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Dacquino Giacomo - Dove incontri l'anima. Psicologia, spiritualità e vita... | Il fenomeno della spiritualità è rimasto a lungo estraneo all'ambito di ricerca delle scienze psicologiche. La stessa psichiatria l'ha sempre guardato con grande sospetto, al punto di arrivare talvolta a confonderlo con un sintomo patologico, e solo recentemente, nel tentativo di ampliare l'orizzonte della psiche umana e di approfondirne la conoscenza, sta cercando di superare l'antica avversione. Eppure l'esperienza spirituale si è dimostrata essere universale, non un privilegio esclusivo di monaci, asceti, mistici e santi, ma una prerogativa di tutti - credenti, non credenti, agnostici, atei - per il semplice fatto che tutti, anche coloro che sono privi di una fede religiosa, hanno una vita interiore, che nasce e trae alimento dall'amore - l'Eros -, la forza che spinge a proiettarsi oltre se stessi e a incontrare gli altri. Giacomo Dacquino analizza la natura e le varie forme della spiritualità nel mondo di oggi assumendo come punto d'osservazione privilegiato le storie e le emozioni dei suoi pazienti. Tutti casi emblematici sia di una sempre più diffusa condizione di inquietudine e insoddisfazione per ciò che offre una società interamente votata a logiche edonistiche e consumistiche, sia dell'affannosa ricerca di qualcosa che aiuti a superare le ansie e le nevrosi del quotidiano, a comprendere meglio se stessi e a realizzarsi appieno in una dimensione diversa, non rinviata a un futuro utopistico ma da vivere qui e ora.
Leo (08-06-2011) Da agnostico ero un pò scettico perchè l'autore del libro si dichiara fin da subito credente. Invece devo dire che questo è un libro che mi sento di consigliare a tutti: credenti, agnostici ed atei. Sono molto interessanti, anche se purtroppo poco approfonditi, i contributi dei pazienti in terapia da Dacquino. Ciò che sostiene è sostanzialmente la distinzione che bisogna fare tra la religiosità e la spiritualità. La prima è dei fedeli e si vive all'interno delle regole di una religione; con tutti i contrasti che questo comporta basti pensare ai giudizi della chiesa su: divorziati, omossessuali, sessualità e il fine vita...l'autore auspica su questi temi una sostanziale evoluzione del pensiero Cattolico(come lo era stato il Concilio Vaticano II). La spiritualità invece può appartenere a tutti, credenti e no. E qui il distinguo è dato non tanto dalla fede o dal non credere quanto dalla misura in cui questa maturità spirituale è effettivamente e affettivamente raggiunta. Pertanto si riscontrano atteggiamenti religiosi che non sono maturi (pensiero magico applicato alla religione, la commercializzazione del sacro, i pellegrinaggi, le dubbie apparizioni, le madonne che piangono e tutte le altre superstizioni a carattere religioso). Parimenti il non credente povero di spiritualità si rifugia nel consumismo e nell'edonismo senza senso. Il libro è scritto bene e il taglio è molto divulgativo. L'argomento trattato è molto sfuggevole e delicato, in alcuni punti l'autore si fa prendere dal suo modo di intendere la fede (che forse a qualcuno potrà apparire troppo "buonista") ma nonostante ciò il libro riesce ad essere molto interessante e ricco di spunti di riflessione. Di certo è meglio che leggere i libri degli "Ateisti furenti" che non riescono a cogliere l'importanza di certe riflessioni e che di fatto si rivelano inutili per comprendere la natura dell'uomo, la sua mente, le sue esigenze, il suo vissuto. Consigliato. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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