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McCarthy Cormac - Meridiano di sangue | A metà Ottocento, al confine tra Messico e Stati Uniti, una banda di killers professionisti annienta tutto quello che trova sul suo cammino. Un ragazzo del Tennessee, fuggito di casa, si unisce a una banda di cacciatori di scalpi. La banda ha un regolare contratto per sterminare gli Apaches e lascia dietro di sé una scia di sangue che sembra apparire all'orizzonte come un tramonto infuocato. Fino a quando i massacri diventano imbarazzanti per quelli stessi che li avevano commissionati. Trent'anni dopo l'uomo del Tennessee che da ragazzo aveva attraversato il "meridiano di sangue", ritroverà il giudice Holden, uno della banda, chiamato a leggere la sua ultima, definitiva sentenza.
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.55 / 5Fabio Palma (17-03-2009) Prosa così raffinata da stupire. Almeno dieci descrizioni di un tramonto che da sole varrebbero la lettura di un capitolo. L'incontro fra i selvaggi bianchi e i selvaggi rossi, con i cavalli giocattoli loro malgrado. E poi il giudice Holden, che nel deserto legge le SUE tavole della legge, dall'alto di una cultura irraggiungibile ( quindi, la cultura è male? Un potente colto può fare del male più di un delinquente sanguinario qualsiasi? Sembrerebbe di sì...). e il ragazzo? Nè buono, nè cattivo. Cresce. Lo attende un destino diverso...Capolavoro assoluto del Maestro assoluto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto (29-03-2008) Definirlo un capolavoro assoluto è riduttivo.
Qualsiasi definizione è impropria: romanzo che si erge come un colossale monumento, ritto nell'imperscrutabile animo umano che si fa deserto alieno e inarrivabile.
Grandissimo Mc Carthy, da Premio Nobel.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mario69 (11-02-2007) Le capacità di McCarthy sono indiscusse. Il West che ospita le anime pellegrine di questo violentissimo romanzo è un mondo a se stante, immutabile e dominante, a volte sembra veramente di sentire nelle descrizioni risonanze di mondi paralleli tanto alieno è il paesaggio.
I personaggi sono il frutto unico possibile del mondo che li circonda, freddi immutabili ed impassibili dispensatori di morte. Il romanzo perde la tensione che all'inizio è palpabile man mano che le pagine si dipanano e le azioni si ripetono, sempre uguali, sempre violente all'estremo, ad un punto tale da risultare grottesche parodie di morte. Grande scrittore, non grandissimo invece il romanzo, mi è piaciuto molto di più "Non è un paese per vecchi". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Standbyme standbyme@ticino.com (24-01-2006) All’estrema violenza che contraddistingue tutto il romanzo, dalla prima all’ultima pagina, fa da contrappasso una natura splendidamente descritta a volte spietata a volte amica degli uomini. Le crudeltà che tutti i protagonisti manifestano trovano forse giustificazione nel periodo e nei luoghi in cui è ambientato il romanzo che non è certo consigliabile a lettori troppo sensibili. Con un ottima prosa l’autore sa far salire ai massimi vertici la tensione riuscendo a catturare il lettore il quale, pur provando pietà e commiserazione nei confronti dei protagonisti, riesce pure a provare affetto per loro. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (19-12-2003) MERIDIANO DI SANGUE... difficile commentare un libro così...Dico solo che è un'opera che può scatenare dentro di noi strani ed ancestrali malesseri... sulla nostra VERA essenza... sulla nostra VERA natura... Può metterci di fronte al tacito inganno della realtà che viviamo e della quale facciamo parte... per fare un paragone cinematografico, può farci sentire come i personaggi di MATRIX... all'interno di una grande finzione... Ecco, sì, questo libro per me è stato come una piccola finestra, un foro nella parete, una serratura attraverso la quale guardare la VERA realtà... e la lettura è stata così veloce proprio per la volontà di chiudere immediatamente quella finestra (infatti ho già iniziato un rassicurante VUOTO DI LUNA di Connelly...) e tornarmene al mio "software" di vita "normale".... Grazie a chi me lo ha consigliato... tutto quello che mi ha dato questo libro era già dentro di me... e dentro i miei incubi... ma aprire ogni tanto quella finestra è doveroso... è giusto... anche se doloroso...
Romano De Marco
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Faldi faldi@yahoo.com (17-03-2003) Sarebbe un 4 stelle e mezzo, ma vista la assoluta originalità ed anche se il tema è 100% western, gliene dò 5.
E' come un pugno nello stomaco dato da un amico: fa malissimo ma vale la pena prenderlo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marica marica63@yahoo.it (23-04-2002) Un carosello nauseante di atti di violenza inaudita, agghiacciante, incomprensibile; eppure vera.
Una prosa meravigliosa, di una bellezza da urlare...
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto Sacco anubi65@yahoo.it (14-09-2001) Il romanzo di McCarthy si dipana sullo sfondo di una natura grandiosa, selvaggia, intrinsecamente violenta e indifferente alle sorti di una umanità, a sua volta ottusamente crudele. La Morte sembra essere l'unico ordine che governa il Creato, essa pervade un "Far West" annichilito e ripiegato su se stesso, dove la radice del Male e della Violenza sono nella natura stessa delle cose e non c'è alcuna redenzione per gli uomini. Il giudice Holden è un folle dio della guerra, dallo sguardo gelido e straniato, il fucile è un prolungamento artificiale del suo braccio ed il suo unico compagno. Egli è guidato da un "ego" smisurato che sconfina nell'autismo, è l'incarnazione di un individualismo estremo che conduce alla dissoluzione di ogni legame sociale. Dal racconto emerge il ritratto di un West amaro e cepuscolare,dove gli uomini sono atomi in guerra fra loro e credono nella sola maestà dei rapporti di forza. Metafora del mondo attuale. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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