|
|  |
È il 1975. Mimì Orlando ha quindici anni quando è costretta a lasciare la Puglia dorata per seguire il padre nella grande fabbrica svizzera che produce lu ternitti: l'eternit, promessa di ricchezza per migliaia di emigranti. Per Mimì quelli al Nord sono gli anni del vetro, del freddo che ghiaccia le cose e le persone. Ma anche quelli della passione segreta per Ippazio, diciotto anni, tra le dita già corrose dall'amianto un fiammifero acceso nella notte per rubare uno sguardo, un istante d'amore... Anni Novanta. Mimì è di nuovo in Puglia. Ha una figlia adolescente, Arianna, poco più giovane di lei. Ma accanto a loro non ci sono uomini, per Arianna non c'è un padre. Madre anticonformista e leale, compagna indomita per le sue colleghe in fabbrica e per tutti coloro che accompagna fino alla soglia dell'ultimo respiro roso dal mesotelioma da amianto, è una donna che sa parlare con le proprie inquietudini e paure ma anche - ascoltando le voci degli antenati che sempre la accompagnano - guardare al futuro senza piegarsi mai. "Ternitti" in dialetto significa anche tetto, e il destino vorrà che questa parola sia il sigillo di una vita intera: proprio su un tetto, finalmente a contatto col cielo, Mimì saprà riscattare la sua gente e forse anche il suo amore. La vicenda di un popolo tenace, la tragedia del lavoro che nutre e uccide, la meschinità di un uomo e la fierezza di una donna: tutto si compone con la semplice necessità delle umane cose in un romanzo luminoso e maturo.
10 recensioni presenti. Media Voto: 3.5 / 5umberto73 umbertoparri@yahoo.it (05-01-2012) Racconta l'italia dell'immigrazione,storie neanche poi tanto lontane nel tempo.Poi mette in risalto le tanti morti di Eternt,tante vite stroncate per guadagnare da vivere.Mimi una donna forte e attualissima! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
orni (02-01-2012) Ho comprato il libro mossa da grande curiosità perchè sono una cittadina di Tricase, paese in cui è ambientata la storia. Non mi è piaciuto, l'ho trovato noioso e scontato, nella narrazione e nello stile. Nulla di nuovo, nessuna originalità, scrittura mediocre, ma c'è di più: il dialetto non è assolutamente quello di Tricase e dintorni, ma un guazzabuglio di termini di provenienza tarantina (Martina Franca?),leccese e chissà che altro, così come certe consuetudini attribuite ai tricasini. Leggendo il libro si capisce che l'autore è stato a Tricase, sì, ma da semplice turista. Mi dispiace e mi fa persino rabbia che uno scrittore che decide di innestare una storia su un determinato luogo non senta poi la necessità di approfondirne i riferimenti;sarebbe bastata la semplice consulenza con uno del luogo per eliminare un madornale errore. Capita che certi "artisti" si sentano "dei in terra" e dalla postazione del loro studiolo si picchino di saper raccontare del mondo intero.
Ho letto che vorrebbero farne un film. Magari sarà in stile fiction, melenso e scontato ancor di più e soprattutto con quell'orribile parlata che l'autore ha avuto la presunzione di coniare e di mettere in bocca a noi tricasini. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Giovanni (09-10-2011) Un romanzo che conferma la buona vena narrativa dell'autore. Sullo sfondo del dramma dell'asbesto, piuttosto dimenticato, viene innestata una storia che racconta emigrazione, ritorno, condizione femminile, mezzogiorno. Convincente, per chi lo conosce, l'affresco davvero suggestivo della realtà del basso Salento, tra paesaggi e poesia, tra feste e precarietà, tra rampantismo e dialetti, e infine la storia di anticonformismo e ribellione dell'ammaliante protagonista Mimì. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
elda (22-07-2011) È un romanzo interessante dalla scrittura lineare e dalla vicenda coinvolgente. Mi ha affascinato il personaggio di Mimi, così coraggiosa, così appassionata, così anticonformista. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
ilse musilse@libero.it (13-07-2011) Divido il contenuto dalla forma. La scelta del primo è lodevole: emigrazione, desolazione economica del Sud di Italia, morti bianche, forza delle donne, fragilità ed egoismi degli uomini.
Apprezzabile poi la scelta del punto di vista femminile, lo sforzo di mettere al centro della scena un bel personaggio come quello di Mimì, ma è una sfida difficile che non viene vinta fino in fondo: Mimì ragazza è sicuramente più poetica e azzeccata, Mimì donna invece ha un che di artificioso, si sente il lavoro di mettere nel personaggio i simboli, si perde la verità.
C'è un altro aspetto che non convince: il racconto non è fluido, procede per immagini, celebrazioni di paesaggi e piccoli episodi (a volte quasi folklore paesano); l'idea che si fa il lettore è che nella composizione del romanzo si sia fatto un puzzle di varie suggestioni che prese una alla volta sono ottime prove d'autore ma nell'insieme restano slegate, non raggiungono quella armonia necessaria per parlare di "romanzo" più che di esercizio narrativo.
Sullo stile poi: la metafora è noiosa e la lingua, barocca per scelta campanilistica, resta comunque barocca nel senso peggiorativo del termine. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
snark (05-07-2011) Romanzo molto piacevole. Stile fluente, armonico con il contesto del romanzo. Alcuni inserti in dialetto, ma di semplice comprensione che non appesantiscono il romanzo. Grande storia di Mimì, della sua crescita, della rivendicazione della sua autonomia e del suo amore. Ma anche storia sociale di emigrazione (l'evento scatenante) e del territorio Salentino. Ho fatto un viaggio in Salento poco dopo aver letto il libro: mi ha emozionato molto vedere i luoghi narrati da Desiati. Bello. Da leggere per scoprire la durezza della vita, la gioia della giovinezza, la liberta', il mare, il Ciolo, la passione, ..... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Sara Orioli (10-06-2011) Condivido abbastanza le recensioni di IBS che mi hanno convinta ad un acquisto di cui non mi pento. Sinceramente non mi sembra un romanzo imperdibile, ma l'architettura è ragionata e la storia fa riflettere, anche molto. Ho letto recentemente romanzi italiani migliori, ma almeno questi non sono state ore inutili Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Matteo (24-05-2011) Il romanzo è bello, i luoghi stupendi, i personaggi veri. Peccato per il dialetto che lascia molto a desiderare. Mi offro volontario per riscrivere tutti i dialoghi in perfetto dialetto salentino del capo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (20-05-2011) Si parla di emigrazione, precisamente dalla Puglia in particolar modo dalla provincia di Lecce, un gruppo di persone salgono in Svizzera, a Zurigo, negli anni 70 per lavorare all'Eternit e per cercare di migliorare sia dal punto di vista economico che sociale .
Molto ben delineate dallo scrittore le situazioni dell'approccio a questa nuova realtà da parte degli emigranti, le difficoltà iniziali, il vivere di poco e con molto sacrificio.
In questo frangente Mimì la protagonista del libro ha una storia con un figlio di altri emigranti leccesi,Ippazio e da questa fugace scappatella nasce Arianna.
Da questo momento in poi della narrazione lo scritore è bravo a tenere il lettore attento e curioso su due livelli d'interesse verso le pagine:
le vicissitudini personali di Mimì che intanto con la bimba se n'è tornata a Lecce;
le battaglie degli operai nei confronti dei responsabili della fabbrica per tanti decessi dovuti all'asbestosi, malattia causata dall'amianto.
Su questi due livelli di cui sopra si sviluppa un signor libro
e non voglio star qui a svelarvi passaggi importanti e profondi del testo. Desiati ci descrive con poesia e maestria certi paesaggi tra Tricase e zone limitrofe,
che sono da brivido a dir poco:
scogliere e rocce sul mare,
la pietra salentina che al tramonto assume colori unici...
le chiese,
le case di campagne,
gli ulivi,
i prodotti tipici del luogo,
i racconti e la nostalgia degli emigranti.
Stupendo si può dire?Lo dico!
Bell'intreccio di storie,
bel libro.
Saluti Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paolo (12-05-2011) Gran bel romanzo, scrittura personale, storia significativa di sradicamenti nostalgie amori e dolori e ben condotta dall'autore. Lu ternitti è l'eternit, fonte di sostentamento e chimera mortale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Desiati Mario |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|