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Adorno Theodor W. - Beethoven. Filosofia della musica | I primi testi adorniani su Beethoven risalgono al 1934, i primi progetti di un volume sul compositore al 1937, i primi appunti all'anno successivo. Ma, nonostante i buoni propositi, il libro non fu mai portato a termine, anzi non fu mai iniziata nemmeno la stesura vera e propria, probabilmente causa delle difficoltà che l'opera beethoveniana nel suo complesso poneva al filosofo. Il presente volume comprende quindi tutti i prolegomena, gli appunti, le rare parti di testo elaborate. Sono frammenti di un lavoro che pur non condotto a termine, tuttavia accompagnò Adorno per quasi quarant'anni, dalle prime fasi dell'esilio, alla California, alla Guerra e infine al ritorno in Germania.
| La recensione de L'Indice |

"In un significato simile a quello secondo il quale esiste soltanto la filosofia hegeliana, nella storia della musica occidentale esiste soltanto Beethoven". Per convincersi della rilevanza teorica del Beethoven adorniano, basterebbe prendere alla lettera questa iperbolica osservazione, allontanando il sospetto che si tratti di una boutade; al contrario, secondo Adorno, la preminenza delle due figure si stempera nell'identità del loro contenuto di verità: "la musica di Beethoven è la filosofia hegeliana". Gli appunti su Beethoven, in cui i cultori del filosofo di Francoforte troveranno preziosi commenti ai noti passi sul compositore contenuti nella Teoria estetica, si dedicano perlopiù al compito di illustrare e giustificare la precedente analogia. Annotando con costanza i propri pensieri su Beethoven, dal 1934 al 1966, Adorno ha costruito "la cosa stessa" del confronto fra la Logica hegeliana e la musica del compositore "prototipo della borghesia rivoluzionaria". Nella traduzione di questo testo a cura di Rolf Tiedemann, che si aggiunge agli otto ponderosi volumi dei Gesammelte Schriften dedicati agli scritti musicali di Adorno, non dobbiamo quindi scorgere una curiosità filologica riservata ai cultori dell'"adornismo selvaggio", bensì un invito a penetrare il nucleo segreto della sua filosofia e della sua critica musicale. Grazie al fatto che la dialettica negativa si è sottratta all'attualità della battaglia culturale e che l'Adorno musicologo, l'apologeta della musica d'avanguardia, il severo censore dell'ortodossia schönberghiana, è divenuto secondo molti commentatori un reperto d'archivio, siamo ora in grado di comprendere il meccanismo generativo dell'estetica adorniana, che qui troviamo al lavoro nelle riflessioni su Beethoven. Esso consiste in ciò che da sempre sta di fronte agli occhi sia dei suoi ammiratori sia dei sui detrattori, ossia nell'intellettualismo, nel rifiuto di fare dell'arte e della filosofia dei linguaggi separati, delle essenze "monistico-simbolico-intuitive". Come a dire che le categorie fondamentali della filosofia poste da Hegel convergono sull'estetica intesa come filosofia della musica - "forse il concetto più puro e rigoroso di arte deve essere desunto proprio solo dalla musica" -, mentre il processo di autonomizzazione dell'idioma musicale, iniziato con Beethoven, trasforma i problemi tecnici della musica in dilemmi filosofici. Poiché si serviva di "un mezzo non consunto", la musica di Beethoven - composta in un "momento storico in cui la musica e non la poesia converge con la filosofia, almeno in Germania" - esprime sul piano estetico le antinomie della libertà borghese, l'impossibile conciliazione di soggettività autonoma e totalità sociale. In essa coesistono sviluppo dei temi e statiche riprese, armonizzazione tonale e dettagli amorfi, tanto che nel tour de force delle grandi opere beethoveniane il singolo elemento risulta funzionale al tutto e al contempo si annulla nella sua particolarità. L'esito di questa polarizzazione interna del linguaggio musicale e dei suoi contenuti rappresenta l'"enigma" dell'ultimo Beethoven il quale, al fine di preservare sia i motivi aforistici sia i complessi polifonici, "fa dell'impossibilità dell'armonia estetica un contenuto estetico". A noi lettori postmoderni, collocati in una congiuntura artistico-filosofica postdialettica, questa interrogazione a volto scoperto del contenuto filosofico della musica appare come un esito epigonale del processo secondo cui "per il suo odio dell'arte l'opera d'arte si avvicina alla conoscenza" (Jean-Fran&çoi Lyotard). Costretta a reagire al dominio dell'industria culturale tramite la rinuncia all'illusione estetica, l'arte moderna "autentica" prediletta da Adorno abdica all'apparenza sensibile "in favore della conoscenza" (Filosofia della musica moderna). Ma così facendo la "liquidazione dell'arte" occidentale, la sua tendenza all'astrazione e alla concettualità, legittima e sostiene la pertinenza estetica della filosofia dell'arte. L'enigma dello stile tardo di Beethoven, a cui sono rivolte le pagine più belle di questo volume, si confonde con l'enigma dell'estetica adorniana, la quale in una contingenza storica disperata e produttiva ha potuto scambiare l'autodistruzione delle migliori opere d'arte per una promessa di filosoficità. |
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