IBS
Carrello Lista desideri Login Registrati Aiuto e FAQ Buoni regalo Spedizioni
Ricerca Ricerca avanzata 
Libri
Leggo
In vetrina
Premio Bancarella: i finalisti
Premio Strega: i finalisti
Sellerio Tutto Camilleri
Reparti libri
Architettura e urbanistica
Arte e fotografia
Astrologia ed esoterismo
Biblioteconomia
Biografie
Casa, hobby e tempo libero
Cinema, tv e spettacolo
Classici greci e latini
Cucina, cibi e bevande
Diritto
Economia e management
Educazione e formazione
Enciclopedie e opere di consultazione
Fantascienza
Fantasy
Filosofia
Fumetti & graphic novels
Geografia, ecologia e ambiente
Gialli, horror, noir
Guide turistiche e viaggi
Informatica
Ingegneria e tecnologia
Letteratura: storia e critica
Libri per ragazzi
Linguistica, lingue straniere e dizionari
Medicina
Musica
Narrativa italiana
Narrativa straniera
Poesia e teatro
Psicologia
Religione e spiritualità
Salute, famiglia e benessere personale
Scienze
Società, politica e comunicazione
Sport
Storia e archeologia
Servizio novità IBS
Jenny
Se vuoi saperne di più sulle nuove pubblicazioni nelle seguenti aree, seleziona l'opzione che ti interessa.
Nuovi libri scritti da Ramondino Fabrizia
Nuovi titoli pubblicati da Einaudi

Inserisci il tuo indirizzo e-mail

Newsletter
Vuoi conoscere le
nostre offerte? Iscriviti alle newsletter di IBS
Libri Books
Dischi MP3
DVD Blu ray
Games eBooks
Tutte
Informativa sulla privacy
Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Ramondino Fabrizia - Un giorno e mezzo

Un giorno e mezzo TitoloUn giorno e mezzo
AutoreRamondino Fabrizia
Prezzo
Sconto 15%
€ 10,53
(Prezzo di copertina € 12,39 Risparmio € 1,86)
Prezzi in altre valute
Dati1988, 207 p.
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

Aggiungi alla lista dei desideri 
nectarQuesto prodotto dà diritto a 11 punti Nectar.
Per saperne di più
Invia la prima recensione|
Condividi  Email Facebook Twitter altri
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Marenco, F., L'Indice 1988, n. 8

Uno si immagina la faccia ansiosa di chi, negli uffici dei nostri editori, è addetto alla quarta di copertina - cioè a fissare per il lettore le cose essenziali di un libro - quando si trova di fronte al modo di raccontare della Ramondino: la storia, l'intreccio, la logica dei fatti, il principio e la fine, i protagonisti e le figure minori i luoghi, i tempi della narrazione. Quali saranno mai? Voglio dire: quali saranno quelli veri, o quelli preferibili fra le mille possibilità che ci offrono "Althénopis" (1981), "Storie di patio" (1983), "Taccuino tedesco" (1987) e quest'ultimo "Un giorno e mezzo"? Anche "L'Indice", che va predicando l'aurea regola "in principio era il riassunto", si impunta davanti al labirinto narrativo della Ramondino, e si sottrae al dovere della sintesi, con tante scuse a tutti.
Ricavo l'immagine del labirinto da un'intervista dell'autrice pubblicata sulla "Tageszeitung" del 4 giugno 1988, e noto che nel romanzo si parla di città labirinto, casa labirinto, vite che sono labirinti: dove l'importante non è che ci sia una storia, ma che sia impossibile afferrarne il bandolo. Qui di storie ce ne sono tante ciascuna con il bandolo sfilacciato perduto e ripreso più volte, e tutte sono pari nella loro infinita apertura e dignità, nel rifiuto di dar luogo a una gerarchia del valore e dell'ascolto. Sceglierne una, scegliere Erminia o Costanza o don Giulio, come scegliere Villa Amore o i vicoli o la grotta di Pietro e Lampetella o il basso di donna Pasca, come scegliere oggi o ieri o l'altro ieri, vuol dire decretare un privilegio là dove non c'è, e rompere l'integrità di quel che c'è. Ed è ciò a rendere dannatamente infedele qualsiasi riassunto.
La conferma la troviamo nell'unico passo che possa alludere a un programma, per non dire una sommessa poetica; e che difatti è messo in fondo, in un "Indice-oroscopo" "Come i pesci, i napoletani vivono immersi in una comunità cosmico-sociale e l'individuo si perde nel collettivo". Questo per quanto riguarda le individualità, che ci sono solo in quanto parti di un disegno generale e diseguale, volutamente incompleto: individualità che ne chiamano altre a catena, per intrecciarsi, mescolarsi, integrarsi con esse, in un tutto onnivoro e inseparabile, e che tuttavia non presuppone mai stabilità di rapporti, di conoscenze, di amori. I nomi propri entrano in scena senza retroterra, senza bisogno di segnali distintivi, come se con i personaggi che designano fossimo familiari tutti, e da tempo; la storia di ciascuno sarà eccezionale e ordinaria insieme perché è proprio la sua eccezionalità a consegnarla alla storia di tutti.
Una caratteristica ancora più importante sta nei tempi di questa narrativa: un giorno e mezzo è il titolo, e potrebbe essere un secolo e mezzo o una vita e mezza. Ogni misura è legittima e insieme illusoria, perché ogni evento si porta dietro infinite stratificazioni, apre la porta a significati antichi e nuovissimi, non è fermo in un punto del tempo, ma si muove costantemente e contraddittoriamente in esso. Così non sono rare le storie costruite a rovescio, come quella di Irene, un pezzo di puro virtuosismo che si snoda in due-tre capitoli non dedicati a lei, ma che lei giunge a dominare segretamente: ci capita sotto gli occhi come un nome nel rozzo vocabolario dello scugnizzo Pietro, che cerca una sua fotografia senza trovarla, e solo dopo la scopriamo per il colore dei suoi vestiti, per la serenità della sua morte, per la sua adolescenza di periferia, per il suo impegno civile, per il coraggio con cui voleva, cominciando dal privato, cambiare il mondo.
Le vicende di Irene rifiutano di connettersi in sequenze ordinate, e si manifestano soltanto come biforcazioni di altri percorsi, di altri interessi. Le tante piccole storie si rifiutano di organizzarsi in Storia: non si danno che come digressioni, vissute tutte al diapason del sentimento e della carnalità, ma che sentiamo misteriosamente flebili e come rassegnate alla marginalità, all'insufficienza: prive di un significato unico, prive di un centro. Si tratta di qualità non nuove, dietro le quali sta la lezione più alta del modernismo, che però la Ramondino fa sue non per moda, orecchiando, ma per radicata necessità fino a diventare lei una maestra di stile.
Capiamo allora perché il presente del romanzo, il giorno e mezzo del titolo sia collocato nel settembre del 1969, in pieno apogeo del movimento studentesco, fra editti frettolosamente proclamati e progetti frettolosamente dimenticati. Quel presente non aveva un centro, perché non faceva che negarsi nella continua sospensione fra un passato da riscoprire e un futuro da condizionare. E a noi oggi, al centro del nostro discorso, non può non spalancarsi evidentissimo quel vuoto, il vuoto lasciato dalla parte più vera di un movimento politico, che è la sua progettualità, che è la sua capacità di costruire giorno per giorno. L'ombra lunga del fallimento dell'utopia avvolge e condanna ancora, tra gli altri, quel particolare genere di costruzione che è il romanzo: per questo, a differenza delle più recenti rivisitazioni del Sessantotto, le tante storie di "Un giorno e mezzo" non si lasciano raccontare come una storia sola, regolata dalla facoltà organizzatrice della scrittura; per questo l'affabulazione deve fare a meno dell'intreccio, ed anzi escluderlo in ogni momento; per questo i personaggi, compresi i giovani rivoluzionari, parlano prevalentemente al passato, contano ai loro stessi occhi come passato, e col tempo passato sono descritti.
Per tutti, eccone uno che di rivoluzione non si intende proprio, e che campeggia con la fissità assicurata nel tempo dalla miseria irredenta e senza speranza, quel Pietro che è riconoscibile anche di spalle per "quel suo aspetto inconfondibile di ragazzo del Medio Evo"; è lui a esprimere il massimo del movimento, tipicamente in una frase che riguarda gente già morta: "c'hanno cammen… assaie p'arrivà assaie luntano". L'unico orientamento del tempo che si avverte è quello "lungo" della decadenza, di cui è grande rappresentante il nobile spiantato e sfaticato don Giulio, "corpaccione dalle carni tremolanti infagottato nella vestaglia, stazzonato involucro di desideri stregati, di sfide capricciose, di accanimenti indemoniati..." Nelle pagine stupende del suo sogno di morte, l'inerte don Giulio è attirato in una peripezia infinita, un viaggio senza scopo nel quale non si può fermare.
Così dissolto l'impianto organizzatore, così sfumati i contorni delle psicologie individuali, il racconto si concentra sul momentaneo, sul concreto, sull'organico irriflesso, sulla creatività del linguaggio, correndo il rischio della ridondanza e della stonatura. Ma bisogna dire che mai la Ramondino ci appare fuori misura, per il gusto infallibile nell'uso dei registri metaforici. Ecco un malato "separato da tutti gli altri uomini da quell'oceano che è la malattia", ecco una crisi di emicrania: "Una barca era in balia delle onde e i marinai cercavano di trarla a riva, aggrappati a una cima. Sentiva i loro duri strappi nello stomaco, la corda dopo ogni balzo si allentava torcendosi nella gola..."; ed ecco la bambina Pio Pia che tarda a prendere sonno: "Il colorato pennacchio della gioia e l'elmo lucente del terrore ondeggiano sulla sponda del letto in un torneo di capricci, soprassalti e lamenti finché, sotto un piccolo lume, davanti alla tenda capitana, firmano il trattato notturno e le membra spossate dall'eccitazione si ritirano come stanchi cavalieri nel padiglione del lenzuolo". Sono corde tutte diverse, ma tutte tese al punto giusto.
Credo che questa scrittura possegga una qualità mitica, per la presenza che riesce a stabilire, e l'unione che riesce a suggerire, dell'immediato e del perenne insieme; ma si tratta se mai di una strada diversa da quella percorsa da un Calvino, che sovrappone l'antico al nuovo lasciandoli visibili e separati, perché si confrontino e si arricchiscano a vicenda. La Ramondino non concepisce "operazioni" di alcun genere: in lei il confronto non implica riflessione, e quasi neanche riconoscimento e la ricchezza è già tutta data nella parola, che agisce simultaneamente a più livelli, "come accade nei sogni dove tutto è contro ragione, salvo le parole". Nel sogno di don Giulio la poesia memorizzata è una cosa sola con le vive sensazioni del sonno, e con il paesaggio da sempre familiare: "L'arida pendice del Vesuvio era la schiena di un asino ed egli, diventato un gigante, cavalcava la bestia... non sapeva quale fosse la meta, anzi gli appariva incerta, spaventosa, confusa, perché in essa c'era tutta l'altezza del cielo, ma si profondava anche nella voragine dell'inferno... Cercò di ricordare come continuavano i versi della "Ginestra"... Qui sull'arida schiena / del formidabil monte / sterminator Vesevo...".

I più venduti di Ramondino Fabrizia
1.Il  caloreIl calore
(Narrativa)
Nottetempo
€ 10,80
2.La  viaLa via
Einaudi
€ 16,15
3.AlthénopisAlthénopis
(Einaudi tascabili)
Einaudi
€ 6,15
4.In viaggioIn viaggio
(I coralli)
Einaudi
€ 10,53
5.Passaggio a TriestePassaggio a Trieste
(Supercoralli)
Einaudi
€ 13,17
 Tutti i libri di Ramondino Fabrizia
Chi sceglie questo libro legge anche
Bàrberi Squarotti Giorgio
Bonura Giuseppe
Buffoni Franco
Cordelli Franco
Farnetti Monica
Fortini Franco
La Porta Filippo
Ortese Anna M.
Sanvitale Francesca
Solmi Sergio
Ricerca Ricerca avanzata
Vai a inizio pagina
Libri
Libri in italiano
Libri in inglese
Libri al 50%
Libri scolastici
eBooks
Film e video
DVD
Blu-ray
Musica
CD musicali
Vinile
MP3
DVD musicali
Blu ray musicali
Games
Personal computer
Nintendo Wii
PlayStation 3
PlayStation 2
Xbox 360
Sony PSP
PS Vita
Nintendo DS
Nintendo 3DS
Download
eBooks
MP3
Il mio IBS
I miei dati
I miei ordini
Le mie preferenze
IBS Premium
Lista dei desideri
IBS consiglia

 

Informazioni utili:
Spese e tempi di spedizione
Invio regali
Buoni acquisto (Happy Card)
FAQ
Condizioni generali di vendita
Informativa sulla privacy
PuntiNectar

Pagamenti:
Carte di credito
Carta di credito accettate
PayPal
Paypal
Contrassegno

Come contattarci:
Invio messaggi al servizio di Assistenza Clienti
Tutti i contatti
Lavora con noi

• Seguici su  Facebook Twitter

Servizi per i clienti:
Password dimenticata
Controllo e modifica dei propri dati
Verifica degli ordini effettuati

Opportunità per aziende e enti:
Servizi per le biblioteche
Programma di affiliazione (Informazioni generali)
Accesso alla sezione riservata Partnership Programme IBS
Accesso alla sezione riservata TradeDoubler

Concessionaria di pubblicità:


Con la collaborazione di Argento vivo per il settore editoria libraria

Dati audience certificati Audiweb

Ufficio stampa: Daniela Ravanetti


Altri siti del network IBS:
Libraccio.it
MYmovies.it
Wuz.it
Librerie Giunti al Punto
Mel Bookstore
Librerie Ubik


Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.



Copyright © 1998-2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati

Licenza SIAE n. 229/I/05-359.

Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie

 



Funzione di ricerca basata su FACT®Finder di OMIKRON