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Valduga Patrizia - Medicamenta e altri medicamenta |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Ficara, G., L'Indice 1990, n. 3
Se il manierismo fosse una categoria dello spirito - come credevano alcuni Ingegnosi - questi versi della Valduga, in cui "pur si scopa ", sarebbero a oltranza versi spirituali. Ma c'è un tempo in cui lo spirito, nella doppia accezione di spiritoso e spirituale, si nega ai filosofi, non parliamo ai produttori di cobbole giocose e sestine "nere" com'è il caso in esame. La Valduga è "una delle presenze più forti e compiute della nostra ultima poesia": così suggeriva, anzi imboniva la quarta di copertina dell'edizione Guanda (ma chi ne era l'autore: un critico, un poeta, un piazzista?) e così echeggia l'altro attuale commentatore, il Luigi Baldacci. La Valduga fa sua "la crisi di linguaggio della poesia moderna"; nei suoi versi c'è qualcosa che "sopravanza ogni altro fatto contemporaneo". Come dir meglio? Certo, l'ostensione di sé e dei propri capricci sessuali in chiave manieristico-petrosa è un modo come un altro per aggirare le aporie del nostro tempo: volgerti indietro, guardare ai metri gloriosi di un passato preleopardiano - per poi disporli come vivaci mummie nel teatrino contemporaneo - può sembrare, oggi, legittimo e remunerativo. Versi come "cadeva il giorno e cadeva l'amato / in tal mio agguato... ", "Pensatore di donne, mio amatore..." e simili, sono obiettivamente felici; interi sonetti, come "Mi dispero perché non ho parole", sono deliziosi (anche se 'kitsch' nel senso più aperto datogli da Hermann Broch: "un modo semplice e diretto per placare la nostalgia"). Ma se il comico, o l'imitazione del comico, le prendono la mano, la Valduga eccede anche i limiti del 'kitsch' nel senso alto e romantico di "volgersi indietro ": "Dormiva, ps... ps... Cristo santo; senti/come cresce!". Lo stesso cavalier Marino degli epitalami, degli "Amori notturni", di "Venere pronuba", avrebbe alquanto dissimulato nelle pieghe dei tropi 1'eroica Erezione e il suo comico rovescio: "Così mi giaccio, inutil pondo, appresso / a la mia ninfa amata ch'irride il mio stupor rigido e strano... ". Nemica degli eufemismi, delle cautele, degli apogei barocchi, la Valduga ricorre semmai con qualche profitto agli erotici settecenteschi - al Casti, a Domenico Tempio, al Baffo - e alla loro ideologia antagonistica della sessualità e della scrittura. Lì tutto era chiaro. Il sesso era innanzitutto una guerra e una grande coazione, un cimento. Le parole erano acute, rissose, pubbliche. Ma quel tempo è passato e chi volesse resuscitarlo, come Patrizia Valduga, dovrà tener conto del tempo nostro che rende morbidi gli antagonismi e intimo, crepuscolare, irrisorio l'antagonismo sessuale.
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Philus-a-um (07-11-2006) Stavo per affermare che la signora Valduga è pazza; ma Tasso, Campanella e Campana non m'avrebbero lasciato dormire. Sicché m'accontento di sconsigliare questo testo perché insulso, ricercato e privo di bellezza. Tra i temi e le espressioni non vi è nulla che non oda ubriacandomi in osteria. Un punto in più per premiare l'immensa fatica che le saranno costate rime come "cuore-amore", o far cadere l'accento di quarta su un effetto onomatopeico scadente. Distinti saluti a tutti. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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