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Lucarelli Carlo - L' isola dell'angelo caduto | Gennaio 1925. Mentre il Duce si assume alla Camera la responsabilità del delitto Matteotti, su una sperduta isola italiana, sede di una Colonia penale per delinquenti comuni e prigionieri politici, viene trovato il cadavere di una camicia nera. A indagare su questa morte, e su quelle che seguiranno, è chiamato un giovane commissario senza illusioni, né fascista né antifascista, un piccolo malinconico eroe involontario. Ha una moglie resa folle dalla tristezza, dalla solitudine e dagli influssi malefici che aleggiano sull'isola. Che sembra intanto sprofondare in una sorta di incantesimo sempre più insondabile, tanto che forse, ormai, allontanarsi è dawero impossibile...
| La recensione de L'Indice |

recensioni di De Federicis, L. L'Indice del 1999, n. 07
Chi ha apprezzato la serie storica dei polizieschi di Lucarelli e la figura ambigua del commissario De Luca, poliziotto in crisi alla fine del fascismo, sarà subito attratto da un nuovo caso di "indagine non autorizzata" (vecchio titolo dello stesso Lucarelli) e da una nuova figura di poliziotto tormentato dallo zelo; un commissario triste e senza nome, che fa il suo mestiere in un'isola, immaginaria e senza nome, nel gennaio 1925, proprio mentre Mussolini a Roma perfeziona la presa del potere. Ma, se quel che cerca sono le colpe della politica, avrà una delusione. Lucarelli infatti ha spostato via via il suo interesse dal giallo verso il nero, dal corso ingegnoso dell'indagine alla scena fissa dell'orrore, dal delitto come compendio e metafora storico-sociale alla morte come irrimediabile evento osceno.
Qui, nell' Isola dell'angelo caduto, ha slabbrato con una certa sprezzatura la storicità in (volute o no) inesattezze, e se ne è servito appena per il disegno di un orizzonte dentro il quale render plausibile la presenza dell'isola: colonia penale e posto di confino con disgraziati abitatori, sovversivi e camicie nere, spie e sbirri, forestieri eccentrici e rustiche vite indigene. Tutti vulnerati dall'esistenza; e le donne poi, tutte vittime del sesso o della follia. Il federale con la moglie, il capomanipolo Mazzarino, il finto inglese Santana che pratica culti satanici, il confinato illustre Valenza già anatomopatologo e professore, la spia Zecchino, la serva Martina, il farmacista, la levatrice: c'è fra di loro chi muore e chi uccide.
Quel che trova il lettore, qui non è la ragion di Stato del delitto Matteotti, ma sette delitti sragionati che con straordinarie modalità in breve tempo, cinque giorni soltanto, imprimono sull'isola il sigillo di cupo emblema dell'umana e malata natura. Inoltre può apprezzare, se ne ha il gusto, una riconoscibile intertestualità, una costellazione di stereotipi a cui Lucarelli attinge variandone gli incroci. E incominciando dalla situazione fondamentale, l'isola, luogo canonico di memorabili esperimenti e spaventi, luogo comune del romanzo d'avventura, anche visionaria e mentale.
A tale copiosa tradizione, suggerita dal titolo, Lucarelli associa però la diversa e più familiare tradizione memorialistica dei veri confinati politici, facendoci venire in mente ora Dante e Umberto Eco, ora Amendola e Spinelli. Dagli attriti ricava effetti speciali e con cresciute ambizioni letterarie. Sono evidenti, queste, soprattutto nelle tecniche di scrittura. Quando si tratta di cielo mare vento, la scrittura è dilatata e rallentata e, a forza di aggettivi e paragoni, crea un'innaturale e irrealistica (diabolica? o, peggio, poetica?) animazione della natura. Ma quando il vento, che nella colonia penale dappertutto soffia e fischia, cessa almeno sulla pagina e cede spazio alla rappresentazione dei corpi, allora anche la scrittura cambia e appare mirata a gesti e posture (e peli, umori), a una fisicità esatta e greve che esclude il lirismo. La scrittura di Lucarelli è violenta sui corpi, perché il suo tema è l'uso violento dei corpi. Ecco il fondo del libro. Dentro il citazionismo e dentro gli schemi convenzionali del genere (delitti a catena in una specie di "camera chiusa") Lucarelli lascia scorrere il nastro della paura, traendolo direttamente da uno strato dell'immaginario attuale, là dove stanno sgozzamenti e mutilazioni, trapianti ed espianti.
Qui, nell'isola immaginaria e primigenia, in un paese rupestre di pastori e pescatori, l'apertura dei corpi avviene con la terribile spinta del coltello o a mani nude. La più raccapricciante è nell'autopsia di un assassinato (e il commissario infatti vomita); la più esposta è nell'agonia di un mulo squarciato dalle zanne del cinghiale: ne vediamo le budella che tremano e, chinandoci bene (così fa Mazzarino), il cuore che pulsa affannato finché si ferma. Nel far provare al lettore il dispiacere d'essere un corpo, Lucarelli è bravo e temibile.
Lidia De Federicis
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13 recensioni presenti. Media Voto: 4.07 / 5Andrea (06-07-2009) Io penso che "l'isola dell'angelo caduto" sia il migliore tra quanto ho letto di Lucarelli.
L'autore ci offre un romanzo che è, in parte storico ed in parte "noir"...forse l'unico realmente noir scritto dall'autore e, comunque, il più originale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
massi (13-12-2008) Il miglior libro di Lucarelli. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
m.silvia (29-09-2008) Non so..mi ha lasciato un pò così. Non è male..è molto particolare, certi personaggi sono delineati proprio bene, altri invece sono descritti troppo superficilamente. Anche il finale..un pò forzato secondo me. é il primo libro di lucarelli che leggo ma ..credo che ne comprerò un altro.. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
fabio j. (19-11-2004) Lucarelli resta un ottimo scrittore, ma questo libro mi risulta indigesto. La mentalità fascista dei personaggi ancor di più. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Mary (11-11-2003) Il miglior libro di Carlo Lucarelli. Almost Blue non è un gran ché, in confronto! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Virginia (30-08-2002) Non è un capolavoro, ma è scritto molto bene: La vicenda è emozionante. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Emanuele eterazzi@libero.it (04-08-2002) Non è sempre lineare; in alcuni punti ho impiegato un pò a capire quale fosse il protagonista delle azioni narrate. Il finale comunque chiarisce tutto, ed è sopprattutto un finale a sorpresa.....sembra banale, ma quanti gialli terminano in maniera banale ed ovvia ( e magari rimangono fra i libri più venduti per mesi?). Magistrale il capitolo in cui vengono descritti tutti i tipi di suoni possibili generati dal vento associati a strumenti musicali e la troncatura finale con l'ufficiale impiccato. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
francesca csmuro@supereva.it (08-07-2002) Ha delle belle pagine, indubbiamente. Ma nel complesso il romanzo è un polpettone noioso, poco avvincente, con personaggi mal delineati, a volte persino risibili. Un po' di originalità non guasterebbe, ma Lucarelli non scrive un romanzo originale dai tempi di "Guernica". Insomma, una vera e autentica noia! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Rugiada (23-06-2002) Lucarelli in queste ore di compagnia, con cui mi sono intrattenuta con il suo libro, è stata una conoscenza inaspettata. Non conosco la sua arte narrativa passata ma in questo libro ho conosciuto liricità e realtà tessuti in senso adulto e consapevole. La nostra bestialità perfettamente descritta. Complimenti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Rosanna birosi@hotmail.com (26-09-2001) Un romanzo crudo, vero, tanto realistico da trasportare la mia immaginazione sull'isola maledetta:Il romanzo più coinvolgente e significativo che abbia letto quest'anno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Debora Rossi Astolfi (11-04-2000) Bella l'ambientazione storica quanto l'inquietante atmosfera dell'isola.
Un bel libro che si legge tutto d'un fiato.
Chi ha detto che il giallo italiano non vale niente? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carla Laghi (16-03-2000) Questo libro è bellissimo esprime delle emozioni.
La parte più bella è quando fanno l'amore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paperonero (18-08-1999) Il romanzo (non e' solo un giallo, come d'altronde sono sempre "veri" romanzi tutti i suoi lavori di ambientazione fascista) e', ad oggi, il suo capolavoro, nel senso etomologico del vocabolo. Buona struttura, buono studio della psicologia dei personaggi e, come in tutti i suoi gialli "storici", ambientazione accurata, ironica e realista al tempo stesso. Ottimo, dunque, e consigliabile a chiunque abbia interesse per un periodo del nostro passato che l'autore ha studiato "seriamente" (e si vede!) e che normalmente e' negletto. E' il miglior romanzo della "serie storica", serie nettamente diversa (e nettamente migliore, a mio avviso) dagli altri suoi romanzi (che ho letto, per curiosita' all'inizio, per simpatia per l'autore poi, senza alcun godimento, apprezzandone soltanto l'impegno stilistico di sperimentazione. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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