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Bernhard Thomas - Correzione

Correzione
Zoom della copertina
TitoloCorrezione
AutoreBernhard Thomas
Prezzo € 18,08
Prezzi in altre valute
Dati1995, 263 p.
TraduttoreAgabio G.
EditoreEinaudi  (collana Supercoralli)

Attualmente non disponibile su IBS
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Descrizione
L'austriaco Roithamer, docente a Cambridge, in anni di febbrili progetti, costruisce per la sorella, l'unica persona da lui amata, un'abitazione a forma di cono in mezzo a un bosco. La risposta al regalo è la morte, il cono (rifugio, mausoleo, simbolo fallico, centro geometrico perfetto dell'esistenza e del pensiero) è destinato a scomparire risucchiato da una lussureggiante natura, eterna nemica. Tipica figura maniacale di Bernhard, Roithamer corregge all'infinito il suo progetto, lo corregge fino all'estrema autocorrezione: il suicidio. "Correzione" si dibatte tra amore e disprezzo, umanità e degrado, ipocrisia e violenza, malattia e morte in un crescendo che porta la follia alle soglie estreme di un'assoluta lucidità.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Gargani, A.G., L'Indice 1995, n. 9

Il significato più eminente dell'opera di Bernhard, che costituisce l'arte segreta della sua scrittura, il suo segno specifico, consiste nella tensione di un esercizio letterario che tende a coincidere con lo sviluppo di un pensiero portato fino ai limiti estremi delle possibilità. È questa la radicalità di Bernhard, che trasmette una narrazione coniugata a un'instancabile c inesorabile intenzionalità cognitiva, rivendicando la dimensione di conoscenza della letteratura contro i cultori dei codici letterari formali, chiusi e refrattari, così come contro le metodologie filosofiche che privano l'arte dei suoi fattori conoscitivi. E tutto questo Bernhard lo fa non a scapito delle ragioni dello stile, ma attraverso la disciplina severa della forma e lo sviluppo per variazioni di una struttura musicale del testo.
A distanza di vent'anni dall'originale ("Korrektur", Suhrkamp, 1975), appare ora "Correzione" in lingua italiana nell'accurata e vigile traduzione di Giovanna Agabio. Contiene i temi essenziali dell'opera di Bernhard, elaborati a un livello di esasperata tensione. Questo testo porta significativamente nell'esergo l'immagine plastica della poetica bernhardiana: "Perché un corpo sia stabile è necessario che abbia almeno tre punti d'appoggio, che non si trovino in linea retta, così Roithamer". Sacrificata ogni ambizione o velleità di riflettere il mondo così com'è in sé, Bernhard realizza l'equilibrio statico della sua scrittura attraverso una dislocazione dell'autorialità (non c'è più l'autore come unità singola, coesa e puntuale) lungo tre poli. Un io scrivente, 'ein schreibendes ich', il quale dà voce a un io narrante ('Erzaehler-ich', 'Beobachfer-ich'), il quale a sua volta riferisce le frasi proferite da un personaggio che costituisce il terzo polo della narrazione. Questa dislocazione, questo raddoppiamento delle distanza ha l'effetto di conferire alla situazione narrativa una stabilità che è l'unica condizione di oggettività sopravvissuta.
Roithamer, il protagonista, nel quale è facilmente riconoscibile la figura di Wittgenstein, ritorna da Cambridge, dove insegna scienze naturali, ad Altensam, Austria, per costruire un cono per la sorella dove lei sarà destinata ad abitare e a essere felice. Attraverso tormentose vicissitudini esistenziali e ossessivi esercizi di pensiero, Roithamer scrive il suo saggio "A proposito di Altensam e di tutto ciò che è connesso a Altensam, con particolare riferimento al cono" nella soffitta di Hoeller, un imbalsamatore di uccelli, con il quale egli condivide una profonda affinità elettiva. Ma una volta che la costruzione del cono è stata portata a termine, la sorella entra nello stato di una malattia mortale, strettamente connessa al compimento della costruzione del cono che in effetti la uccide, così come finisce per uccidere anche il suo autore, Roithamer, il quale dopo la morte della sorella si impicca a un albero nei pressi di una radura.
La figura dell'io narrante investita del compito di ricostruire a ritroso l'intera storia si reca ad Altensam, nella soffitta di Hoeller per mettere ordine fra le carte lasciate da Roithamer. Queste carte riguardano la costruzione del cono, le scienze per progettarlo e tutto il resto che è connesso al sapere, così come viceversa tutto il resto è connesso al sapere (p. 40). Si tratta di un pensiero totale, di un esercizio mentale che deve pensare tutto esaurientemente fino alla dissoluzione dell'oggetto stesso di questa tragedia della riflessione, fino all'idea allucinante del suicidio che è poi il destino dell'Austria, intesa come mente collettiva, l'Austria che è il suicidio (cfr. p. 105). Le scienze naturali, la musica, l'arte della costruzione, le vicende esistenziali si intrecciano in una rete indissolubile di rimandi, affinità, rovesciamenti e contraddizioni ossia nel ciclo intero della vita, nel quale i gesti intellettuali più sottili e sofisticati vengono alla fine messi a confronto con il destino dell'esistenza e della mortalità.
Mentre delinea la progettazione scientifica del cono da parte di Roithamer attraverso una spietata disciplina intellettuale, Bernhard mette in luce il circuito del movimento che tale idea suscita con i tormenti della propria origine e della propria storia (p. 197). Cioè a dire, ogni compito essenziale rinvia l'uomo, che se lo pone, all'antefatto della sua origine e della sua storia.
In questi termini, Bernhard riscopre la funzione indispensabile della narrazione e del mito delle origini che è all'opera in ogni gesto teorico, anche il più astratto e sofisticato. Attraverso questa relazione e questo congiungimento Bernhard realizza la forza del contesto che unisce gli stati, gli atti, gli eventi, le decisioni più diversi e apparentemente irrelati, e attraverso la scrittura narrativa li restituisce al flusso della vita dove diventano il segno di un destino esistenziale unitario.
È nella definizione letteraria di questo ciclo che Bernhard raggiunge in "Correzione" il momento alto e toccante di una spiritualità trasfigurata e di un'atmosfera narrativa tersa e serena. Si tratta della rimemorazione (pp. 97-98) del percorso lungo un sentiero nella valle dell'Aurarch che Roithamer, Hoeller e l'io narrante da ragazzi facevano ogni giorno per andare a scuola. "Solo sul sentiero della scuola il nostro pensiero era diventato il pensiero che pensiamo oggi"; "tutto ciò che è avvenuto in seguito in qualche modo era già avvenuto su questo nostro sentiero della scuola", scrive Bernhard in una delle più belle pagine di questo testo. La natura che i tre personaggi, da ragazzi, avevano percepito lungo il sentiero della scuola, ha costituito il fondamento, dal quale si sono ramificati tutti i pensieri, anche i più complessi, a partire dall'alternanza delle stagioni, del giorno e della notte, del freddo e del caldo, della gioia e dell'inquietudine, di tutto ciò che i tre ragazzi avevano visto accadere giorno per giorno davanti ai loro occhi. "Tutto - scrive Bernhard (p. 96) - era influenzato, se non totalmente determinato, dalle nostre percezioni e osservazioni su quel sentiero della scuola". Tutta questa natura è diventata pensiero.
Ma la funzione del contesto, che appare così centrale in "Correzione", è responsabile anche della tessitura narrativa nella quale risultano coinvolti i personaggi del romanzo. È d'altronde anche responsabile della struttura musicale delle variazioni tematiche del testo, della loro specifica cadenza. Il paradigma del contesto avvolge i personaggi in un sorta di modulazione mimetica di atteggiamenti, progetti, atti e decisioni.
Roithamer non avrebbe costruito il cono se non fosse stato ispirato dalla casa di Hoeller (pp. 68, 69 e 81); d'altronde la casa di Hoeller reca l'impronta permanente del suicidio di Roitharmer, ma il suicidio di Roithamer trova a sua volta il suo mimetismo fondante nel suicidio di una sua insegnante impiccata a un gancio sopra la stufa (pp. 102-3). Nel corso di una strenua ricerca della libertà che viene sopraffatta da una natura che è sempre più forte degli uomini, alla fine non sono le persone come tali a suggestionare e a colpire, bensì la realtà. "È la realtà che sbalordisce e uccide, non l'Altro, così Roithamer (p 241).
Gli instancabili, implacabili esercizi di pensiero ('Denkübungen') finiscono per convertire il pensiero lucido e controllato nella natura che da Bernhard non è concepita come il cosmo ordinato dei Greci, bensì come un immane ammasso, accozzaglia di parti incoerenti e irrelate. D'altronde, come aveva scritto in "Gehen* "la natura è in tutto e per tutto una natura filosofica", cioè sottoposta alle medesime lacerazioni e scissioni del pensiero. Il pensiero-linguaggio non rispecchia, non riflette, non rappresenta la natura, ma diventa natura, cioè discontinuità, dispersione, schizofrenia, paranoia. Avviato lungo un percorso di pensiero coerente e lucido, il personaggio bernhardiano a un certo punto temporale oltrepassa il limite fatale quanto imprevedibile superato il quale è destinato a precipitare nella follia. La perfezione del cono di Roithamer si capovolge nel delirio di un pensiero che non ha saputo o non ha potuto arrestarsi in tempo davanti al proprio limite e che converte la verità in una falsità. Tutto è vero e tutto è falso.
Alla fine del romanzo Roithamer dichiara che era tutto diverso da come lo aveva descritto, di aver scritto soltanto falsificazioni nel suo testo. La correzione degli errori risulta essere alla fine la distruzione stessa del testo. L'uomo si ingaggia in un delirio di correzioni, correzione della correzione della correzione... fino all'ultima correzione che è il 'Selbstmord', cioè il suicidio. Resta nondimeno l'atto della scrittura che in qualche modo redime la follia in cui precipitano i personaggi di Bernhard, come osserva lo scrittore austriaco ad esempio nella conclusione della "Fornace di Calce" (Einaudi, 1984, p . 212) oppure in "Gehen* (Suhrkamp, 1980 p. 26) dove Oehler afferma che "l'arte della riflessione consiste nell'arte di interrompere il pensiero esattamente prima del momento mortale". La scrittura assolve al compito di questo differimento. Così la funzione meta-linguistica o metanarrativa assegnata alla scrittura costituisce per il romanziere austriaco l'unica salvezza. Noi lo consideriamo come il testamento che Bernhard ci ha lasciato.

I vostri commenti
Alessandro Corradi - Feschka feschka@yahoo.com (23-02-2005)
Mi basta dire che secondo me è il 2° miglior romanzo di Bernhard, il 1° è "La fornace" (e ringrazio sentitamente l'editore "di qualità" Einaudi per averlo tolto definitivamente dal catalogo...)
Voto: 5 / 5

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