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Moresco Antonio - Gli incendiati | In un'estate torrida, un uomo nauseato dal mondo prende l'auto e parte, senza meta. Va a rintanarsi proprio dove l'umanità si raccoglie più fitta e rumorosa e avida di stordimenti: un grande albergo in una località balneare. Un falansterio pulsante di passioni estive, di bambini urlanti, di famiglie congestionate, affacciato su un mare oleoso che non dà refrigerio. Tutt'intorno, sulle colline aride di macchia e stoppie, bruciano i fuochi estivi. Su uno strapiombo di roccia, in fuga dall'incendio, il protagonista che ha rotto con il consesso dei propri simili, che si è ridotto a sbirciare da lontano le loro passioni incomprensibili, i loro trasporti effimeri, rientra prepotentemente nella vita. È successo che si è girato di scatto, sentendosi osservato. È successo che si è materializzata vicino a lui una donna bellissima. È successo che questa inaudita creatura gli ha rivolto, con accento straniero, una frase: "Vuoi bruciare con me?", e poi è scomparsa. Da quel momento, l'uomo ha di nuovo una ragione per vivere: ritrovare la donna misteriosa che gli sembra di vedere dappertutto e ogni volta gli sfugge.
| La recensione de L'Indice |
 Negli ultimi anni, ogni volta che leggo un libro di Antonio Moresco non posso fare a meno di pormi alcune domande. La prima è di ordine, diciamo così, autobiografico, benché la biografia sia quella condivisa da chi poco più di una decina d'anni fa, su per giù allo scollinar del secolo, si accingeva, come diceva Leopardi, "a vivere alle lettere": cosa ha rappresentato Moresco anzi, meglio, la "funzione Moresco" nel campo letterario italiano? Sospetto che all'epoca abbia rappresentato, per quelli che Bourdieu definirebbe i nuovi entranti, l'esistenza stessa di un campo letterario: mettendolo in discussione, polemizzando, trasfigurando se stesso nella figura "sepolto vivo" come nelle Lettere a nessuno, ne sanciva un'esistenza altrimenti solo spettrale. In altre parole, incarnava, per chi allora iniziava, l'assolutezza di quel gioco serio che è la letteratura (la scrittura, lo stile). Una scommessa folle e malinconica in un contesto fin troppo ricettivo verso operine e romanzetti che non sopravverranno alla prossima rentrée (un contesto mercantile, ma che alla lunga fiacca coscienze e volontà, abbassa spaventosamente le attese). Non è un caso allora che una delle figure più tipiche del repertorio dell'autore mantovano sia quella dell'incendiato. Allegoria che torna fin dal titolo di quest'ultimo romanzo, Gli incendiati appunto, in cui un protagonista e narratore si aggira, anche qui molto moreschianamente, "solo e completamente infelice", in un mondo di totale "aridità, asservimento, vuoto, vita che sembra morte". Moresco non è mai stato scrittore di sfumature, d'accordo, di ragionate strutture che si svelano lentamente nel procedere delle pagine, erano altri i suoi interessi. Ma qui è come se la tavolozza fosse composta solo di colori primari, anzi solo di bianco e nero, rosso e oro: non c'è praticamente capoverso, riga, che non evochi qualche concetto supremo. E se già si parte a cento all'ora, ogni pagina sarà un ulteriore accelerazione: in una località turistica assediata da misteriosi e infernali incendi, il protagonista incontra una donna che brucia letteralmente in una sublime fiamma. È l'inizio di un'ossessione amorosa, erotica e mistica che accompagnerà i due in un crescendo vertiginoso. Lui si scopre essere una specie di agente segreto, lei è in fuga da un traffico internazionale di schiavi, e i due ne passeranno di cotte e di crude finché non moriranno uccisi dai cattivi del caso. Ma neanche questo li ferma, al contrario: da morti si uniranno agli altri morti in un armageddon cosmico, nella guerra mondiale dei morti contro i vivi, fino all'esoterica fiammata finale. La seconda, delle domande a cui accennavo all'inizio, si potrebbe sintetizzare così: dove sta andando, oggi, Antonio Moresco? Non sarà negli Incendiati che troveremo una risposta, o almeno non una risposta che siamo pronti a controfirmare. Un testo ascensionale, verticale (come sempre in Moresco non c'è movimento che non sia verticale): anche qui, dove pure gioca con i generi e con la loro "orizzontalità", c'è un costante, convulso rilancio che si conclude (provvisoriamente viene da pensare) nel finale apocalittico, in quest'improbabile punto d'incontro tra videogame di bassa lega e testo sapienziale, pacchianata e mistero, dove i morti bombardano i vivi. Ma, soprattutto, lo fa usando una lingua scomposta, a tratti volutamente brutta; eppure non è la parola necessariamente scomposta di chi sta "sfondando", dell'"invasore" (parole d'ordine moreschiane). Moresco sembra proseguire in un itinerario estremamente personale, senz'altro impervio, di difficile decifrazione, ma un tale avvitamento nel proprio idioletto rischia di apparire più la chiusura di fronte a un accerchiamento che l'apertura (a cosa, verso dove?) che annuncia. Mentre lo osserviamo allontanarsi viene il dubbio che siamo noi a non comprenderlo più, o forse non siamo ancora pronti. Francesco Guglieri |
7 recensioni presenti. Media Voto: 2.57 / 5ilse musilse@libero.it (14-04-2011) Una lingua plastica e potente, una mirabile capacità evocativa, una immaginazione tra il profetico e il vecchio saggio... a servizio di una specie di fumetto apocalittico splatter che fa tanto pensare (nei dialoghi e nel modo di muoversi dei personaggi) al Kill Bill di Tarantino. Qualche idea forte (la guerra dei morti contro i vivi, la visione politica del concetto di schiavitù, la collocazione geografico/storica dell'apocalisse finale) non riscatta la pesantissima polpetta erotica e fallocentrica che anima il rapporto fra i due protagonisti. Mah! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Marcello (29-10-2010) libro fastidioso, molte parole inutili. sembra aspirare a un stile surrealista alla Bataille, ma invece in molte pagine vi sono lunghe descrizioni di sparatorie (anche fra i vivi e i morti!!!) quasi come un racconto per adolescenti. le scialbe descrizioni erotiche sembrano il fine ultimo di una storia altrimenti incomprensibile. se ne sconsiglia l'acquisto e la lettura. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
davide rosso (07-10-2010) non concordo con the editor, non mi piace il commento sui lettori che stroncano moresco, ignoranti e altro. uno ha il diritto di dire quello che vuole su un libro, non siamo più a scuola. io francamente ho letto parecchia roba di questo tizio e l'ho sempre trovata inutile e supponente, ma questo libro mi è piaciuto moltissimo, semplicemente perchè sembra scritto senza che nemmeno lo scrittore abbia un'idea di dove voglia andare a parare. inizia come un romanzo minimalista su uno che è in depressione e odia il mondo, si trasforma in un noir alla lynch tipo strade perdute, finisce che è una roba apocalittica coi morti contro i vivi. tanto sesso e sangue. roba jim thompson incrociato geneticamente col celine migliore. semplicemte folle. e bello. poi saremo anche delle capre. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
cristiana (14-09-2010) fastidioso fin nel titolo. Trama da fotoromanzo e linguaggio adeguato...almeno fino a pagina 100...di più non ce l'ho fatta! Bella la copertina. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
tiziano germani (10-07-2010) a pagina 30 non ce l'ho fatta più e ho smesso. ma che roba è? " ...e io sentivo la mia sproporzione premere contro il suo corpo..." "...le belle tette bianche...di carne" (davvero?) "le belle tette, le belle braccia, le belle gambe..." ma a me sembra tutt'altro che bello...per (s)fortuna che me lo hanno regalato, altrimenti non l'avrei mai comprato... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
the editor (21-04-2010) Finalmente è uscito ! Una conferma ulteriore che eleva Antonio Moresco ad una grandezza senza tempo, una grandezza che è stata la stessa di Dostoevskij, De Cervantes e altri. L'unica nota dolente è vedere come in Italia Moresco non venga valorizzato nel giusto modo, e anzi di come spesso sia vittima di commenti superficiali, espressi da invidiosi e da gente ignorante - e che onestamente di letteratura ne sa ben poco. Noi dovremmo essere fieri di possedere uno scrittore di un tale calibro.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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