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Doctorow Edgar L. - Homer & Langley | Ispirata a un famoso fatto di cronaca della New York del primo Novecento, la storia dei fratelli Homer e Langley Collyer assume nella rivisitazione di Doctorow, maestro nell'amalgamare avvenimenti reali con episodi romanzati, i contorni del mito. Homer, il fratello cieco, e Langley, tornato semifolle dalla Grande Guerra, sono due rampolli di una famiglia benestante che nel corso dei decenni trasformeranno il loro palazzo in un delirante ricettacolo di ciarpame, dove vivranno come reclusi fino a rimanere sepolti sotto le tonnellate di spazzatura da loro stessi accumulata. Questi personaggi tragici ed emblematici, che hanno perfino dato il nome alla cosiddetta "sindrome di Collyer", diventano la metafora di un mondo e lo specchio di un lungo periodo della storia americana. Homer e Langley, benché rinchiusi nella loro folle utopia, saranno infatti testimoni di tutti gli avvenimenti fondamentali di quegli anni, dalle guerre ai movimenti politici, dal progresso tecnologico a una serie di personaggi indimenticabili, immigrati, gangster, musicisti jazz, hippy.
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.71 / 5Raffaele (05-03-2011) La storia d'America all'interno della dimora di due amabili menti sui generis.
L'aspettativa del colpo di scena che cambi il registro della storia è disattesa ma inutile, poiché il racconto seppur lento e rilassato in cui il narratore sembra insensibile agli stessi singolari avvenimenti, appare talmente vivo e profondo da potervi rinunciare. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Loris (21-02-2011) Doctorow parte dalla cronaca (la vicenda degli eccentrici fratelli Collyer) per entrare nel territorio della Storia e del mito. Non si preoccupa di rispettare la sequenza di date ed eventi, ma li modifica e li usa per costruire significati universali, come i grandi scrittori sanno fare. Un io narrante cieco e di nome Homer e' una dichiarazione di intenti impegnativa. L'odissea pero' non e' legata alle peregrinazioni dei protagonasti. Qui e' il mondo (o meglio la Storia) ad entrare nella casa dei Collyer attraverso una serie di figure emblematiche del novecento americano (l'immigrata ambiziosa, il jazzista di colore, il gangster, i beat..). Tra i tanti fili che si possono seguire, il principale mi e' parso quello legato allo scorrere del tempo che tutto travolge, riducendo gli individui a comparse interscambiabili. L'accumulo di oggetti e giornali e' il tentativo disperato di costruire una barriera, di recuperare una forma e un senso universali dal particolare destinato a dissolversi. A questo si accompagna la strenua difesa della soggettivita', una rivendicazione di autosufficienza (rispetto a norme e convenzioni sociali) che rischia di tradursi in isolamento e solitudine. Il narrare di Homer alla fine e' anche il tentativo di ridare sostanza alla propria storia, evitando che sia assorbita dal mito. Onore a Doctorow, autore di un romanzo eccellente per forma e per ricchezza di idee. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gabril (17-09-2010) Homer-Omero il fratello cieco è qui il narratore. Aedo di un mito: la storia anomala, splendida e devastante dei fratelli Collyer; un mito che, come accadde ai primordi della psicoanalisi, ha dato il nome ad una sindrome nevrotica (o psicotica?): l'incapacità di liberarsi dagli oggetti, la tendenza irrefrenabile all'accumulo sconsiderato. Ma la storia dei due fratelli che si rinchiudono nel palazzo paterno, a Manhattan, nella Fifth Avenue del primo Novecento, questa storia vera (e mitica) nella narrazione di Doctorow diventa ben altro, ben di più: una maniera (coraggiosa e perdente) di contrastare il mondo "civile", le sue convenzioni e abitudini, i suoi luoghi comuni e le sue strutturazioni omologanti, la sua oppressione sull'individuo, sempre più schiacciante, aberrazione vincente, modello di una umanità perbenista e autodistruttiva. Homer e Langley esprimono nella loro rivolta eclettica una filosofia di vita tutt'altro che pazzoide. Una visione tragica, questo sì, dove la legge nicciana dell'Eterno Ritorno dell'Identico trova in Langley il suo follemente lucido profeta, e in Homer uno struggente, purissimo cantore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Libetta libetta@hotmail.com (30-08-2010) La disposofobia per affetto verso se stessi, l'indispensabile compagnia delle cose lasciando loro più spazio dell'umanamente consentito fino ad inciamparvi o cospargersi d'acari, quel caro senso di sopraffazione che un trasloco ogni tanto soltanto è in grado di sospendere, sgabuzzini, cantine, box ma anche le nostre stanze.
Stupendo, come sempre Doctorow. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
camilla camilla.pacher@gmail.com (21-06-2010) Mi vergogno a dare, io, un "voto" a un simile capolavoro. Ieri , a tarda sera, ho lasciato Homer alla sua ....non ho parole per dirlo, alla sua solitudine, senza luci e senza suoni e senza Langley.Avete mai incontrato un personaggio come Homer? Difficile trovarne uno, anche passando in rassegna la propria memoria letteraria, forse in Balzac troveremo un degno compagno di Homer, forse in Proust, e penso forse a Swan, Pierre di guerra e pace, altri mi verranno in aiuto, ma anche Homer è di questa statura. Il fratello è pazzo? fossero così i pazzi. Stupenda figura anche Langley. E le donne? Le donne di Homer intendo, la piccola Mary...E la casa, un pianeta a sè stante. Ho anche riso, fino alle lacrime, su molte pagine, irresistibili. Ho pensato, sono una lettrice assatanata e ho letto migliaia di libri, ho pensato che Homer e Langley sia uno dei libri più belli, uno dei libri più sapienti e magnifici che ho avutola grande gioia di poter leggere.Quando guardano, e Homer è cieco, i quiz telvisivi? "chi ha scritto Moby Dick?- silenzio del concorrente- "melville , idiota....o quando i loro ospiti hippy "volano via" perchè è arrivato il freddo? Ho riso fino alle lacrime.... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo Gatta massimo.gatta2@tin.it (10-06-2010) E' una strana esperienza la lettura di questo romanzo di Doctorow, come un viaggio da tempo desiderato e che finalmente si intraprende, fiduciosi, ma che si rivela, man mano che entriamo meglio nelle sue varie e multiformi sfaccettature narrative, come un piccolo incubo, una storia che si dipana tra luci e ombre, tra stanze e parole e colori e solitudini molteplici, nell'accumulazione non di oggetti ma di sensazioni. Ed è strano anche perchè è un libro sull'accumulazione di oggetti ma, nello stesso tempo, è una straordinaria carrellata storica di cinquant'anni di storia americana vista dagli occhi di un Homer che, come il poeta greco di cui porta il nome, è cieco, e da quelli del fratello folle Langley, reduce infelice della Grande guerra. E' un libro anche molto bello ma la bellezza è forse secondaria perchè quello che emerge è lo stupore sottile, nelle sue svariate iridescenze e che cresce man mano che andiamo avanti. Ma è anche un libro difficile perchè in fondo, come ricordava Ezra Pound, la bellezza è difficile. E poi che copertina meravigliosa che come un riassunto iconografico di tanti pensieri e frasi e parole e dialoghi. Buona lettura a tutti. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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