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Maris Gianfranco; Brambilla Michele - Per ogni pidocchio cinque bastonate. I miei... | Gianfranco Maris, attivo nelle file del Partito comunista clandestino e poi della Resistenza milanese, ha poco più di vent'anni quando da Fossoli, dove la Repubblica sociale italiana ha realizzato un campo di prigionia e di transito destinato alla custodia degli ebrei e dei deportati politici, giunge in territorio austriaco insieme ad altri trecento italiani. È l'inizio di un viaggio tormentato e assurdo nell'inferno del lager, dal quale moltissimi non faranno più ritorno. A Mauthausen gli uomini vengono ridotti a "stuck", pezzi di un prodotto, e immessi in una catena di montaggio che impone lavori disumani, freddo, fame, malattia. E poi quasi sempre la morte, inflitta con una iniezione al cuore o tramite camera a gas. L'unico modo per sopravvivere è gonfiarsi il petto d'aria - così da sembrare più "in forze" - al momento delle selezioni, sopportare i turni massacranti nelle cave di pietra, dividere un chilo di pane con altri venti detenuti, subire cinque bastonate per ogni pidocchio scoperto dai kapò durante le ispezioni. Il 5 maggio 1945, a liberazione avvenuta, Maris ha ventiquattro anni, pesa trentotto chili e ha già visto tutto l'orrore del mondo. Adesso di anni ne ha novantuno e ha deciso di fissare sulla pagina i ricordi della sua esperienza estrema e di aggiungere così un tassello importante all'ormai vasto eppure mai sufficiente mosaico di testimonianze che hanno tentato di raccontare l'orrore dello sterminio nazista.
monica (26-01-2012) Una testimonianza sul Lager Mauthausen Gusen dove vennero imprigionati gli oppositori del regime totalitario nazi-fascista e cioe' cattolici comunisti socialisti scioperanti, una vera fabbrica dcella morte. Le selezioni per il gas degli inabili al lavoro e il lavoro massacrante che portava il deportato a morire in breve tempo di stenti. Un campo definito per prigionieri non rieducabili quindi non scarcerabili, il cosiddetto campo di non ritorno, quindi la condanna a morte certa per ogni prigioniero. Un campo fatto solo per imbruttire spersonalizzare l'individuo prima di essere annientato, dove nacquero vere e proprie amicizie, vere e proprie resistenze contro il concetto del nazismo di considerare l'uomo solo un pezzo da utilizzare solo fino al suo totale esaurimento, pensieri e piccoli gesti di solidarieta' che riuscirono a salvare alcuni di questi sventurati. L'autore di questo libro non vuole solo raccontare la sua esperienza da deportato politico, vuole ricordare tutti quei suoi compagni che vi morirono in questi Lager, che combatterono la loro piccola guerra personale contro la dittatura totalitaria tentando di sopravvivere ad essa cercando di mantenere viva in se stessi la propia identita' di uomo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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