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Rivera Letelier Hernán - La bambina che raccontava i film | Questa è la storia di Maria Margarita, una bambina, figlia di un invalido. La sua e quella dei suoi quattro fratelli è una vita povera e durissima, nella quale l'unica distrazione è il cinema, che fa giungere nel miserabile villaggio di minatori nel deserto di Atacama film con le stelle dell'epoca: da Marilyn Monroe a José Alfredo Jiménez, re della musica e del cinema messicano. Ma in casa non ci sono soldi e soltanto uno dei figli potrà assistere agli spettacoli. Il fortunato verrà scelto in base a una caratteristica specifica: chi riuscirà a narrare meglio il film conquisterà il diritto a vedere tutte le proiezioni, raccontandole poi alla famiglia. Inaspettatamente è la bambina a dimostrare una bravura straordinaria nel narrare i film, immedesimandosi nei personaggi, riuscendo a coinvolgere gli ascoltatori, mimando, cantando ma soprattutto non trascurando neanche il dettaglio più insignificante. Il talento della piccola raccontatrice di film fa velocemente il giro dei villaggi e delle miniere vicine e la sua fama corre in fretta. È talmente brava che il padre decide di trasformare la povera casa attrezzandola alla meglio come una sorta di sala cinematografica, alla quale si accede non pagando il biglietto ma lasciando un'offerta a piacere. Ben presto Maria Margarita viene chiamata anche a casa d'altri, e raccontare un film diventa alla fine per lei un modo di regalare attimi di felicità. Ma tutto questo è destinato a finire quando nel villaggio fa la sua comparsa la televisione.
Media Voto: 5 / 5gabril (02-04-2012) Con straordinaria leggerezza, attraverso lo sguardo (ormai maturo) della bambina che sa raccontare i film, l'autore percorre la fatica e il deserto, entra nel cuore dello scarno villaggio dei lavoratori nelle miniere di salnitro: Atacama, il nulla intorno; ma dentro non smette di pulsare il desiderio di abbandonarsi alla felicità delle narrazioni, l'impulso di sollevarsi dalla contingente mera sopravvivenza alla trascendente immaginifica "materia dei sogni" che equivale alla stessa pura materia dei film.
E intanto si sperimenta il dolore, la violenza, la fine di un mondo e la perdita molti sogni, l'arrivo di nuove illusioni, la scomparsa e la morte.
Ma tutto questo è narrato sempre con incrollabile lievità, perchè la bambina ha scoperto la propria arte di attrice-narratrice, ha fatto l'esperienza della felicità di esprimere un talento e farne dono agli altri, di attraversare il deserto e continuare a raccontare nel deserto.
A raccontare anche la fine di tutti i sogni, l'ultima inquadratura di tutti i film. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
jane (13-03-2012) Per qualcuno sarà un pregio, per qualcuno un difetto: si legge in meno di 2 ore. E' di una semplicità disarmante ed è talmente breve che sembra non esserci né un prima né un dopo, anche se in realtà abbraccia molti anni. Ma la cosa più bella è la straordinaria figura della bambina che con un talento innato racconta i film prima alla famiglia, poi agli abitanti del minuscolo villaggio di minatori. E'la celebrazione del racconto orale di tradizione sudamericana, una storia ricca di poesia e di ironia, una storia triste, destinata a finire al contatto con la TV e con la modernità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lady Libro (23-08-2011) E'un libro di poche pagine che si legge tranquillamente in pochissime ore, ma che non impedisce di apprezzare totalmente questo piccolo grande capolavoro che mi ha commossa: è una rievocazione del passato, dei tempi in cui il cinema aveva un'anima, aveva storie, luoghi e persone, aveva una vita. Oggi si dà per scontato che andare a vedere un film sia una cosa all'ordine del giorno, ma molti anni fa bastava soltanto un biglietto del cinema per portare le persone in un universo totalmente sconosciuto eppure al tempo stesso così reale, per renderle veramente felici: il cinema era un modo per dimenticare la cruda realtà, per vivere felici, ridere, piangere, impaurirsi e restare sulle spine... Anche se solo per poche ore, in quel mondo volevano perdersi tutti quanti.
Volevano vivere le vite di altri per immedesimarsi in loro, per dimenticare le cose brutte, sperando di non uscire mai da quella sala dalle poltrone imbottite e dal grande telone dello schermo.
Buttare la chiave di quella stanza e chiudersi dentro per sempre...
E' questo ciò che "La bambina che raccontava i film" mi ha detto.
Spero che lo dica anche a chi vorrà leggere questo stupendo libro che consiglio assai vivamente e che nonostante abbia uno stile ed una struttura molto semplici, descrive e fa provare sentimenti ed emozioni talmente profondi come soltanto pochi libri sanno fare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giusy (05-05-2011) Dolcissimo e delicato. Letelier riesce in questo suo romanzo a mescolare tinte forti e tinte tenui in modo magistrale. Maria Margarita, la protagonista, trasmette a chi legge la bellezza e l'importanza dell'arte del narrare. Lo consiglio vivamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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