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Rampini Federico - Alla mia sinistra. Lettera aperta a tutti quelli che vogliono... | "Avevo il dovere di scrivere questo libro. Perché ho due figli ventenni che affrontano, come tutti i loro coetanei, il mercato del lavoro più difficile dai tempi della Grande Depressione. Perché devo rispondere delle mie responsabilità: appartengo a una certa generazione della sinistra occidentale che ha creduto di poter migliorare la società usando il mercato e la globalizzazione. Ho voluto sfogliare il mio album di famiglia, la storia che ho vissuto con un pezzo della sinistra italiana, per capire le ragioni delle nostre sconfitte, quindi aprire una pagina nuova. Plutocrazia, tecnocrazia, populismo, autoritarismo sono i mali che minacciano le nostre democrazie. L'Italia è un piccolo laboratorio mostruoso di queste patologie. Avendo vissuto un'esperienza pluridecennale da nomade della globalizzazione - in Europa, in America, in Asia - ho il dovere di dire ciò che è accaduto all'immagine del nostro paese nel mondo. Devo raccontare dal mio osservatorio attuale nell'Estremo Occidente" quali sono i costi dell'era Berlusconi, e anche le radici profonde del berlusconismo, che gli sopravvivranno, i vizi di un'Italia "volgare e gaudente" con cui dovremo fare i conti anche dopo. Che cosa farà questa Italia "da grande"? C'è ancora speranza? Alla sinistra indico le possibili vie d'uscita attingendo alle mie esperienze nelle nazioni emergenti, dall'Asia al Brasile: perché non possiamo farci risucchiare in una sindrome del declino tutta interna all'Occidente."
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.42 / 5Roberto Lo Duca (24-01-2012) Quest'ultima opera di Rampini è un saggio che spazia su diversi fronti, è un'analisi approfondita ed intelligente su come questo tipo di capitalismo sia praticamente fallito, a causa di trent'anni di pensiero neoliberista di destra. Fa delle analogie tra il sistema italiano e quello statunitense, entrambi colpiti dalle lobby nonostante quest'ultimo abbia uno Stato meno pervaso in questo senso, muove le sue critiche contro le caste, le plutocrazie, la finanza dei banchieri la cui ricchezza non viene mai lesa nonostante siano responsabili di bancarotta e di licenziamenti di massa. Tratta tematiche ormai conosciute (declino dell'Occidente, la rincorsa di "Cindia" e del Sud del Mondo, vedi il Brasile con le sue politiche socialdemocratiche e i suoi tassi di crescita impressionanti e la diminuzione del divario ricchi-poveri), Rampini auspica una ripresa che parta dai valori sani del nostro mondo occidentale, un nuovo New Deal, esalta su tutti il modello tedesco, dove i sindacati forti (che negli Usa sono stati decimati a partire dall'amministrazione Reagan) e i salari hanno permesso di innovare, fare ricerca, mantenere i lavoratori nei lori posti o di reinserirli con l'aiuto dello Stato. In ultima analisi è un libro ricco di ottimismo. Lo consiglio a tutti coloro che vogliono capire meglio il mondo in cui viviamo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Piero Giombi (11-12-2011) Rampini, nel 1977, quando i comunisti sembravano a un passo dal potere, scriveva su un giornale comunista. Nel 1982, quando il sogno era sfumato, si è fatto licenziare con un articolo contro la corruzione nel PCI, che era il partito meno corrotto d'Italia. E' passato a Repubblica, che definiva le zone liberate dai guerriglieri del Salvador "soviet" e i sandinisti "piccoli Stalin" e "folli". Oggi rimprovera a Wojtyla la sua ostilità alla "Teologia della Liberazione". Per la cronaca, i presidenti di sinistra del Salvador e del Nicaragua sono ora i più popolari della regione (inchiesta Gallup). Voto: 2 / 5 |  |  |  |
fabio j. (04-12-2011) Uno dei migliori giornalisti sulla piazza. Intelligente, informato, acuto, ottimo narratore... La lettura dei suoi libri è un piacevole momento di riflessione e di arricchimento culturale. Dopo la scomparsa dei compianti Terzani e Montanelli, Rampini rimasto uno dei (sempre meno numerosi) cronisti che tiene alta la qualità del giornalismo italiano. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Zimmerman89 (02-12-2011) Questo libro interessantissimo si ispira ad un nuovo modo di concepire il mondo e di concepire la sinistra. Rampini mostra al lettore un mondo nuovo, frutto del suo lungo peregrinare, che dovrebbe far riflettere tutti, in particolare noi Italiani, chiusi nel nostro guscio.
La mia critica a questo libro non può che essere positiva, poichè di rado si possono oggigiorno trovare libri di "giornalismo vero". Tuttavia, ritengo che alcune delle menzioni fatte poggiano su un concetto fondamentale: IL CAMBIO DI MENTALITA', che a mio parere non è stato sviluppato come la trattazione dell'argomento lo richiedeva.
Ultima cosa: non è possibile, con tutto il rispetto per l'autore che seguo da anni, che un libro che parli della Sinistra, non parli della sua scomparsa in Italia e non critichi aspramente coloro che rivendicano questo titolo nelle file del Partito Democratico. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Dario Zanin (24-11-2011) I libri di Rampini li ho letti tutti. Ho due anni di differenza con Rampini ed ho esperienze politiche e di vita in parte simili. Questo è un Rampini diverso, maturo e lucido. In molti passaggi l'approccio è quasi intimista e quindi, per chi ovviamente ne condivide idee ed esperienze, coinvolgente. Una lettura aperta, interessante per chi voglia avere un serio punto di vista ulteriore per cercare di analizzare cosa sta succedendo oggi alle nostre economie. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Serena meladiodessa@katamail.com (06-11-2011) Il libro di Rampini è accorato,lucido,illuminante,rivelatore e chiarificatore di una generazione...l'ho letto d'un fiato, rispondendo all'invito del giornalista..sì,a 50 anni avrei ancora voglia di sognare perchè una vita senza sogni è già morta ma...ecco,siamo sempre lì,la sinistra è appunto soltanto un bellissimo sogno, da leggere, da discutere, da dibattere..una speranza da coltivare in eterno..la prassi è stata, è,credo che sarà ben altra musica...chiuso il libro,la realtà torna falsa ed insopportabile Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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