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Albinati Edoardo - Vita e morte di un ingegnere | A cosa serve un padre? E cosa resta di lui se non un mito? C'era una volta un'Italia attiva e industriosa, attraverso cui scorrazzavano sulle loro Alfa Romeo uomini di multiforme ingegno: gli imprenditori. L'ingegner Albinati era uno di questi, prototipo di una razza al tempo stesso serissima e scanzonata, di pionieri del benessere e fumatori accaniti. Ma la sua spinta vitale all'improvviso cambia di segno trasformandosi in malattia, che lo divora e se lo porta via in nove mesi, in una paradossale gestazione al contrario. "Vita e morte di un ingegnere" racconta il decadimento fisico e le ossessioni, le vane speranze, e poi tentennamenti, slanci e rimorsi. In una memoria di crudele precisione, nutrita di tutto il risentimento e dell'amore che si può nutrire verso un padre che non hai abbracciato una sola volta in vita tua, Edoardo Albinati ricostruisce la lunga fuga di un uomo talentuoso attraverso i corridoi del boom economico, i doveri della famiglia, le aspirazioni segrete e indicibili, e infine il male che obbliga a chiedersi: chi sono? Cosa ho vissuto a fare? Chi ho amato veramente? Ritrovato il ritratto del padre in frantumi, Albinati ha provato pazientemente a ricomporlo. Inseguendone la parabola umana negli anni dell'affermazione e poi nel doloroso epilogo, le sue pagine ridanno vita a una generazione di uomini instancabili che hanno costruito e al tempo stesso disfatto la loro vita, pagando questa impresa con un'incolmabile distanza dai propri figli.
Media Voto: 4.33 / 5Giancarlo Tramutoli gtramutoli@alice.it (23-03-2012) ... e ti fa pensare anche a un altro gran romanzo: Patrimonio di Philip Roth, dove anche qui, c'è l'agonia del padre dell'autore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giancarlo Tramutoli gtramuto@tiscali.it (12-03-2012) Edoardo Albinati, Vita e morte di un ingegnere, Mondadori 2012
Come dichiarato nel titolo, l'autore parla della vita e della morte di un ingegnere che è suo padre. Un romanzo breve ma di grande intensità. Una tematica delicatissima, dove a ogni frase si rischia la retorica, il patetico, il compiacimento autobiografico, tematica, invece, trattata con stile impeccabile, dove il giusto distacco restituisce al lettore il pathos necessario. Nello stile, si sente la stoffa del poeta, quale Albinati è. C'è infatti grande controllo della materia, rigore, essenzialità. Un libro insolito che si legge con partecipata sofferenza perché l'esperienza dell'autore è, purtroppo, qualcosa che ci attraversa tutti. Fare i conti con la fine dell'esistenza. Col suo mistero. Senza far finta di niente. Non rifugiandosi nella banalità effimera del quotidiano. Fermandosi, ogni tanto, a pensare al perché stiamo respirando, adesso. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ALDO (25-02-2012) veramente intenso vero commovente Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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