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Benigni Roberto - E l'alluce fu... Monologhi e gag | Marco Giusti ha scelto e montato dagli spettacoli di Benigni degli ultimi dieci anni il meglio della sua scatenata comicità, quell'inconfondibile misto di allegra ferocia giullaresca, irriverenti provocazioni, estri linguistici, gusto del nonsense, che è arrivato ad una surreale riscrittura della Bibbia. E' la prima volta che Benigni accetta di raccogliere in volume il meglio del suo lavoro teatrale e televisivo, in cui ha dato voce satirica alle rabbie e alle frustrazioni degli italiani, prendendo di mira il lungo crepuscolo della prima repubblica, con la sua fauna di incredibili personaggi.
| La recensione de L'Indice |

recensione di Violi, T., L'Indice 1996, n. 9
Benigni è grande e questo suo piccolo libro fa morire dal ridere. Chiaro che leggere le cose che gli sono venute in mente in tutti questi anni, trascritte da interviste o dichiarazioni sui giornali o prese da apparizioni televisive e monologhi teatrali, non è la stessa cosa che assistere a un suo spettacolo. È vero che Benigni va visto mentre improvvisa e dice tutto quello che gli passa per la testa, ma avere davanti agli occhi tutto un insieme di sue battute e pensieri è comunque sconvolgente. Le cose che gli riescono meglio sono senz'altro le domande primordiali che si fa e alle quali risponde da solo, come quelle sui Sette Vizi Capitali o sulle invenzioni e Dio. Si reinventa così bene la Bibbia che viene fin voglia di andarsela a leggere.
Nell'introduzione ci parla di Socrate, Platone e dei Vangeli, cita l'"Apologia" e il "Critone", ne parla come più avanti parla di spermatozoi o di organi sessuali. Lui cita testi importanti, ma lo fa per divertirci. Prende i suoi pensieri come se fossero chicchi di mais da gettare ai piccioni, e mentre tu t'aspetti che li getti, ecco che se li mette in bocca e li inghiotte. Comincia un discorso serissimo e finisce per dire cose stupide e totalmente surreali, arrivando dove noi non osiamo arrivare. Esplode. E questo ci lascia senza fiato, esterrefatti.
Personalmente lo trovo irresistibile quando si attorciglia su se stesso, con le sue gambe molli a cavatappo e le mani che gli vanno in faccia e gli scivolano via come se fossero unte. Quando dice con la faccia da scemo, con i pomelli rossi, che ha goduto come un maiale. Il maiale me lo vedo proprio, quando lui dice maiale. Me lo vedo mentre si crogiuola nel fango, grugnisce e si rimpinza di ghiande. Benigni ha il dono di rendere le parole visibili, palpabili, odorabili. Quando parla vien fame. Fame di leggere anche quello che dice. E questo libro un po' di fame me l'ha senz'altro tolta.
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