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McCarthy Cormac - Suttree |
Per vivere Suttree pesca pesci gatto nelle acque limacciose del fiume Tennessee. E sul fiume vive, in una baracca galleggiante ai margini della città di Knoxville, fra ratti reali e metaforici. Ci si è trasferito dopo aver abbandonato un'esistenza di privilegi borghesi e pastoie religiose; l'ha fatto per vivere. Ora nel suo nuovo mondo impara ciò che il fiume insegna: che nel tutto in movimento - quel flusso ora grigio, ora bruno, nero, marrone, color peltro, ardesia, inchiostro o carbonio della cloaca maxima - "il colore di questa vita è acqua" e perciò solo "le forme più primitive sopravvivono". Alcune di esse finiscono impigliate nelle sue reti di pescatore e, volente o più spesso nolente, Suttree deve tentare di portarle in secca, magari immergendosi con loro in liquidi a più alta gradazione. Prima fra tutte la forma di uno spassoso troglodita come Harrogate, giovane topo di campagna con una passione contronatura per i cocomeri e una determinazione tanto candida quanto feroce a trasformarsi in ratto di città. A fianco di questo novello Huckleberry Finn e dei suoi guai Suttree impara altri colori dell'infinito scorrere.
9 recensioni presenti. Media Voto: 3.88 / 5barbara (07-02-2010) Eh no, allora un commento lo scrivo, anche perchè altrimenti sembra che sia un libro per soli maschi!!! :)))))
Premetto che è il primo libro di McCarthy che leggo quindi non posso fare paragoni con altri dello stesso autore anche più noti di questo, ma devo dire che l'ho trovato sublime.
Scritto benissimo (mi associo agli elogi alla traduttrice), narra la quotidianità di un uomo dall'umanità straordinaria, la cui intelligenza gli consente di partecipare del dolore dei dannati e degli ultimi senza lasciarsi travolgere da esso, mantenendo sempre una certa distanza, uno sguardo analitico e disincantato sul mondo di desolazione in cui ha scelto di vivere.
Un universo di personaggi che non si dimentica, un protagonista in cui è impossibile non immedesimarsi, troppo santo e troppo peccatore per non assomigliare un po' ad ognuno di noi.
E poi la metafora del fiume, la crudezza delle descrizioni, le battute fulminanti, lo humor che serpeggia qua e là, le pagine visionarie, i lampi di tenerezza, insomma un grande libro.
Mi ricorda le emozioni che ho provato la prima volta che ho letto "Furore", anche se qui la rabbia è sostituita dalla tristezza e dalla malinconia che pervadono un po' tutto il libro.
Da leggere assolutamente! Voto: 5 / 5 |
geko (02-02-2010) Adoro Cormac mcCarthy ma anche io, contrariamente alle mie abitudini, ho interrotto la lettura del libro prima delle 200 pagine. Non so se sia bello o brutto (probabilmente bello ma devo rispettare anche i miei parametri interiori di lettrice incallita e allora do 2. Amo molto Meridiano di sangue e quindi non è l'insostenibilità del tema ad avermi spaventato. Mi è dispiaciuto molto perchè questo libro lo ho atteso con impazienza dopo aver letto tutto il leggibile suo. Grazie a McCarthy ho anche letto Faulkner. Ero preparata... ma questa occasione me la sono persa da sola. Non so, sono perplessa... Che sia diventata improvvisamente una donna? :-) Voto: 2 / 5 |
Brunella (01-02-2010) Sono arrivata a pag. 166 e ho chiuso questo libro per sempre. E' una cosa per me anomala non finire un romanzo in quanto anche se la lettura non mi piace, comunque cerco di arrancare alla fine ma con questo libro non c'è stato verso. Non riesco a comprendere i commenti positivi in quanto è un libro difficile da seguire per come è scritto e anche quando ci sono i dialoghi non sai mai chi è che dice cosa e poi anche la storia in sè è assurda. Ok descrivere la vita di chi vive ai margini della società ma almeno che sia leggibile! Un'altra situazione che mi ha veramente disgustato è il continuo accanimento sugli animali (l'uccisione del maiale poi...). No, no, non ci siamo proprio, questi romanzi non mi piacciono. Probabilmente sono letture per uomini, che per certe situazioni hanno "più pelo sullo stomaco" di noi donne. Infatti le recensioni sono tutte maschili. Bocciato a pieno titolo ma soprattutto sconsigliato alle donne!
Voto: 1 / 5 |
Oscar Grimaldi (20-01-2010) Il libro davvero sembra il frutto di un lungo e sofferto lavoro dove McCarthy sceglie le parole ad una ad una, elevando a volte alcuni passi al livello di POESIA.
Per lo studio attento dei termini mi ha infatti ricordato un altro "artigiano" della parola, Erri De Luca.
Il merito va condiviso con la bravissima traduttrice che secondo me è riuscita a trasmettere tutto ciò
Voto: 4 / 5 |
Basil (16-01-2010) Avevo letto da più parti che questo romanzo è considerato il capolavoro di Cormac McCarthy. Ora, dopo averlo tanto atteso e finalmente letto, posso affermare che è davvero un gran libro ma forse non all'altezza di Meridano di sangue e Non è un paese per vecchi. E' il romanzo più triste di McCarthy, con una galleria di personaggi davvero indimenticabili e un finale malinconico. Per certi aspetti mi ha riportato a certe atmosfere di Mark Twain. Notevole. Complimenti anche alla traduttrice. Voto: 4 / 5 |
paolo paologreco64@yahoo.it (13-01-2010) Quasi un docu-romanzo, una storia della quale sarebbe arduo azzardare una sintesi rispondendo alla domanda "qual è la trama?". In effetti ogni capitolo è una sorta di racconto a sè, come certe strisce di Charlie Brown che, pur collegate alla precedente, possono essere assaporate anche da sole. E' un libro profondamente religioso, Suttree è un profeta moderno cupo e buono, chiuso e altruista, quel Gesù del ventesimo secolo che il vero credente si ostina a cercare nel volto degli uomini che incrocia per strada. Autoesiliatosi da un passato borghese, forse agiato, per espiare chissà quali colpe trascorse, sopravvive ai margini di una città anonima, in una casa-barca su un fiume che fluisce eternamente sotto di lui, e il cui flusso, come quello dell'esistenza, osserva standone fuori, accontentandosi del suo mondo ristretto popolato da cialtroni e falliti, beoni patetici che ricordano la banda sgangherata degli ubriaconi del Vicolo Cannery, suoi discepoli distratti dal sogno di una vita migliore, ma intrappolati nei vicoletti, nei sottoponti e nelle stamberghe della suburbia. C'è tutto il mondo in Suttree, tutto l'uomo: la violenza, l'amore, la malattia, l'amicizia, il tradimento, ma tutto, come quel grande fiume che guarda silenzioso la città, scorre e passa senza quasi lasciare traccia. Non è un romanzo cupo, nè votato al pessimismo come potrebbe sembrare, è quasi un trattato di antropologia, nella sua oggettività esasperata.Mc Carthy del resto non rinuncia allo humor e dissemina la narrazione di battute fulminanti e spesso amare. Descrivendo la folla che esce da un cinema: "...gente che usciva dall'ultimo spettacolo con l'aria piuttosto sconvolta da quello che aveva visto o vedeva". Solo un piccolo dubbio, una perplessità riguardo all'apologia del buffone rissaiolo di periferia: se vivesse in Italia chi sarebbe? Come voterebbe? Voto: 4 / 5 |
salvatore macauda (24-11-2009) E' il secondo libro che leggo di McCarthy dopo quel capolavoro de La strada. Bellissimo anche questo romanzo. Ho solo trovato un pò lenta e poco scorrevole la prima parte (le prime 50 pagine). Dopo non riesci più a staccarti dai personaggi del romanzo. Protagonisti ai margini della società, caratterizzati da una vita difficile fatta di crimini e stenti ma ai quali ti affezioni. Alla fine fai il tifo per loro. Grande romanzo Voto: 5 / 5 |
Giorigo (03-11-2009) Un altro gioiello di Mccarty un altra opera d'arte dal valore inestimabile, dopo aver letto tutti i suoi romanzi questo lo metto sul podio insieme a La strada(il migliore secondo me) e alla trilogia della frontiera, un libro fantastico! Voto: 5 / 5 |
Alex (30-10-2009) Avevo invocato poco tempo fa la traduzione italiana di "Suttree" e puntualmente è arrivata. Grazie Einaudi! Come già asserito nelle altre mie recensioni sui lavori di McCarthy il voto per questa opera non può che essere 5 stelle, ma solo perchè non ce ne sono di più a disposizione. E' il romanzo più lungo e più bello dello scrittore americano, 560 pagine di vita di un miserabile, di un vinto, di un antieroe che vive sul fiume sguazzando nel fango della cosidetta civilità progredita. Eppure, in tutta la desolazione violenta del mondo di McCarthy come d'incanto appaiono squarci di delicatezza, di amore, di speranza e di umanità che restituiscono ai personaggi una dignità superiore. Un testo da divorare in una notte tutto d'un fiato. Voto: 5 / 5 |
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