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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Tarabbia Andrea - Il demone a Beslan

Il demone a Beslan TitoloIl demone a Beslan
AutoreTarabbia Andrea
Prezzo
Sconto -15%
€ 15,72
(Prezzo di copertina € 18,50)
Dati2011, 350 p., rilegato
EditoreMondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)
 
Disponibile anche usato a € 9,25 su Libraccio.it
 Disponibile in eBook a € 9,99

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Descrizione
Marat Bazarev è quello che è sopravvissuto e sopravviverà. È l'uomo che, con i suoi compagni, una mattina di sole di settembre è entrato nella scuola numero 1 di Beslan. E lì ha dato inizio alla fine. 334 morti, di cui oltre la metà bambini: questo il bilancio dei tre giorni di sequestro in cui più di mille persone sono state tenute in ostaggio da un commando di separatisti ceceni. Marat è l'unico fra gli attentatori a essere uscito vivo dalla scuola, catturato dalla polizia russa e imprigionato in un carcere di massima sicurezza a Mosca. E qui, chiuso in una cella gelida e isolata, scrive la sua ultima confessione. È pronto ad assumersi la responsabilità che gli spetta, ma ha anche un'urgenza più forte: raccontare la sua storia. È così che comincia: con Marat e il suo migliore amico Shamil seduti sull'erba di un anfiteatro in un pomeriggio di pace, con Shamil che ridendo si allontana nella boscaglia e dopo pochi passi lancia un urlo terrificante. Nascosti sotto un mucchio di pietre e frasche trovano sette corpi straziati: è il primo segnale. A casa li attende un villaggio saccheggiato e deserto, le porte delle case spalancate e nessuno dei familiari e degli amici. E così che comincia: Marat in quel pomeriggio terribile capisce che non esiste più una legge e nemmeno le regole, che non c'è onore né coraggio, ma solo paura. E allora si unisce ai guerriglieri in montagna, e con loro si prepara a un'azione in grado di rimbombare da un capo all'altro del mondo.

I vostri commenti
14 recensioni presenti.  Media Voto: 4.78 / 5 | Invia recensione

Iginio Petrussa (06-12-2014)
Il libro è la tormentata confessione dell'unico terrorista ceceno sopravvissuto dopo aver partecipato alla strage di Beslan, nota dalle cronache del tempo (2004). Il libro è magnifico: la scrittura è intensa, e particolarmente convincente è il contrasto irrisolto nel protagonista tra l'autogiustificazione razionale e la umana pietà per le vittime. Per me il miglior libro dell'anno per quanto riguarda gli autori italiani.
Voto: 5 / 5
Chiara (16-10-2014)
Non so... Libro che si legge in modo abbastanza scorrevolmente ma che non mi ha emozionato. Nonostante il tema. E' andata così: avevo sentito di questo libro, e l'ho preso. Prima di leggerlo però ho voluto informarmi un pochino sull'argomento, su cui conoscevo quasi nulla, e così ho letto Proibito parlare di Anna Politkovskaja. Dopo aver letto questi suoi articoli, Il demone a Beslan non mi ha dato di più. Del "punto di vista" ceceno parla anche lei, oltre che ovviamente dell'orrore dell'attentato alla scuola...e di molto altro. L'unico aspetto trattato in più da questo romanzo è uno spiraglio di pentimento/redenzione da parte di Marat Bazarev, protagonista e unico terrorista scampato al massacro di Beslan. Certo si tratta di due generi diversi: la Politkovskaja è giornalista, Tarabbia è romanziere. Ecco cosa mi è mancato in Il demone a Beslan: il coinvolgimento, l'emozione che provo quando leggo un bel romanzo. Probabilmente il tono distaccato, quasi da cronaca dei fatti è voluto. Ma gli accenni di messa in discussione da parte di Marat di quello che è stato fatto, non mi sono bastati.
Voto: 3 / 5
Luca (21-02-2014)
Sconvolgente e bellissimo. E' un pugno nello stomaco, ma allo stesso tempo è una lettura avvincente e (se riesci a convivere con la crudezza di certe descirizioni) non riesci a mettere giù libro sino alla fine. Tarabbia scrive benissimo e rende perfettamentel'idea dell'inferno (non solo di Beslan, ma di tutta la tragedia Cecena). Complimenti all'autore
Voto: 5 / 5
Carmelita (05-11-2013)
Concordo con gli altri recensori, il libro ti prende e non riesci a staccarti. Ti porta con sè nella scuola di Beslan. Duro ma anche triste. Leggetelo non vi pentirete.
Voto: 5 / 5
Donatella (03-04-2012)
Racconto molto forte e d'impatto. Atroce pensare che questa terribile vicenda sia realmente accaduta.
Voto: 5 / 5
prevosto (11-03-2012)
Un'opera intensa e coraggiosa. Tenere in equilibrio le ragioni delle vittime e dei carnefici è esercizo arduo e, talvolta, improduttivo perchè il rischio è confondere. Alla prossima.
Voto: 4 / 5
Raffaele (09-03-2012)
Un incredibile capolavoro
Voto: 5 / 5
Sara (14-02-2012)
Libro meraviglioso, durissimo ma insieme delicato. Mi sono agitata,commossa, indignata... grazie Tarabbia, erano anni che non amavo così tanto una storia da correre a casa pur di andare avanti nella lettura!
Voto: 5 / 5
Taty (05-01-2012)
E' un libro che dovrebbero leggere tutte le persone che hanno creduto e credono che la guerra possa essere uno strumento utilizzabile dai governi! questo libro scava nel male che c'è nelle persone evidenziando che la sofferenza e l'odio sono irrimediabilmente collegati in un circolo virtuoso senza fine! non si può sconfiggere la violenza con altrettanta violenza: è inutile e controproducente!! Gran bel libro, mi ha fatto riflettere e ho sofferto per i protagonisti perchè sono tutti vittime innocenti! da leggere
Voto: 5 / 5
annalisa (11-12-2011)
Un'indagine sulle origini del male, sul perché si possa arrivare a concepire un tale orrore. L'unico ceceno sopravvissuto alla strage in Ossezia ci racconta cosa ha portato lui e i suoi compagni a quella scuola. E' deciso a scontare le sue colpe, ad assumersi questo atroce carico di responsabilità. Le vittime continuano a fargli visita e a chiedergli il perché. Ivan, il Pope, il piccolo Petja sono figure tratteggiate magistralmente, il libro è scritto in modo da tenere incollato il lettore fino a giungere all'ultima pagina. Nonostante l'argomento porti un grande carico di sofferenza,il libro è bellissimo
Voto: 5 / 5
Gloria (22-11-2011)
Un pugno nello stomaco che fa riflettere. Una ricostruzione fedele e attenta di quello che è accaduto in quei giorni ma anche di tutto l'orrore che ci sta dietro. Da non perdere!
Voto: 5 / 5
Orax (14-10-2011)
Ci vuole coraggio a imbastire un romanzo del genere, davvero: un "fantastico" pugno nello stomaco. Bellissimo.
Voto: 5 / 5
enrico.s (10-10-2011)
Bisogna riconoscere che Tarabbia (che prima d'ora mai avevo sentito nominare) ha avuto un bel coraggio nello scegliere il tema del suo romanzo: la questione, niente di meno, del male (la violenza) e delle sue possibili giustificazioni. Inevitabile il richiamo a Dostoevskij (che l'autore cita in epigrafe). E anche se Tarabbia non è Dostoevskij il suo libro va segnalato e raccomandato, non solo per l'argomento trattato. Infatti il romanzo è anche ben scritto (fatto sempre più raro nella narrativa italiana contemporanea); la storia è resa in modo asciutto, ma non esangue (tutt'altro) e, dopo un inizio un filo "rigido" e di lettura poco avvincente, le vicende dei vari personaggi ti entrano davvero nell'anima, suscitando, inevitabilmente, riflessioni morali che ciscuno, credo, trarrà in base alle proprie convinzioni. Davvero notevoli le ultime trenta/quaranta pagine (la fine dell'assedio alla scuola di Beslan), scritte con autentica bravura. Mi sento di consigliarlo a chi da un romanzo chiede di essere, almeno un poco, disturbato nelle proprie convinzioni, così da rimetterle in discussione (magari per rinconfermarle, ovviamente).
Voto: 5 / 5
Agilulfo (18-09-2011)
350 pagine lette d'un fiato: mai un calo di tensione. Libro ben scritto e sapientemente ideato. Dostoevskiamente è l'uomo ad essere sotto i riflettori, non la politica. Monumentali le due figure dei pope, struggente il vecchio Ivan, che porto dentro di me. Complimenti Tarabbia.
Voto: 5 / 5

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