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Gauchet Marcel - Il disincanto del mondo. Una storia politica della religione |
| La recensione de L'Indice |
 GENTILE, EMILIO, Il culto del littorio, Laterza, 1993
GAUCHET, MARCEL, Il disincanto del mondo, Einaudi, 1992
scheda di Bongiovanni, B., L'Indice 1993, n. 5
Il destino storico delle religioni si è forse compiuto? Marcel Gauchet sembrerebbe pensare di sì. Tale destino, infatti, consiste nell'uscire fuori di sé, nel permeare il mondo, sino a dissolversi in esso. Il cristianesimo, in particolare, è il luogo dove la forza astratta e onnipotente del monoteismo ha piegato e sconfitto i mille concretissimi dèi che pullulavano sul pianeta, e cioè il luogo dove il destino si è compiuto e dove la religione è uscita dalla religione. Ogni teologia, dunque, è una teologia politica: la lunga marcia del cristianesimo è stata la fase terminale e vittoriosa del "religioso". È un fenomeno, questo, che è stato definito "disincantamento" del mondo: proprio così sarebbe stato preferibile tradurre il francese "désenchantement" (invece che "disincanto", anche in ossequio alla weberiana e dinamica "Entzauberung der Welt"). Sullo sfondo, però, oltre a Weber, troviamo soprattutto Tocqueville e la sua irenica volontà di scorgere nel cristianesimo il veicolo della convivenza, atto a placare le passioni scatenate dall'ineluttabile processo della democratizzazione. Il libro di Gentile, invece, con una ricerca sulla sacralizzazione della politica fascista (la "santa milizia", la liturgia, i nuovi templi, i pellegrinaggi, le adunate, il culto del capo) sembrerebbe individuare nei soli totalitarismi il compiuto autonomizzarsi di una religione secolare e istituzionalizzata dello stato. Il totalitarismo, cioè, che usa lo stato per "convertire", e non solo per laicamente governare, parrebbe una deviazione (o uno sbocco originale) del processo del "disincantamento", certo non irenico, ma aggressivo e intollerante. L'eredità della rousseauiana "religione civile" resta enigmatica.
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