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Cerami Vincenzo - Fattacci. Il racconto di quattro delitti italiani | Vittime e carnefici, specie quando le prime si rendono inconsapevolmente complici dei secondi, sono entrambe personalità estreme, capaci di gesti estremi. Qualche volta i loro ruoli si scambiano e si sovrappongono. E il crimine comincia a scegliersi una data, un luogo, un'orario preciso. Tutto porta lì, infallibilmente, all'appuntamento finale con il destino. L'autore ricostruisce, con minuzia di dettagli, l'invisibile filo che ha legato vittime e carnefici in quattro clamorosi delitti italiani. Negli occulti moventi di questi fattacci di cronaca nera si intravedono le mitologie stravolte dell'Italia provinciale di ieri e di oggi, con i suoi scoppi di assurdo furore.
| La recensione de L'Indice |

recensione di Merlino, G., L'Indice 1998, n. 6
Giallisti e "neristi" non sono frequenti nella letteratura italiana; i colori nazionali sono piuttosto quelli pastello della cronaca familiare (o i colori "tinello", secondo Arbasino) e, oggi, quelli acrilici e delebili del "pulp" e del "trash".
Vincenzo Cerami nei quattro delitti romani - che vanno grosso modo dal 1970 al 1990 - da lui rimontati e raccontati in "Fattacci", sparge, invece, a piene mani il colore nero e lo spruzza di rosso sangue. Lo sfondo buio come la pece è dato dall'incrocio tra il sottogenere "cronaca nera" e le cupe coloriture attribuite alla pusillanimità, al rancore e alla vendetta. Il giornalismo giudiziario e il conseguente, rituale racconto del crimine appassionarono gli scrittori naturalisti "entre deux siècles" e furono trasferiti in letteratura.
Dalle ""choses vues"" nate dall'irrequieta sensibilità romantica, si passò, allora, ai ""faits divers"": moderni materiali per una erigenda teologia del male. Auspice sempre Victor Hugo, scrittori come Gide, Paulhan, Jouhandeau o Genet, e fino a Michel Foucault, hanno dedicato poi pagine memorabili al racconto della trafila canonica.
Cerami, per parte sua, racconta storie atroci e tristi in cui le premesse contano più degli esiti, Atroce è il primo dei delitti: quello del "canaro", il tosacani che si vendica delle innumerevoli vessazioni subite da un amico, ex pugile, gradasso e violento. La vendetta è accurata, efferata e simbolicamente grandiosa.
Chiuso dapprima, con l'inganno, in un gabbiotto per cani e incatenato, poi, ai ganci che tengono fermi i cani riottosi, l'ex pugile, già sanguinante per un colpo alla testa, viene "tosato" con un tronchese: i pollici, gli alluci, le altre dita, il sesso, i testicoli, la lingua, le orecchie, la punta del naso, tutto quel che sporge dal corpo viene tagliato di netto. Il canaro poi, con le mozzate sporgenze di quel corpo, si adopera per otturare ogni orifizio corporale: la bocca, l'ano e gli occhi che, però, fanno resistenza. Infine, spaccata la testa del cattivo amico, il canaro la riempie di acqua e di shampoo per cani e "lava" il cervello del pugile.
Scomparsi i sacrifici antichi e ricusato il sacrificio cristiano, l'uomo contemporaneo placa i suoi dèi infierendo sul corpo del vicino. I grandi crimini sono crimini rituali. Triste, anzi tristissima è la vicenda dei marchesi Casati Stampa di Soncino, all'altro capo del libro. Il marchese Camillo nobilissimo, ricchissimo e mondano - come scrivevano le cronache rosa di allora -, sposa per irresistibile attrazione la splendida e povera Anna Fallarino. Il ménage va avanti malgrado le disparità di classe, cementato com'è da una segreta perversione. Fin dalla prima notte di nozze, il marchese ha rivelato che il suo piacere sta nell'assistere all'amplesso della moglie Anna con giovani maschi sconosciuti. La conclusione sarà tragica.
Vincenzo Cerami, pasolinianamente, è attento indagatore degli sconvolgimenti prodotti da miti, fantasie e velleità contemporanei, tutti in vendita presso la grande Ditta "Fumi e consumi". Cerami, però, scapola lo scoglio del determinismo assolutorio e, volgendosi misericordioso verso i suoi personaggi, racconta anche l'insondabile banalità del male individuale: il grande rimosso dell'età moderna.
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Media Voto: 3.66 / 5ant lomell@libero.it (01-12-2004) In queste tragedie descritte da Cerami, come movente c'è sempre una profonda timidezza ed emarginazione degli assassini, sembra quasi giustificarli per le loro malefatte e nel mio caso quasi ci riesce, però certe morali per la comunità fanno male! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Marco marco_massimi@libero.it (20-12-2003) Grande libro, una rilettura minuziosa di quattro storie dopo i necessari anni di sedimentazione. Due di queste sono romane, e ne avevo il ricordo. Oggi ne so di più, leggendole col piacere di quando leggo un giallo di fiction.
L'ho consigliato molto in giro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alex (26-07-2002) Carino, va via bene... Buoni articoli tenuti insieme da una rilegatura... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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