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Mazzantini Margaret - Nessuno si salva da solo

Nessuno si salva da solo TitoloNessuno si salva da solo
AutoreMazzantini Margaret
Prezzo
Sconto 15%
€ 16,15
(Prezzo di copertina € 19,00 Risparmio € 2,85)
Prezzi in altre valute
Dati2011, 189 p., rilegato
EditoreMondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)
 Disponibile anche in ebook a € 6,99

Nella promozione Mondadori e Oscar Mondadori fino al 28 maggio

Disponibilita immediata
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86 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Delia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più, e stasera devono imparare a non esserlo. Si ritrovano a cena, in un ristorante all'aperto, poco tempo dopo aver rotto quella che fu una famiglia. Lui si è trasferito in un residence, lei è rimasta nella casa con i piccoli Cosmo e Nico. La passione dell'inizio e la rabbia della fine sono ancora pericolosamente vicine. Delia e Gaetano sono ancora giovani, più di trenta, meno di quaranta, un'età in cui si può ricominciare. Sognano la pace ma sono tentati dall'altro e dall'altrove. Ma dove hanno sbagliato? Non lo sanno. Tre anni dopo "Venuto al mondo", Margaret Mazzantini torna con un romanzo che è l'autobiografia sentimentale di una generazione. La storia di cenere e fiamme di una coppia contemporanea con le sue trasgressioni ordinarie, con la sua quotidianità avventurosa. Una coppia come tante, come noi. Contemporaneamente a noi.

La recensione di IBS
«Stasera lo sa. Le persone dovrebbero lasciarsi prima di arrivare a quel punto. Dove sono arrivati loro. Perché poi ti resta addosso troppo male.»

Scava nella coppia Margaret Mazzantini in questo nuovo romanzo. Scava brutalmente nel rapporto di una coppia che non vuole più essere tale, che dopo un grande amore vive una grande separazione. Una scrittura forte e intensa, come è nelle corde dell’autrice di Venuto al mondo e Non ti muovere, che scaraventa in faccia al lettore sentimenti squartati, corpi disuniti, volti stanchi, anime distrutte. Sono quelle di Delia e Gaetano, i due protagonisti ancora giovani, puri e rabbiosi, pronti a duellare sul ring dell’amore perduto, - «due ragazzi, si direbbe a vederli passare nei vetri di una macchina parcheggiata» -, da poco tempo divenuti genitori.
Chi si è separato lo sa, chi non l’ha fatto può immaginarlo. Può immaginare quanto sia doloroso, faticoso, a volte esaltante e in altri momenti terribilmente deprimente la separazione. Specie se non avviene da un momento all’altro, specie se è frutto di giorni, mesi, anni di logoramento, di disfacimento, di emotività negativa che volge al peggio. Specie se i sentimenti che restano sono incerti e se il legame mantiene una sua forza, anche incomprensibile, ma pericolosa: «è facile distrarsi, non sapere più a che punto della vita sono».
Proteggere i figli - «non voglio che somiglino a noi... voglio che siano migliori... ma ho paura che finiranno per assomigliarci» - cercare un equilibrio che permetta a tutti di vivere serenamente. Non è facile, ci saranno altre donne e altri uomini, ma non è facile. Si parlerà di soldi, mantenimento, affido, case, mobili, ma tangenzialmente rispetto ai sentimenti che restano, in modo a volte straziante, al centro della scena. Nessuno si salva da solo, appunto, nemmeno Delia e Gaetano.
Questa storia di un amore accartocciato potrebbe essere una commedia dark all’italiana, adatta alla trasposizione cinematografica. È già successo con il romanzo Non ti muovere e non è casuale: la scrittura della Mazzantini - hanno scritto i critici - «tira la lingua via dalle parole verso un altro genere di comunicazione». Anche in queste pagine la lingua del romanzo è brusca, a tratti brutale, vuole assomigliare il più possibile alla vita vera: le frasi spesso sono tagliate, i dialoghi lasciati a metà, in certi passaggi cala un velo di freddezza, in altri trasuda la rabbia.
L’autrice, in una recente intervista, ha dichiarato: «Dopo l’epopea straziante sulla guerra a Sarajevo, volevo scrivere una storia minimale: due trentenni, una cena storta malgrado il buon vino, il corpo morto del loro amore sul tavolo. L’infelicità coniugale». E come sempre, ci è riuscita al meglio.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Gaetano e Delia si sono lasciati. "Sono ancora abbastanza giovani. Due ragazzi, si direbbe a vederli passare nei vetri di una macchina parcheggiata". Si rivedono per una cena: molti discorsi sono rimasti in sospeso, le ragioni della separazione, l'educazione dei figli. La tabella di marcia del rancore cosa segna? La trattoria l'ha scelta Gaetano detto Gae: "Voleva metterla a suo agio, ecco tutto. Per una sera almeno. Tornare a essere meno pesanti insieme". Non ci riescono. L'aria sembra caricarsi di elettricità, il nervosismo cresce; Delia misura quasi palmo a palmo la vastità del cambiamento di Gaetano e lo confronta con il proprio, viene attraversata da ondate di rabbia.
Margaret Mazzantini, con efficace tecnica di montaggio, alterna il presente di questa resa dei conti con gli istanti più felici e i più critici della vita trascorsa insieme. L'autrice orchestra con cura lo stridore fra l'appassionata felicità soprattutto fisica degli inizi della relazione con il risentimento anche violento della fine. Lo fa usando una strategia linguistica precisa, che fa della velocità e brutalità i suoi punti di forza: il respiro ampio di Venuto al mondo (2008) si è fatto corto, se non spezzato. Lo spazio che in quel romanzo, così come in Non ti muovere (2001), era riservato all'organico e al viscerale come fedeltà alla materia o materialità dell'esistenza, qui istituisce una sorta di "estetica dello sgradevole". Il narrato non solo assorbe tutta la durezza del dialogato (sarebbe tutt'altro che una novità, nelle letterature contemporanee), ma la accentua, la precisa, facendo ricorso a immagini il più crude possibile. "Durante i primi baci con la lingua gli aveva fatto sentire i denti consumati dall'acidità del vomito", "polluzioni fuori programma per sogni bagnati", "lo esaltavano le deformità, le macroscopie, le gravidanze plurigemellari dove i feti sembravano formiche nei buchi", "anche le lingue erano piene di rabbia, due spade medievali. Come si fa a fare l'amore con il ferro? Ci vorrebbe il cazzo di Iron Man", "diarrea da diluire in sei puntate", "adesso pensa all'orchite. A quei coglioni visibilmente gonfi in maniera abnorme". E siamo solo a pagina 41 su 189. Cosa è successo a Mazzantini?
Per ansia di verosimiglianza, o di iperrealismo, sembra avere pigiato troppo a fondo sul pedale della mimesi, così da rischiare più volte l'eccesso. Mazzantini "cannibale"? No: le manca, per essere assimilata a quelle esperienze di letteratura pulp di metà anni novanta, qualunque grado di distanziamento ironico. Se sconfina nel grottesco, lo fa senza volerlo. "Ore di baci. (…) Vermi caldi, incollati di torpore, che si lasciano cadere, scivolare. Lui s'infilava in quella bocca e ci cadeva, muoveva la lingua come una pala nella polenta". Alle radici di questa estetica o anti-estetica, c'è una propensione di Gaetano per le "cose abnormi e schifose" ("Ti allontanano dalla realtà", gli dice Delia, ed è un paradosso attorno a cui andrebbe discusso l'intero romanzo) e un ricordo infantile della stessa Delia: "La madre in bikini che le diceva cosa guardi? Lei guardava i peli che uscivano un po' dal triangolo. Percepiva qualcosa di sgradevole, una vita che non sarebbe andata per il verso giusto. Perché lei guardava le cose che non doveva guardare. Immaginava. E in fondo c'era sempre una nuvola, un pezzo nero, un pipistrello morto".
Nella descrizione di un "micidiale esempio di coppia contemporanea", come l'autrice lo definisce, e tanto più della rottura di questa unione, è evidente l'intento di caricare la pagina di dettagli sensoriali, di far sentire tutto il calore del contatto fra corpi (siamo prima di tutto corpi, sembra suggerire di continuo Mazzantini); di chiarire come tale calore alimenti di volta in volta la passione, l'amore, diverse forme di affetto ma anche il disagio e la rabbia. Sarebbe impossibile, nonostante ogni riserva, negare l'efficacia della lettura corporale che Mazzantini fa di una storia d'amore: sa coglierne le più sottili evoluzioni, i cambiamenti mai innocui, sino al momento in cui le spoglie dell'essere amato lasciano intravvedere un inquietante, sconosciuto altro. Il romanzo non fa sconti, nell'attribuzione di eventuali colpe, né a Delia né a Gaetano, o forse le assolve tutte: siamo come siamo, "velleitari pieni di buchi emotivi", sembra portarci a concludere, e l'unica verità sui rapporti umani sembra scritta nel titolo, Nessuno si salva da solo. Viene pronunciata da un anziano, distinto signore nelle pagine finali. Delia e Gaetano la raccolgono con un turbamento che potrebbe rimettere tutto in discussione.
Paolo Di Paolo

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 86 recensioni presenti.  Media Voto: 2.44 / 5

angela (23-05-2012)
Che delusione! seguo la mazzantini da sempre dal "Catino di zinco" fino a "Venuto al Mondo" che considero un capolavoro! Ho sempre adorato la sua scrittura fatta di pennellate graffianti ed efficaci,legate da un armonioso flusso di pensieri, ma questo suo ultimo libro sembra quasi scritto con distrazione, inutilmente volgare con una storia poco avvincente e una mal riuscita descrizione dei personaggi.
Voto: 1 / 5
Saverio (08-02-2012)
Ho appena finito di leggere questo libro ed è stata una vera fatica: lo trovo confuso, inutilmente volgare e affatto appassionante. Ad ogni capoverso dovevo concentrarmi per capire se mi stessero raccontando del presente, del passato o cos'altro. Per non parlare della totale mancanza di una vera struttura della storia: la storia è una coppia in crisi che si separa...non ci ho trovato nient'altro, nè passione nè coinvolgimento, mi sono chiesto più volte perchè continuassi a girare pagina anzichè rimettere il libro in libreria. Pessimo acquisto!
Voto: 1 / 5
kate.tiffany (25-01-2012)
un libro che non ha una storia. La mazzantini scrive la conclusione di un grande amore. un romanzo molto contemporaneo adatto a chi sta attraversando una brutta situazione. Io personalmente mi ci sono rispecchiata molto. Il voto perchè non è il mio genere, ma è u bel libro.
Voto: 2 / 5
carol (09-12-2011)
Bel libro, scritto molto bene, dialoghi efficaci, bastano questi a caratterizzare i personaggi e le situazioni. l'autrice ha fatto centro. non vuole dare consigli, spiegazioni o motivazioni, semplicemente raccontare come può finire una relazione, e credo che molte finiscano proprio in questo modo, almeno quelle dei nostri tempi.
Voto: 4 / 5
piri (29-11-2011)
Triste, vuoto, senza spessore. Davvero un libro da non comprare, non leggere, e facile da dimenticare. Peccato.. gli altri due libri mi erano piaciuti molto. Ma concordo con le altre recensioni, questo non doveva essere pubblicato.
Voto: 1 / 5
michela miki29geklove@hotmail.it (06-11-2011)
Il libro è stato molto interessante,contemporaneo ma non mi ha coinvolto molto , devo dire che la Mazzantini ha fatto libri molto piu carini. Però alla fine è una bella descrizione attuale della crisi di coppia. Voto 7.
Voto: 3 / 5
Paola (16-10-2011)
Non capisco il perché di tante recensioni negative. Questo libro rappresenta magistralmente ciò che può accadere all'interno di una relazione quando l'amore, ammesso che sia mai esistito davvero, finisce. Vengono sondati la bruttezza, lo squallore, il male che ci si fa e si fa ai figli innocenti e inconsapevoli di questa relazione, si scava nelle profondità dell'animo e si portano alla luce le cause primarie di questo disastro, dell'incapacità di comunicare, di amarsi e di amare. Genitori deboli, educazione carente, mancanza di riferimenti: nessuno si salva da solo è quasi un monito, un invito a capire da che parte guardare per salvarsi davvero.
Voto: 5 / 5
Amoss (03-10-2011)
Quando la sig.ra Mazzantini smetterà di scrivere libri solo perchè il marito ne faccia dei film e invece riprenda a scrivere per i suoi lettori, ecco, forse solo allora riuscirà a produrre qualcosa di valido. Questo libro fa il paio con il precedente: noioso ed insignificante.
Voto: 1 / 5
Paola (02-10-2011)
Tipico romanzo della mazzantini:denso di pensieri(tristi),"sentenze",riflessioni a voce alta.contemporaneo.
Voto: 4 / 5
duccio ciakiris@alice.it (01-10-2011)
libro strano difficile da interpretare ma si legge in modo scorrevole e lascia il segno!
Voto: 3 / 5
Emanuele (30-09-2011)
Premetto che adoro la Mazzantini e le sue precedenti opere, in particolare Non ti Muovere ma soprattutto Venuto al Mondo che considero un vero capolavoro. Questo libro invece non mi è proprio piaciuto. Quando prendo in mano un libro voglio che mi faccia venire il desiderio di divorare le pagine, per vedere come va a finire, mi deve trasmettere un'emozione, un sentimento. Niente di tutto questo in questo libro che è un elettrocardiogramma piatto ed a tratti anche esageratamente volgare. Ad un certo punto mi ero fatto anche l'idea, forse assurda, che non l'ha scritto lei. Per fortuna me l'hanno prestato, ho risparmiato prezioso denaro per acquistare ben altro!!!
Voto: 1 / 5
Ernesto (22-09-2011)
Insignificante.... Questo è l'unico aggettivo che mi viene in mente nel recensire questo libro... Un'accozzaglia di luoghi comuni da lasciare senza parole. Sconsigliatissimo!!!
Voto: 1 / 5
CRISTINA (22-09-2011)
Non mi è sembrato all'altezza dei libri precedenti che sono di tutt'altro impatto emotivo. E' vero, io non ho vissuto questa esperienza, ma nemmeno quelle descritte negli altri libri della Mazzantini, eppure in certi casi la forza delle parole mi ha commosso!
Voto: 2 / 5
MENDI (16-09-2011)
Mi spiace ma per me questa volta la Mazzantin ha toppato alla grande, nn mi è piaciuto per niente.
Voto: 1 / 5
massimo (15-09-2011)
Crudo, ruvido, ma a questo la Mazzantini ci ha da tempo abituati. Efficace nel raccontare una storia comune in un modo speciale. A chi scrive così il buon Dio deve riservare lunga vita e computer funzionante!
Voto: 5 / 5
Debora (07-09-2011)
Troppo pesante, tetro e a tratti noioso.
Voto: 1 / 5
aqua (05-09-2011)
l'indagine sul dolore di affrontare una separazione non è esplorato fino in fondo, si ferma ad esteriorità, a luoghi comuni. il libro sembra ripetere sempre i medesimi pensieri e le stesse considerazioni,strano per un'autrice che ha saputo espimere in modo cosi completo e profondo il senso del dolore nei precedenti romanzi (venuto al mondo e non ti muovere) in questo libro sembra pravalere la rabbia che è solo un aspetto dei vissuto della separazione, il piu doloroso senso di vuoto, di paura ancestrale, di perdita di riferimenti,il senso di angoscia personale con cui bisogna confrontarsi non è svelato, tutto sembra semplificarsi nel non piacersi piu, non sopportare cio che un tempo si amava. interessante solo il dialogo finale con una coppia felice (ma ogni felicita ha un prezzo)
Voto: 2 / 5
FRANCESCA (05-09-2011)
Solo chi veramente ha vissuto certe situazioni forse è in grado di apprezzare l'analisi della Mazzantini sulla disgregazione di un grande Amore che sembrava destinato a durare per sempre, ma che in realtà finisce senza un vero perchè...
Voto: 5 / 5
Giulia (03-09-2011)
190 pagine di nulla, questo libro non lascia nessun segno, nessuna emozione, solo una carrellata di scurrilità immotivate. Non ha quasi un intreccio, nemmeno un vero finale. Insomma mi ha delusa, poteva fermarsi al titolo, e avrebbe fatto più bella figura...
Voto: 1 / 5
pizzicarella (03-09-2011)
bah. Dopo "Non ti muovere" e dopo il grandioso "Venuto al mondo" mi aspettavo altro. Storia senza capo né coda.
Voto: 1 / 5
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