un'America ancora intrisa di razzismo, e non sarà facile per loro trovare la propria identità rimanendo fedeli a se stessi. Jonah, il primogenito, rivela ben presto una voce prodigiosa e un genio musicale che rischierà più volte di infrangersi di fronte al pregiudizio. Joey, pianista, accetta fin da subito di accompagnare nell'arte e nella vita il proprio fratello, finché una serie di tragici eventi non riuscirà a separarli. Ruth, la terzogenita, è l'unica dei tre che accetterà di assumere su di sé la sfida ideologica rappresentata dalla propria pelle e si accosterà sempre più al movimento di lotta per i diritti civili, fino a prendere parte attiva al temibile gruppo di azione delle Black Panthers. Mentre Jonah, Joey e Ruth crescono in un mondo troppo immaturo per capirne il dramma, l'umanità e l'intelligenza, a David e a Delia, che morirà in circostanze tragiche e misteriose, capiterà spesso di sentire il soffio della Storia, più bruciante per chi come loro ha deciso coscientemente di deviarne il cammino.
Media Voto: 4 / 5Andrea an_cos@libero.it (15-09-2011) Non mi sento di definire questo libro un capolavoro nè di attribuirgli le 5 stelle.
I lati positivi sono nello sviluppo della vicenda, fino ad un finale molto affascinante; nel disegno dei personaggi (soprattutto l'io narrante è molto vivido); nella ricostruzione storica che fa scorrere dietro il tema principale della discriminazione razziale, tutti i fatti più importanti del ventesimo secolo; in alcune pagine veramente commoventi.
I lati negativi sono però una smisurata prolissità nelle descrizioni e nel numero di pagine, una grana un pò grossa della scrittura; un abuso quasi incredibile di periodi di tipo comparativo o metaforico: a volte una sola pagina contiene una quantità assurda di "come se....." (mi chiedo se il traduttore e l'editor ci abbiano fatto caso..).
Il libro mi ha ricordato un pò il tipico ristorante americano di buon livello, dove l'arredo e l'eleganza sono sempre in bilico con il kitsch..!
In sostanza un buon libro, che però non lascia la voglia di essere letto una seconda volta. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
matteo croci mck_aawt@yahoo.it (29-01-2011) non un capolavoro compatto e minuzioso come "gain" e nemmeno un capolavoro sfilacciato e ca-us/su-ale come "the echo maker" ma un capolavoro mastodontico e...quantistico (quelle righe di dialogo nel pre finale sul volo di linea tra la madre (terza generazione) ed il figlioletto (quarta generazione) sono quasi più emozionanti di tutte le altre mille pagine : come la soluzione di un'equazione dopo l'avventura del calcolo-ricerca-scoperta-vita : un...significato..?). Il termine capolavoro non s'inflaziona con Powers. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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