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Gobetti Piero - La rivoluzione liberale | "Se restiamo all'angolo visuale della biografia politica che illumina gli scritti di Gobetti, vediamo che il 1924 - e finché un'azione generale sarà possibile, anche il 1925 - è un anno tutto permeato di iniziative unitarie. E' l'anno in cui Piero Gobetti sente il bisogno di comporre in un volume che porta lo stesso titolo della rivista la sua visione politica, raccogliendo e rielaborando gli scritti degli ultimi due anni. Anche qui egli intende creare "un luogo di richiamo e un programma di lavoro intellettuale" ("Se ci chiedono dei simboli, Cattaneo invece di Gioberti, Marx invece di Mazzini"), morale e di azione." (Paolo Spriano) In appendice le Lettere intorno alla Rivoluzione Liberale.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Bongiovanni, B., L'Indice 1995, n. 9
Edizione critica del testo gobettiano, il libro, curato con singolare acribia, riporta le molte varianti di struttura, di giudizio, di forma. Non ne esce tuttavia modificata in modo consistente la sostanza del pensiero dell'autore: che viene anzi confermata nella sua polifonica ricchezza e nella sua "trasversalità". Colpisce sempre la capacità di comprendere il movimento dei consigli prima della clausura nell'involucro leninista, vale a dire come veicolo di una rivoluzione liberistica e insieme operaia. È questo testo, del resto, che ha cominciato a disegnare la vicenda e la leggenda di Gramsci, allievo per Gobetti di Salvemini ed Einaudi, di Mosca e Fortunato, ciò che Togliatti saprà valorizzare sin dal 1948. È qui che nasce inoltre l'antifascismo, inteso come risposta positiva ed etica alle frustate del fascismo, un fenomeno, quest'ultimo, che viene ad assumere un significato quasi provvidenziale. Il fascismo è infatti una "tesi" tirannica che, purché abbia il coraggio di far funzionare quella ghigliottina di cui Gobetti tesse l'elogio, susciterà un'"antitesi" benefica. Solo il fascismo, l'antidemocrazia per eccellenza, saprà così produrre quella democrazia liberale di cui l'Italia ha bisogno. L'introduzione "operaistica" di De Caro del 1964 è stata sostituita, in questa edizione, da una lettura liberalradicale di Flores d'Arcais. Le si confronti. Si misureranno i trent'anni che son passati.
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