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Parietti Alba - Da qui non se ne va nessuno | "Milano dista da Torino cinquant'anni." Alba Parietti li ripercorre tutti con la mente e con cuore mentre vola in autostrada per andare a soccorrere sua madre, una donna meravigliosa ma afflitta per molti anni da gravi sofferenze psicologiche. A ogni chilometro un ricordo, poi un altro e un altro ancora. Insieme s'impongono con prepotenza nei dettagli, nei colori, negli odori, fino a ricreare volti, fatti, emozioni di una vita intera. Con la morte della madre il bisogno di ricostruire la storia della sua famiglia diventa quasi terapeutico. Il desiderio reso possibile dal ritrovamento, del tutto inaspettato, dei diari della mamma e di suo fratello Aldo, rinchiuso per tutta la vita al manicomio di Collegno. Da quelle pagine spuntano epoche, luoghi e figure famigliari che somigliano ai personaggi di un romanzo storico di fine Ottocento. Da una parte la famiglia materna, colta e raffinata, in stretto rapporto con i Savoia, il cui aplomb è allegramente minacciato dallo zio Angelo, chiamato da tutti a causa della sua passione per il travestitismo e la sua mitomania, il "Marchese Faraone". Dall'altra la famiglia paterna, contadina, comunista, antifascista. Il nonno Antonio che non si toglie il cappello davanti a Mussolini impedisce al futuro padre di Alba di indossare la divisa da Balilla. Un imprinting profondo, che lo porterà diciassettenne a diventare il partigiano Naviga e, in seguito, a sfuggire all'eccidio di Perletto.
Romolo Ricapito (14-02-2012) Il libro-memoriale di Alba Parietti "Da qui non se ne va nessuno" mi è sembrato scarsamente riuscito nella parte iniziale. Vengono descritti gli avi delle show girl, con storie che si concatenano velocemente e che però lasciano indifferenti. Oltre a ciò, alcune vicende vengono narrate con troppa sintesi. Si passa poi al padre, antifascista e partigiano. Ma le pagine più riuscite riguardano la follia della madre, disagio che solo verso la fine la Parietti ha il coraggio di chiamare col suo nome vero: schizofrenia. A quanto pare, l'autrice del libro ha convissuto fin da piccola con la malattia materna, che non fu mai adeguatamente curata. La madre si rinchiudeva difatti in un mondo a sé, dal quale escludeva gli altri. Il dramma dei Parietti si evince dalla storia dei deliri della signora, che allontanava puntualmente parenti ed estranei paventando essi appartenessero a una fantomatica associazione segreta di persone ostili.
Tale disagio, non curato, ha creato in Alba Parietti , di riflesso, comportamenti aggressivi in gioventù, ossia atti che l'hanno vista contestatrice a scuola, ritiratasi prima del diploma, mai conseguito. La madre inoltre non ha mai avuto nei suoi riguardi gesti di affetto. Consapevole del suo disagio psichico, la genitrice era terrorizzata dal lasciare andare i suoi sentimenti. L'operazione editoriale è banale nel finale, col racconto degli amori di Alba, tra i quali spicca Christopher Lambert, definito un cane, non in quanto attore, ma perché supino al volere altrui. L'opera è un po' troppo celebrativa nei fatti e priva di un suo corpo organico, affastellando varie anime. E' inutile nella descrizione storica, come se Parietti volesse legittimare il senso di questo libro-verità . La pubblicazione andava meglio studiata e concepita come denuncia del disagio psichico, ma evidentemente da trattare con delle cure e non elogiando la follia. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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